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Comprendiamo meglio gli OGM: ecco come sarà possibile tracciare gli animali geneticamente modificati

Comprendiamo meglio gli OGM: ecco come sarà possibile tracciare gli animali geneticamente modificati

I ricercatori della McGill University di Montreal hanno utilizzato l’analisi del DNA ambientale per individuare la presenza di animali geneticamente modificati.

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L’acronimo OGM suscita ancora preoccupazione in chi la sente, ma molti non sanno che oggi siamo circondati da piante e animali geneticamente modificati. Uno studio Canadese propone un nuovo metodo per distinguere gli esemplari modificati da quelli “normali”.

COME DISTINGUERLI

Con questo studio è stato dimostrato che con il metodo semplice e soprattutto non invasivo del DNA ambientale si possono rilevare delle tracce di animali geneticamente modificati (GM) da campioni di suolo e fonti acquatiche nei sistemi di invertebrati e vertebrati.  Il DNA ambientale (eDNA) è il DNA estratto da campioni ambientali come suolo, sedimenti, acqua, aria, feci, polvere, questo DNA viene amplificato con tecniche comuni come la PCR per rilevare specifiche specie. Ciò permette di amplificare i marcatori di DNA tassonomicamente informatici inclusi l’rRNA 16S e 18S, la citocromo c ossidasi I (COI) e lo spaziatore trascritto interno (ITS) da tracce di DNA trovate nell’ambiente per il rilevamento. L’analisi dell’eDNA per accertare la presenza di determinati animali è usata da anni, questo metodo oggi risulta poco costoso e affidabile, ma nessuno la utilizza per organismi geneticamente modificati. Ci ha pensato il gruppo di ricerca della McGill University ed ha scoperto che gli animali GM lasciano nell’ambiente i cosiddetti transgeni, ovvero sequenze di DNA isolate o create in laboratorio introdotte artificialmente nell’organismo da modificare. Gli animali GM sono già stati rilasciati in natura e in futuro si continuerà con altri rilasci pianificati, quindi la tecnica dell’eDNA permetterà di risolvere l’esigenza di monitoraggio di questa fauna.

COS’È UN OGM?

Con l’accessibilità in rapida crescita delle tecnologie di modifica del genoma come CRISPR, la prevalenza e la diversità degli animali GM aumenteranno drasticamente. Un organismo geneticamente modificato di fatto è un organismo (diverso dall’essere umano) in cui parte del genoma è stato modificato con l’utilizzo dell’ingegneria genetica, come la tecnologia del DNA ricombinante che permette l’eliminazione o la modifica dei geni. OGM non è sinonimo di transgenesi. Quest’ultimo è un particolare tipo di OGM e prevede infatti l’inserimento, nel corredo genetico di un organismo, di geni provenienti da un secondo organismo di specie diversa. Il farmaco biotecnologico più conosciuto è l’insulina, una volta era estratta dal pancreas dei suini, mentre ora invece è possibile averne di pura e in grande quantità grazie all’utilizzo di batteri GM. Dal 1981 è stata commercializzata l’insulina prodotta da E. coli ingegnerizzati per produrre proteine umane. Un altro esempio è la chimosina, adoperata nel settore caseario per la digestione della caseina presente nel latte, prima prelevata dallo stomaco dei vitelli ed ora prodotta da batteri modificati geneticamente. Questi esempi ci aiutano a capire come la difficile accettazione degli OGM non riguardi tanto il campo medico, quanto più quello vegetale e in particolare piante alimentari. Ciò che faticosamente si comprende è che lo scopo degli OGM in agricoltura è proprio quello di ridurre l’utilizzo di pesticidi e di sostanze chimiche di sintesi (importante specificarlo perché tutto quello che ci circonda è chimica) realmente dannosi per l’uomo e l’ambiente.

SONO DANNOSI PER L’UOMO?

Parlare di DNA e modificazioni genetiche fa paura nell’immaginario collettivo. Molti non sanno che piante (autorizzate e commercializzate) come mais, soia, colza e cotone sono modificate a livello genetico per conferire loro caratteristiche che permettono di “addomesticarle” e migliorarne la resistenza agli insetti (ricorrendo anche a meno pesticidi). In Italia non è consentita la coltivazione a fini commerciali di queste piante ma è possibile la commercializzazione dei loro prodotti. Il nostro Paese è un forte importatore di mangimi OGM, si parla di 4 milioni di tonnellate di soia GM all’anno per il settore zootecnico. Vi è anche l’utilizzo del cotone nel settore tessile invece che ammonta per il 70% a piante OGM. Non sono importati generi alimentari GM destinati direttamente al consumo umano, ma l’impego di questi mangimi per l’allevamento del bestiame fa sì che entrino nella catena alimentare attraverso il consumo di carne animale. Per la comunità scientifica i cibi OGM non espongono l’uomo a rischi maggiori di quanti ne presenti il cibo “normale” o “naturale”. Spesso OGM e natura vengono messe in antitesi. Per millenni l’uomo ha scelto le piante con le caratteristiche più vantaggiose. Alimenti come banane e mais non esistono in natura così come siamo abituati a vederli, sono il risultato della selezione artificiale operata dall’uomo, quindi il discorso “naturale o meno” lascia il tempo che trova.

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