Nell’anniversario della presentazione del telescopio, riscopriamo il genio di Galileo Galilei.

È il 25 agosto del 1609, Galileo Galilei si trova al cospetto del Senato Veneziano. In mano ha un tubo di legno, dentro il quale ha inserito due lenti. Sta entrando nella storia, presentando uno strumento e un tipo di ricerca che cambieranno per sempre la scienza.
Il telescopio nasce dal cannocchiale
Quello di Galileo fu il primo telescopio rifrattore della storia. Un tubo di legno, dentro il quale erano state inserite due lenti, una concava e una convessa: questo era il cannocchiale, ideato nei Paesi Bassi da un fabbricante di occhiali fiammingo. L’abilità di Galileo non fu tanto quella di potenziare questo strumento aumentando le sue capacità di ingrandimento, quanto l’intuizione di rivolgerlo al cielo. Utilizzando un cannocchiale perfezionato nelle ricerche astronomiche egli non solo ideava per primo il telescopio, ma metteva a punto una precisa tecnica di ricerca scientifica, fondata non più su calcoli astratti quanto sulla diretta osservazione della concreta realtà – in questo caso celeste.

Galileo Galilei
Puntando il cannocchiale al cielo, Galileo riuscì a tirare delle significative conclusioni astronomiche come quelle riguardanti i paesaggi della Luna o i la scoperta dei quattro satelliti di Giove. Ma chi era, Galileo? Nato a Pisa nel 1564, durante i primi studi universitari egli si era appassionato agli studi matematici. Diverse furono le sue scoperte e invenzioni che si susseguono a partire dal 1583: la legge dell’isocronismo del pendolo, la bilancia idrostatica per misurare il peso specifico, i teoremi sul baricentro dei corpi. Nel 1592, a Padova, annunciò poi pubblicamente la sua adesione alla teoria copernicana del sistema eliocentrico. Al 1610 risale la pubblicazione del Sidereus nuncius, nel quale descriveva le osservazioni dedotte dagli studi con il telescopio: le macchie lunari, la Via Lattea, le fasi di Venere e i satelliti di Giove, ribattezzati Astri medicei per onorare il granduca di Toscana. Dopo un ventennio di ricerche, scoperte e di pubblicazioni, nel 1633 venne processato perché colpevole dell’adesione alla teoria copernicana, incompatibile con il cattolicesimo. Il suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo fu incluso nell’Indice dei libri proibiti ed egli accettò di abiurare le proprie idee. Amareggiato e condannato all’isolamento dal mondo, scriverà dedicandosi alla scienza fino al 1642, anno della sua morte.
Galileo e la poesia
Il grande genio di Galileo non si fermò alla scienza: parte del suo interesse fu rivolto anche alla letteratura. Alla rilevanza anche dal punto di vista artistico dei suoi critti, dei suoi saggi e dei suoi Discorsi, bisogna aggiungere infatti annotazioni e osservazioni presenti nei suoi appunti o a margine delle sue letture. Alcuni appunti risalenti ai suoi anni trascorsi a Pisa, ad esempio, ci mostrano che Galileo venne coinvolto dalla polemica del tempo che metteva a confronto la Gerusalemme liberata e l’Orlando Furioso e divideva i sostenitori di Tasso e di Ariosto.
Nell’analisi dello stile e dell’abilità artistica di Galileo, esemplare può essere un passo tratto da una lettera indirizzata al principe Federico Cesi e che accompagnava un regalo: un microscopio, detto occhialino. Nel passo, con una scelta lessicale precisa e accurata e con un particolare uso di diminuitivi e superlativi, Galileo accostava l’idea della piccolezza degli oggetti guardati al microscopio al concetto di grandezza e magnificenza della natura.
“Invio a V. E. un occhialino per vedere da vicino le cose minime, del quale spero che ella sia per prendersi gusto e trattenimento non piccolo, chè così accade a me. Io ho contemplati moltissimi animalucci con infinita ammirazione: tra i quali la pulce è orribilissima, la zanzara e la tignuola son bellissimi; e con gran contento ho veduto come faccino le mosche et altri […] In somma ci è da contemplare infinitamente la grandezza della natura, e quanto sottilmente ella lavora, e con quanta indicibil diligenza.”