Nell’era del progresso e delle innovazioni, continua a far discutere il tema del diritto a decidere per la propria vita e per la sua fine.

Il diritto alla vita dovrebbe implicare la possibilità di condurre la propria esistenza in pace e dignità, elementi che hanno condotto alle lotte per l’approvazione del biotestamento e dell’eutanasia legale. Affrontiamo questi argomenti studiando il caso di Dj Fabo.
Biotestamento
Con biotestamento, detto anche testamento biologico, si intende la manifestazione dell’intenzione, da parte di una persona capace di intendere e di volere, di venire sottoposta o meno a certe cure mediche a seguito di eventuali problematiche che possano indurre a necessitare di un sistema artificiale per rimanere in vita. È il caso ad esempio di malattie celebrali o traumi irreversibili. È quindi possibile, in un momento di lucidità, esprimersi in merito ad un ipotetico futuro sostenendo che qualora si verificassero tali fattispecie si acconsente o meno ai conseguenti interventi sanitari. In Italia, la legge sul testamento biologico è la n°219 del 2017, che prevede le c.d. “disposizioni anticipate di trattamento”, le quali pertengono la “manifestazione della volontà del disponente in ordine ai trattamenti terapeutici necessari a mantenerlo in vita in caso di malattia allo stato terminale o di incapacità totale”. Ovviamente, prima di intraprendere un percorso così importante, è necessario essere a conoscenza delle varie sfaccettature che compongono le misure mediche del caso, valutarne gli aspetti negativi e positivi e successivamente esprimersi in merito, contemplando la possibilità sia di definire una rinuncia parziale e rilegata solo ad alcuni trattamenti precisi, sia fare ricorso ad una misura totale. Per compilare il testamento biologico occorre fare riferimento a due requisiti fondamentali: essere maggiorenni e capaci di intendere e di volere. In questo ambito si identifica poi la figura del soggetto fiduciario, il quale incarna il ruolo di tramite tra il medico curante e il soggetto interessato, poiché deve tenere fede alla volontà del paziente considerando al contempo le proposte di cura avanzate dal personale sanitario. Anche in questo caso, tale figura deve essere maggiorenne e capace di intendere e di volere.
Eutanasia legale
Letteralmente, il termine eutanasia significa “morte serena e indolore”, e con esso ci si riferisce alla pratica tramite la quale si pone termine alla vita di coloro che siano affetti da malattie terminali o particolarmente gravi, evitando così un iter medico particolarmente doloroso e garantendo la possibilità di “chiudere gli occhi” in pace. Occorre comunque fare delle distinzioni per categorie: eutanasia attiva (pratica attuata tramite la somministrazione di appositi sostanze, come sedativi, al fine di indurre la morte della persona affetta da una condizione particolarmente grave e irreversibile) eutanasia passiva (differentemente dal primo caso, in questo si fa riferimento all’omissione di somministrazione di determinate cure necessarie per il proseguimento della vita del soggetto, questo è il caso ad esempio dell’azione di “spegnere la macchina necessaria per garantire la respirazione del paziente”) eutanasia volontaria (in questo caso la morte dell’individuo è determinata dalla messa in pratica dell’appello del soggetto interessato) eutanasia non volontaria (questa declinazione fa riferimento alla fattispecie in cui una persona assume la decisione di porre fine alla vita di un soggetto gravemente malato ma consenziente rispetto alla pratica dell’eutanasia) ed eutanasia involontaria (qui invece una terza persona si pronuncia per la morte di colui o colei riversi in condizioni letali senza rispettare la sua volontà). Ad oggi, la legge italiana definisce come penalmente perseguibile chi esegue l’eutanasia attiva e quella volontaria, definendole rispettivamente come omicidio ed omicidio consenziente, ma nelle ultime settimane è stata avviata una campagna di sensibilizzazione molto significativa, la quale si orienta a raccogliere le firme necessarie per un vero e proprio referendum in cui i cittadini vengano chiamati ad esprimere la loro volontà in merito all’introduzione dell’eutanasia legale. Ad oggi, la petizione conta più di 500’000 firme.

La storia di Dj Fabo
La storia di Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, rappresenta un precedente importante nel panorama italiano, il quale sicuramente ha permesso lo sviluppo di un certo tipo di riflessione in merito ai temi del biotestamento e dell’eutanasia legale. Appassionato di musica fin dalla giovane età, Fabio era riuscito a coronare il suo successo diventando un dj professionista, finché una sera un tragico incidente cambiò il suo destino in modo irreversibile, il quale comportò la perdita della vista e delle funzioni motorie, costringendolo a “vivere” i suoi giorni immobile su un letto, un’esistenza ben diversa da quella che aveva sempre sognato e condotto. L’incredibile sofferenza e il senso di impotenza fecero maturare nel giovane uomo una decisione ben precisa, ovvero recarsi in una clinica svizzera nel febbraio del 2017 accompagnato dall’amico Marco Cappato e porre fine alle sue sofferenze. Poiché la giuridstizione italiana non riconosceva una pratica di questo tipo, Marco venne indagato a seguito della sua autodenuncia e l’accusa che si vide indirizzata fu quella relativa all’aiuto al suicidio, che secondo quanto riportato nel codice penale comporta svariati anni di reclusione. Sulle piattaforme social furono molti coloro che mostrarono la loro solidarietà nei confronti di Marco, il quale è stato assolto dalla Corte d’Assise di Milano solo nel dicembre del 2019, con la motivazione di non sussistenza del fatto di aiuto al suicidio. Ad oggi, la vicinanza a temi di questo tipo si mostra più vivida rispetto al passato, sono molti infatti i cittadini italiani che chiedono con convinzione di proseguire il cammino nei confronti della garanzia non solo del diritto alla vita, ma anche a quello di poterla condurre in modo lucido, consapevole e dignitoso, riconoscendo così il diritto a coloro che appaiono affetti da particolari patologie di poter chiudere gli occhi serenamente e liberi da accanimenti.