Il Superuovo

Come i marines ad Iwo Jima: la propaganda talebana strizza l’occhio allo zio Sam

Come i marines ad Iwo Jima: la propaganda talebana strizza l’occhio allo zio Sam

La presa di Kabul lascia con il fiato sospeso la comunità internazionale, e gli scontri continuano anche attraverso le immagini

Vestiti come soldati americani, intenti a piantare la bandiera del loro movimento: fa discutere la foto, rilasciata sul web dai talebani, che fa il verso alla famosa immagine catturata dal fotografo dell’Associated Press Joe Rosenthal. I marines avevano appena strappato la cima del monte Suribachi dalle mani dei giapponesi.

La conquista di Iwo Jima

L’invasione di Iwo Jima cominciò il 19 febbraio 1945: l’isola rappresentava un importante avamposto per le forze nipponiche, utilizzato per avvistare i bombardieri americani diretti verso il Giappone e dava notevoli problemi  alle forze U.S.A. . Il principale obbiettivo delle truppe statunitensi era la conquista della cima del Suribachi, il monte più alto dell’isola, da cui era possibile osservare tutta Iwo Jima. I marines si trovarono ad affrontare una strenua difesa da parte delle truppe giapponesi, ma la mattina del 23 febbraio, dopo un intenso bombardamento preparatorio, la vetta fu espugnata. Per commemorare l’impresa, il tenente colonnello Chandler Johnson ordinò a due pattuglie di issare una bandiera statunitense sulla sommità del Suribachi. Proprio quello stesso giorno, il fotografo Joe Rosenthal era giunto sull’isola e venuto a conoscenza della missione in corso raggiunse gli uomini incaricati di piantare la bandiera e li accompagnò fino alla vetta del monte. Rosenhtal, forse inconsapevolmente, scatterà quel giorno una delle più iconiche foto del secondo conflitto mondiale, simbolo della campagna del Pacifico.

Talebani a Kabul

Il 15 agosto Kabul è caduta nelle mani dei talebani. La capitale si è arresa senza combattere e i nuovi padroni della regione hanno proclamato l’Emirato Islamico dell’Afghanistan. Mentre migliaia di disperati si affollavano nelle strade, la comunità internazionale non ha potuto fare altro che constatare che vent’anni di impegno nell’area mediorientale hanno portato sostanzialmente ad un nulla di fatto. La vittoria degli studenti coranici rappresenta un fallimento delle politiche perseguite dagli Stati uniti dal 2001, che in Afghanistan hanno bruciato 2.200 miliardi di dollari e perso oltre duemila soldati. Ma oltre al danno arriva anche la beffa. L’ufficio di propaganda talebano ha diffuso in rete un immagine che riprende la scena dell’alzabandiera di Iwo Jima, ma a ruoli inversi. Forze scelte talebane, vestite alla maniera dei marines, issano una bandiera del movimento coranico sulla cima di un monte anonimo. Una foto discutibile, che ha scatenato l’indignazione di una nazione intera, e non solo.

La propaganda come strumento di guerra

È interessante notare quanto una foto possa essere importante per le sorti di un conflitto. Lo scatto originale di Rosenhtal e la pantomima dei talebani presentano un punto di contatto che vale la pena analizzare. Le guerre non si combattono solo sui campi di battaglia, ma anche attraverso la propaganda, e in contesti come questi le immagini assumono significati ed interpretazioni inedite. La foto di Iwo Jima, con la bandiera a stelle e strisce che sventola sul suolo giapponese, rappresentò per le truppe americane un simbolo della potenza degli stati uniti e della vittoria imminente, contribuì a caricare di speranze gli animi di chi ancora era impegnato in combattimento. Allo stesso modo, l’alzabandiera su Kabul, rappresenta per i combattenti islamici la fine dell’occupazione straniera, la vittoria decisiva sul nemico di sempre e l’inizio di un nuovo ordinamento politico. Solo il tempo saprà dirci se la scelta di ritirare i contingenti NATO dall’Afghanistan è stata saggia oppure no.

 

 

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