Come reagisce il nostro corpo alla disidratazione e alle insolazioni? Ce lo racconta il nàufrago di García Márquez

Lunghi giorni in mezzo al mare, con poche risorse e senza potersi difendere dal sole, mettono a dura prova il nostro corpo e la nostra mente, lasciando cicatrici indelebili.

La pagina riportata è tratta dal giornale nazionale colombiano El Espectador. Attraverso un racconto di 14 puntate, Gabriel García Márquez riporta la storia vera del naufragio di un marinaio della marina colombiana e della sua lunga lotta per la sopravvivenza. Il mare è una forza della natura difficile da domare, che da sempre ha rappresentato una delle più grandi sfide per l’uomo. Senza punti di riferimento, in balia delle onde e con il sole cocente che picchia in testa, anche il più coraggioso degli animi comincia a vacillare.

Relato de un nàufrago de Gabriel García Márquez

Nel 1955 Gabriel García Márquez (premio Nobel per letteratura del 1982) pubblica la intervista a Luis Alejandro Velasco, che si trovò ad affrontare 10 giorni alla deriva nel mare per un naufragio. Il 28 febbraio la nave della marina su cui stava viaggiando, diretta in Colombia, viene ribaltata da un onda e rovescia in mare tutto il suo carico. L’unico a sopravvivere è Luis Alejandro Velasco e da questo momento in poi inizierà il suo calvario.

Recupera una scialuppa di fortuna e aiutandosi con remi improvvisati cerca di remare per una rotta sconosciuta, sperando di raggiungere terra o di essere individuato dai soccorsi. Con sé ha poco o nulla, delle cartoline e delle scarpe che proverà a mangiare per attenuare i morsi della fame. Gli squali gli fanno la corte, tutti i pomeriggi sorvegliano la sua zattera e aspettano il suo cedimento. Il suo corpo è al limite, dopo estenuanti ore sotto il sole cocente e senza cibo e né acqua. La morte diventa quasi una prospettiva attraente, dolce e amara allo stesso tempo.

anche quando l’onda ti solleva forte
e ti toglie dal tuo pensare
e ti spazza via come foglia al vento
che vien voglia di lasciarsi andare
giù leggero nel suo abbraccio forte
ma è così cattiva poi la morte
è così cattiva poi la morte

(“Pescatore”, canzone di P. Bertoli)

L’abile penna di Garcìa Màrquez svela la sofferenza e la solitudine di quei 10 lunghi giorni. L’unica compagnia di Luis era l’allucinazione del fantasma di un altro marinaio che cercava di incoraggiarlo. Al decimo giorno, stremato, Luis intravede la costa colombiana e con un ultimo gesto disperato nuota per raggiungerla. Qui viene raccolto e curato da un medico locale e la sua storia venduta ai giornali. Accolto come eroe nazionale, la sua immagine venne usata per spot pubblicitari e propaganda elettorale della dittatura colombiana. Facendo luce sulla vicenda, emerse però la responsabilità del governo, che screditò pubblicamente Luis e fece chiudere il giornale. Luis fu presto dimenticato e visse in precarie condizioni economiche il resto della sua vita.

L’inizio della lotta per la vita: mantenere il bilancio idrico

Partiamo dalla disidratazione. Siamo composti da 60% di acqua, distribuita dentro le nostre cellule (intracellulare) e nei nostri liquidi corporei, come il sangue, la linfa, il liquido interstiziale (extracellulare). Continuamente vi è un perdita di liquido attraverso principalmente la sudorazione, la diuresi e la respirazione polmonare. Il bilancio idrico si mantiene attraverso l’assunzione di liquidi o cibi contenenti H2O. Se il volume di acqua scende troppo, l’organismo cerca di compensare con l’aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) per spingere più velocemente una ridotta quantità di sangue e le urine vengono concentrate il più possibile. Le labbra e la pelle si seccano. Il calo del volume sanguigno porta una ridotta vascolarizzazione dei tessuti (con anche vasocostrizione), appaiono quindi crampi muscolari e allucinazioni.

Ma allora perché non si può bere l’acqua di mare? L’acqua di mare è salata e aumenterebbe troppo la concentrazione del nostro sangue. Il sodio disciolto nel sangue è il principale responsabile della pressione osmotica, quando aumenta la sua concentrazione le cellule e i tessuti cedono acqua al sangue per smorzarne la salinità. Il volume di sangue aumenta e i reni provano ad eliminarlo, espellendo più acqua di quella bevuta per eliminare lo stesso quantitativo di sodio. La disidratazione così peggiora.

Le altre minacce e le conseguenze permanenti

Consideriamo gli effetti dei raggi solari. Il sole che senza sosta batte sulla nostra pelle, già secca per la disidratazione e il vento, provoca delle pesanti usioni. Può scottare anche le congiuntive, compromettendo la vista. I raggi UV rompono i capillari, portando a infiammazioni. L’eccessivo calore altera i meccanismi di termoregolazione e l’organismo non riesce ad abbassare la temperatura interna. Con l‘insolazione invade un senso di spossatezza, vertigini, forti mal di testa, fino ad arrivare ad allucinazioni e coma.

Gli effetti psicologici non sono trascurabili. Sono traumi veri e propri, con tanto di disturbo post traumatico da stress, che il cervello rivive attraverso incubi e flashbacks. Insorgono disturbi di ansia, depressione, paura di relazionarsi con gli altri, incapacità di prendere decisioni. Nel soccorrere un naufrago è fondamentale prima stabilizzare i parametri vitali e poi dedicarsi alla sua mente devastata. Anche perché il trauma della traversata si aggiunge alle motivazioni spesso dure che hanno spinto ad imbarcarsi e al disagio di inserirsi nella terra straniera in cui si naufraga.

Luis Alejandro Velasco ha vissuto una esperienza che lo ha segnato per tutta la vita. Probabilmente è stato aiutato dal periodo dell’anno in cui è avvenuto il naufragio (fine febbraio), in cui i raggi del sole sono meno forti. Probabilmente è stato aiutato dal non essere ammassato in mezzo ad altri corpi, ognuno con le sue sofferenze e i suoi bisogni. Probabilmente se fosse stato stipato nella stiva di un gommone con i fumi tossici del carburante addosso, se fosse stato un bambino, un anziano o una donna incinta, purtroppo potrebbe non avercela fatta.

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