Il Superuovo

Con “Summertime” ricordiamo gli amori estivi e l’importanza della protezione solare

Con “Summertime” ricordiamo gli amori estivi e l’importanza della protezione solare

“È tempo d’estate” e con questa stagione l’esposizione al sole diventa una vera e propria responsabilità.

Dopo il successo della prima stagione, il 3 Giugno è uscita la seconda stagione di Summertime e con essa abbiamo dato definitivamente il via all’estate e alla nostra voglia di mare. E quando si parla di spiaggia, ma anche in città e montagna, è doveroso fare qualche appunto sulle protezioni solari.

“SUMMERTIME”

Il titolo di questo paragrafo riprende il nome della serie televisiva tutta italiana tra le più viste nell’ultimo mese sulla piattaforma Netflix. Un teen drama ispirato al celebre libro di Federico Moccia “Tre metri sopra il cielo”, diretto da Francesco Lagi e Marta Savina. Sono tornate le avventure estive sulla riviera romagnola di Alessandro (già conosciuto per la sua parte in SKAM ITALIA), Summer e dei loro amici. I due protagonisti dallo stile di vita opposto diventano eterni complici, lei odia l’estate e per questo lavora al posto di riposarsi dopo la chiusura della scuola e lui pilota professionista di moto in fermo momentaneo per un serio incidente. Ale si innamora di Summer e nasce una storia d’amore ma la loro relazione è messa a dura prova dalla distanza e dalla leggerezza della loro età. Questa serie lascia sulla pelle i resti di estati spensierate e leggere, decisamente meglio dei segni del tempo e le scottature causate dal sole.

LE PROTEZIONI SOLARI

Le protezioni solari sono quei prodotti che utilizziamo per proteggerci dagli effetti nocivi che possono essere indotti dalle radiazioni ultraviolette. Dello spettro di emissione solare e delle varie radiazioni emesse prendiamo in considerazione un determinato intervallo, ovvero quello compreso tra 200 e 400 nm. Il range delle UV si divide in tre zone (UVA, UVB e UVC), quindi distinguiamo tre tipi di radiazioni che si differenziano per il contenuto energetico, per la loro lunghezza d’onda e di conseguenza anche per il loro potere penetrante. Gli effetti dannosi degli UV vanno dallo sviluppo dell’eritema, la classica scottatura, alla fotosensibilizzazione, generalmente associata o all’applicazione sulla pelle di sostanze che hanno un’azione fotosensibilizzante o all’assunzione di farmaci, ma anche foto-invecchiamento, accelerando il normale invecchiamento cutaneo, fino a danni più importanti e pericolosi che portano alla formazione di tumori cutanei (melanoma). Ciò che fa la differenza in questi cosmetici è il filtro solare, la sostanza che è quindi in grado di filtrare selettivamente gli UV, distinto in filtro fisico e chimico (più correttamente organico). I filtri impropriamente definiti fisici sono sostanze inorganiche, pigmenti bianchi, come l’ossido di zinco oppure il titanio biossido, che fanno sì che una parte dei raggi venga riflessa e non assorbita. Sono presenti soprattutto nei prodotti per bambini ed hanno lo svantaggio di causare il “whitening effect”, ovvero l’effetto bianco e pastoso tipico delle creme solari. Mentre i filtri chimici sono molecole organiche, divise in diverse classi di sostanze, che grazie alla loro struttura sono in grado di assorbire gli UV sia A che B. Sono in grado di assorbire gli UV passando ad uno stato eccitato ed emettendo parte dell’energia che ha assorbito liberandola in forma attenuata e non è più nociva per la nostra pelle.

SPF 30 O 50?

L’efficacia del prodotto viene valutata tramite il fattore di protezione solare (Sun Protection Factor o SPF) il quale assume un valore numerico. L’SPF indica quante volte può essere aumentato il tempo di esposizione al sole prima di avere una risposta eritematosa. Una protezione 50 dovrebbe portare all’eritema con una dose di esposizione 50 volte più alta rispetto all’esposizione senza crema solare. Lascia quindi passare non più di un 1/50 dei raggi filtrando il 98% degli UVB. Mentre un SPF 30 lascia passare 1/30 e ne blocca il 97%, infatti fattori di protezione superiori a 30 non accrescono significativamente la protezione dalle radiazioni UVB. Per questo i valori di SPF in etichetta non superano il 50+. Il filtro totale non esiste, anche un SPF 100 blocca solo il 99% degli UVB e non il 100%, per questo le case cosmetiche dovrebbero evitare fraintendimenti. Il cosmetico deve garantire un SPF minimo di 6 e proteggere dai raggi UVB quanto da quelli UVA, garantendo un rapporto UVA/UVB di almeno 1/3. L’SPF riguarda solo i raggi UVB, in quanto responsabili dell’eritema, e per questo va precisato che proteggono anche da UVA facendo figurare sulla confezione il pittogramma UVA cerchiato. Quest’ultimi arrivano fino al derma e sono responsabili della degradazione di elastina e collagene provocando il foto-invecchiamento. Tutti questi numeri hanno una validità solo se viene applicata la giusta dose. I sondaggi dicono che in media mettiamo da metà a un quarto della quantità necessaria. Questo significa ridurre drasticamente il fattore di protezione solare. Per garantirci l’efficacia del prodotto è necessario applicare 2 mg/cm2, cioè circa 30 g per tutto il corpo, ogni due ore e sempre dopo il bagno (ma anche se si suda molto). Oltre ai momenti in spiaggia un utilizzo quotidiano delle creme solari giova alla nostra salute e alla nostra bellezza. È importante interrogarsi sull’SPF migliore, se 30 o 50 o 50+, ma prima ricordiamo bene che bisogna utilizzare la quantità adeguata.

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