Come può affrontare il virus l’Italia? Restando unita! Leopardi ci spiega perché

L’esperienza dell’Italia, che resta unita come invitava a fare Leopardi, rende oggi il nostro Paese essenziale per il resto del mondo.

Dopo l’iniziale ironia con cui all’estero è stata vista la scelta da parte dell’Italia di chiudere il Paese, quello Italiano sta piano piano diventando il modello seguito dai Paesi europei e non raggiunti dal Coronavirus.

L’Italia “da zimbello a modello”: parla l’OMS

Nel corso di una conferenza stampa, il direttore per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Hans Kluge ha ringraziato l’Italia per la trasparenza nel condividere i dati relativi al Coronavirus, affrontato e studiato con serietà fin dal primo allarme. I dati raccolti sono oggi essenziali per l’Europa e per il resto del mondo, in tutti i Paesi raggiunti dal virus, ormai caratterizzato come una pandemia. Dorit Nitzan, coordinatrice delle emergenze sanitarie dell’OMS, ha affermato:

In Italia il Covid-19 è stato come un incendio, c’è stata una finestra molto breve nel passaggio tra pochi casi e una diffusione ampia, e tutto è stato fatto nel modo giusto. Ora altri paesi stanno prendendo esempio sulle misure da prendere.

Nonostante le inevitabili difficoltà iniziali, l’Italia si è mossa piuttosto rapidamente. Oggi è il modello a cui si guarda per comprendere le giuste misure da impiegare, e per quanto sembri difficile scorgere la luce della fine di questo brutto tunnel nel quale si trovano gli Italiani e il resto del mondo, è certamente rassicurante sapere che gli esperti si stanno impegnando al massimo, impiegando tutte le forze necessarie. Meno rassicurante è, purtroppo, la risposta di parte dei cittadini: migliaia sono ogni giorno le sanzioni nei confronti di chi ignora le disposizioni per evitare il contagio. È di fondamentale importanza mantenere un forte senso civico e ricercare la forza dell’unità nel rispetto verso il prossimo. Solo con il giusto rigore e con i giusti sacrifici non saranno vanificati tutti gli sforzi di medici e studiosi.

L’Italia che lotta, si sacrifica e spera. Andrà tutto bene, se restiamo uniti.

“All’Italia”: l’invito di Leopardi a reagire

“All’Italia” è una canzone di Giacomo Leopardi, composta nel settembre del 1818. In sette strofe, di venti versi ciascuna, l’Italia è descritta come una donna ricca di bellezza e di moralità, ma che nonostante questo appare, per la situazione storica e politica dell’epoca di composizione del testo, piuttosto sofferente.

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi.
Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna!
Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.

Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.

[…]”

L’Italia, nata per essere superiore agli altri popoli, secondo Leopardi, nel momento in cui scrive, ha tutte le ragioni per piangere nascondendo il volto tra le ginocchia. Il momento storico è quello della Restaurazione, che segue il Congresso di Vienna (concluso nel 1815). L’Italia è politicamente sottomessa alle potenze straniere, occorre aspettare qualche decennio per l’Unità. Il nazionalismo che emerge dal componimento di Leopardi, un canto fortemente patriottico, ha secondo la critica una forte impronta autobiografica. La sofferenza dell’Italia, che prescinde dalla sua bellezza e dalla sua moralità, sembra riflettere l’immagine del poeta, infelice nella sua condizione esistenziale.

Il tema della decadenza dell’Italia è affiancato a quello della gloria dell’antica Grecia, e l’invito di Leopardi è quello di reagire: i giovani, troppo spesso impegnati in “guerre straniere”, dovrebbero lottare di più per la propria patria.

Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.

Né ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?            

A che pugna in quei campi
L’Itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.

Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui,
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.      

[…]”

Uniti, dal divano: si può!

L’Italia è stata ed è ancora oggi culla di civiltà, di arte e di cultura. Ma quanti sono gli Italiani che ne prendono atto? Spesso sembra di essere uniti solo quando gioca la Nazionale di calcio. Un evento tragico come la pandemia di coronavirus ci pone davanti alla necessità di restaurare quel senso di unità che anche ai suoi tempi Leopardi desiderava. Il poeta invitava a reagire, e ad essere uniti. A concentrarsi sulle proprie lotte e ad evitare quelle straniere. Pochi decenni dopo la stesura di “All’Italia” si è lottato con le armi per raggiungere l’Unità. Oggi la battaglia che ci si pone davanti va affrontata stando comodi sul divano, non uscendo da casa per un po’. Fattibile, no? Restiamo uniti. Forza Italia!

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