Il Superuovo

Commedie che si toccano a distanza di tempo. Plauto, Molière ed Enrico Guarneri ne “L’Avaro”

Commedie che si toccano a distanza di tempo. Plauto, Molière ed Enrico Guarneri ne “L’Avaro”

Ogni artista non è un unicum, questo deve tanto a quelli minori che non hanno superato l’iniziazione e ai modelli antichi. Enrico Guarneri sui passi di Plauto e Molière.

Nella Roma di più di due millenni fa, Plauto, uno dei più grandi geni comici latini, fissava la commedia di carattereMolière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, è stato un commediografo e attore teatrale francese della Parigi del XVII secolo. Enrico Guarneri, in arte Litterio Scalisi, nostro contemporaneo siciliano, anche se è stato definito l’attore più pirandelliano, quando si traveste nei panni di comico lo fa anche alla maniera dei due modelli succitati.

Alla maniera di

Fra le tante cose che hai fatto, cosa ti ha dato più soddisfazione?

“Innegabilmente Insieme. Sotto l’aspetto teatrale credo, invece, di fare un grande “Paraninfo” e un grande “Avaro”. Mi cimento sia nella commedia brillante in lingua e commedia comica grottesca in siciliano”.   

Questa è stata la risposta di Enrico Guarneri ad una delle sue tante interviste. Coadiuvato dall’ottima spalla di Salvo La Rosa, è nel salotto di “Insieme”, chiamato dall’ artista “Nzèmmula“, dove Enrico si è fuso con Litterio. Ma se è vero come è vero che il Guarneri si rifà a Molière, è pur vero che il suo modello indiretto è Plauto. Qui abbiamo presentato e qui racconteremo della figura costante dell’avaro calato in tre generazioni assai lontane e assai diverse.

L’avaro di Plauto

Nell’Aulularia (“La commedia della pentola”) il protagonista è il vecchio Euclione, l’avaro per antonomasia, che trova una piccola pentola o aulula in latino (da qui il nome della commedia), piena d’oro, sotterrata, per avarizia, dal suo nonno, e vive nella paura ossessiva che gli venga sottratta e per tale ragione scorge dappertutto minacce e raccomanda alla sua serva Stafila di fare buona guardia.

“E già adesso che mi sforzo di nascondere a tutti il mio segreto sembra che tutti lo conoscano, e tutti mi salutano più cortesemente di quanto non mi salutassero prima.”

Gliela ruba in effetti, facendolo piombare nella disperazione, il servo di un giovane innamorato della figlia del vecchio, promessa invece in moglie dal padre a un vicino vecchio ma benestante, Megadoro, disposto a prenderla senza dote. Anche se Plauto è il primo autore latino di cui conserviamo opere intere, proprio questa commedia è mutilata del finale, ma siamo certi che la restituzione del tesoro consentirà al giovane di sposare la ragazza. Gli schemi e i personaggi ricorrenti e convenzionali sono quelli della commedia nuova greca (ricordiamo infatti che la cultura ellenistica influenza proprio in questo periodo molto quella latina; “Satura quidem tota nostra est” dirà Quintiliano, a testimonianza che l’unica innovazione di genere latino è la satira): l’adulescens innamorato di una donna, ostacolato nel suo amore, aiutato dal servus callidus (astuto), che tesse la trama con espedienti che raggirano e truffano l’antagonista, il senes severo e avaro, insieme con l’immancabile lieto fine. L’Aulularia è stata definita come prototipo della “commedia di carattere”, perché incentrata sulla delineazione di un tipo psicologico; dalla rappresentazione iperbolica di un difetto del personaggio che appare vivo, reale e credibile, perché appartiene a tutti gli uomini (l’avarizia, il sospetto e la paura della povertà), scaturisce la deformazione comica, che fa ridere, eccome se fa ridere. Caratteristica della commedia plautina è la rottura dell’illusione scenica: Euclione nel suo monologo implora gli spettatori perché lo aiutino a ritrovare la pentola che contiene il suo tesoro. Seppur la materia sia l’imitazione della vita quotidiana, il sermo familiaris di Plauto è fatto di una lingua e di uno stile rarefatti.

L’avaro di Molière

“Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «… te lo impresto»”.

Il discendente di Euclione è Arpagone, Harpagon in francese ne L’Avare di Molière, che con l’Aulularia plautina presentano analogie e differenze.

Analogie: Molière è rimasto fedele alle apostrofi rivolte al pubblico, alla centralità del protagonista grottesco, visto come cavallo di battaglia, e al genere della “commedia dell’equivoco”: mentre il giovane confessa il suo amore per la figlia del vecchio, questo crede che stia ammettendo di aver rubato il tesoro.

Differenze: L’artista francese ha esasperato ulteriormente la comicità di certe scene e di certi personaggi, Arpagone non è solo spilorcio, è anche e soprattutto un usuraio e il suo tesoro è destinato a moltiplicarsi grazie agli interessi estorti. L’Euclione moderno è figlio della sua società mercantilista e capitalista. Molière ha presentato una trama più ampia e complessa dedicata all’intreccio amoroso (la tecnica dell’intreccio vivrà ulteriori sviluppi con Terenzio, commediografo contemporaneo a Plauto, e si affermerà nella commedia rinascimentale e moderna); anche se va ricordato che l’opera di Plauto non ci è pervenuta per intero, gli amori di Molière sono due, tanti quanti i matrimoni del lieto fine. Il tema del contrasto generazionale è più marcato in altre opere di Plauto ma non nell’Aulularia, qui Molière  inserisce l’episodio del padre rivale in amore del figlio. L’oggetto amoroso, la figlia, in Plauto resta sempre dietro le quinte, con Molière entra per la prima volta in scena. Va sottolineata però una considerazione critica: nel teatro latino gli attori erano esigui, sempre uomini con maschere da donna, Molière non aveva nessuno di questi limiti.

L’avaro di Enrico Guarneri

Il carismatico Enrico Guarneri interpreta il topos epico della tirchieria, uno dei sette peccati capitali immortale come l’amore, riscritto da Antonello Capodici. L’avaro di per sé non lo soddisfa più, l’Arpagone moderno non è più quello di 500 anni fa e i suoi strumenti non sono gli stessi. La rivisitazione del personaggio sembra più tipicamente verghiana, perché il vecchio è avaro di sentimenti, di valori, della roba; anche l’idioma è quello siculo. Ma si ride, eccome se si ride, grazie alle tecniche tipiche di Plauto e poi di Molière: crescendo di gag, ‘calembours’, situazioni fisiche e ‘non-sens’, inneschi che scaturiscono dalla trama classica. Enrico Guarneri adattandosi ai ritmi diventa straripante e ‘fisico’ ed esce vincitore dal confronto con i grandi filoni narrativi.

 

 

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