Il Superuovo

La scuola è iniziata: cosa ci motiva ad apprendere? Scopriamolo grazie alla psicologia dell’educazione

La scuola è iniziata: cosa ci motiva ad apprendere? Scopriamolo grazie alla psicologia dell’educazione

La scuola è ricominciata e per altri nove mesi gli studenti dovranno studiare e imparare. Cosa li motiva a farlo? Vediamolo insieme.

La motivazione è stata largamente studiata e approfondita da numerosi studiosi, che hanno tentato di comprendere che cosa ci motiva a fare fatica, a svolgere un compito che non ci piace, banalmente ad alzarci dal letto la mattina. La psicologia dell’educazione, invece, si è specializzata nel cercare di comprendere che cosa ci spinge ad apprendere, la motivazione ad imparare.

Cercasi motivazione

Eccoci di nuovo a settembre. Un’altra estate che finisce. Un altro anno che inizia. Il 31 d’agosto c’è una storia che nasce e un’estate che muore canta Brunori e ormai siamo già nella seconda metà del mese. Niente più giornate calde, le vacanze, il sole fino tardi e, soprattutto, è ricominciata la temutissima scuola. Dopo tre mesi di vacanza gli studenti hanno fatto ritorno tra i banchi, pronti (o quasi) per un altro anno. Cosa li motiva ad andarci? “L’obbligo scolastico”, risponderebbero alcuni. “I genitori”, risponderebbero altri. Allora è forse meglio riformulare la domanda in altro modo. Cosa li motiva ad apprendere?

L’essere umano è portato per natura ad imparare nuove nozioni, ad essere curioso. Secondo l’approccio comportamentista motivazione e apprendimento sono strettamente collegati. La prima spinge l’organismo a raggiungere la sua soddisfazione. Quando questa viene raggiunta essa costituisce il rinforzo che fa in modo che la risposta venga appresa.

Due obiettivi a confronto

Una delle più conosciute teorie in Italia è quella di Carol Dweck, docente e psicologa americana. Nei suoi studi ha individuato due tipi di obiettivi all’apprendimento: obiettivi di padronanza e di prestazione. Ma prima facciamo un passo indietro. In questo caso il termine obiettivo non assume il significato comune, ma si riferisce al perché uno studente si impegna in un compito. L’obiettivo non è, dunque, il fine, ma il percorso.

Ora torniamo alla differenziazione. L’obiettivo di padronanza è proprio degli studenti che vogliono capire come si svolge un compito e come farlo bene. Hanno fiducia in sé stessi e, se si trovano di fronte ad una difficoltà, non demordono, cambiano strategia. Questo tipo di motivazione si ha nel momento in cui si svolgono attività che si ritengono intrinsecamente motivanti e che vengono svolte con piacere. Al contrario, gli studenti con obiettivi di prestazione hanno come fine quello di ottenere valutazioni positive ed evitare quelle negative, non imparare. Ciò causa una minor autostima, legata sempre al giudizio degli altri e a considerare l’errore come un fallimento, non un’occasione di apprendimento. Ovviamente non è tutto bianco o nero, come in tutte le cose si hanno diverse sfumature. Non si hanno solo obiettivi di padronanza o solo di prestazione, ma un insieme di questi. L’importante è tendere sempre al primo tipo di obiettivo.

Affronto o scappo?

Secondo Dweck, dunque, lo studente motivato alla prestazione ricerca le valutazioni positive ed evita quelle negative. Un altro studioso americano, Aranson Elliot, ha, però, visto come non sempre e necessariamente questo tipo di obiettivo si rivela maladattivo. Entrambe gli obiettivi che ha individuato, infatti, sono dettati dall’orientamento di approccio o avvicinamento in quanto tendono alla riuscita nell’attività con un esito positivo. Questa problematicità viene risolta da Elliot con la distinzione tra avvicinamento ed evitamento, dove il primo caratterizza lo studente che vuole mostrare le proprie capacità, mentre il secondo porta all’evitamento della prestazione, non mostrando la propria incapacità.

Fu così creata una nuova distinzione in grado di mettere insieme le due teorie. Obiettivi di padronanza, in cui il focus è sullo sviluppo della competenza in cui l’individuo si confronta solo con sé stesso, non con gli altri. Obiettivi di approccio di prestazione, volti a raggiungere un livello di competenza in relazione agli altri. Questi sono entrambe adattivi, portano all’apprendimento. Obiettivi di evitamento alla prestazione, quando viene evitata l’incompetenza in rapporto con gli altri. Successivamente è stato aggiunto anche un altro tipo di obiettivo disadattivo, come quest’ultimo: di evitamento della padronanza. Si verifica quando l’individuo non è più in grado di svolgere un’attività che prima sapeva fare bene perché sono cambiate alcune sue caratteristiche e quindi la evita.

Abbiamo, dunque, visto che per affrontare al meglio la scuola, ma anche la vita, è necessario essere guidati da obiettivi di avvicinamento, che ci spingono a metterci in gioco. Ancora meglio di padronanza, in modo da confrontarci solo con noi stessi e dare il meglio. Detto ciò, buon inizio!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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