Come l’Inferno XVIII di Dante è diventato realtà a Gubbio: un pranzo finito nella merda

Come la notizia del pranzo di Gubbio ci ricorda il canto di Inferno XVIII.

Cos’hanno in comune il XVIII canto dell’Inferno e un disastroso pranzo a Gubbio finito in malora? La merda. Scopriamo insieme cosa succede ai ruffiani nell’Inferno dantesco e come evitare di fare la loro fine.

Gubbio e il pranzo disastroso

In queste ore tutti i social sono invasi dalla notizia dell’ “Apocalisse di Gubbio”, la storia, per i più simpatica, per chi si è ritrovato protagonista della vicenda, meno, di un pranzo finito nella merda.

Come riportato da numerose testate (ad esempio. https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/10/21/gubbio-mangiano-i-tonni-auto-pescati-crudi-e-si-sentono-male-al-ristorante-scene-apocalittiche-gente-svenuta-vomito-e-dissenteria-ce-chi-per-correre-a-casa-ha-fatto-un-incidente/6846259/) un pranzo a base di pesce non abbattuto avrebbe causato vari malesseri ai commensali, una comitiva di circa 40 pescatori, che si sarebbe ritrovata a dover, nei casi “migliori”, a chiedere aiuto al 118, nei “peggiori” (n.d.a. per quanto in questa faccenda il di migliore e peggiore sia estremamente soggettivo) a dover espletare i propri bisogni in pubblico.

Superfluo dire quanto questa notizia abbia suscitato ilarità nel web, che, tra audio diffusi, foto condivise, e meme, non ha perso tempo a rendere la vicenda motivo di ilarità.

 

Inferno XVIII

“Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso

vidi gente attuffata in uno sterco

che da li uman privadi parea mosso

 

No, non è la descrizione poetica dei fatti di cui sopra, sono i vv. 112-114 del XVIII canto dell’Inferno dantesco.

Dove ci troviamo? Siamo nelle Malebolge, nella prima, in cui si trovano ruffiani e seduttori, tra cui Giasone, i dannati, procedendo su due file parallele, nudi, vengono percossi dai demoni cornuti con una frusta; nella seconda Bolgia, invece, troviamo gli adulatori, che dentro un fossato, infestato dalla muffa, si lamentano, picchiandosi, e contorcendosi nello sterco. 

Tra gli adulatori, Dante riconosce Alessio Interminelli, o Interminei, come dice Dante, di cui abbiamo pochissime notizie (sappiamo però che fu Guelfo Bianco) e che Dante non riconobbe subito per il suo pietoso stato, tanto da non riuscire a riconoscere chiaramente se avesse o meno la tonsura tanto aveva il capo coperto di sterco.

Sarà lo stesso Interminelli a spiegare a Dante la ragione della sua pena, cioè l’immersione in ciò di cui la sua lingua non fu mai abbastanza sazia.

 

Qua giù m’ hanno sommerso le lusinghe

ond’io non ebbi mai la lingua stucca

 

COME EVITARE TUTTO QUESTO? Ce lo dice Anna Capelli

Alla luce di quanto avvenuto, la domanda sorge spontanea: ne è valsa davvero la pena? La risposta, semplicemente, è no. Consumare pesce crudo, soprattutto quando si tratta di grandi predatori come il tonno, è davvero molto rischioso. Questo perché i grandi predatori accumulano tutto ciò che corre lungo la catena trofica: questo significa che se una sua preda di piccole dimensioni si è alimentata di un mollusco contaminato, allora l’infezione si porterà fino al tonno. Al di là della situazione certamente assurda, e per gli esterni alla vicenda anche piuttosto divertente, tutto questo si poteva tranquillamente evitare. Consumare prodotti ittici crudi in linea generale comporta un rischio che, tuttavia, può essere evitato con la semplice procedura dell’abbattitura. Questo processo, prevede di porre il prodotto ittico a una temperatura di circa  -20°C per un tempo minimo di 24 ore. In questo modo, la maggior parte dei patogeni (dai parassiti ad altri microrganismi) vengono eliminati, di modo tale che il consumo del prodotto risulti essere sicuro. Un’altra fase che risulta essere molto importante, è quella che riguarda le procedure da eseguire sul pescato: nel caso dei tonni, è necessario eseguire il dissanguamento e l’eviscerazione con strumenti che siano assolutamente puliti. Durante questa fase, la rimozione dei visceri deve essere eseguita in modo impeccabile, di modo tale che i batteri intestinali non entrino in contatto con le carni. Allo stesso modo, per evitare ulteriori contaminazioni, il personale, il piano di lavoro e l’acqua utilizzata per i lavaggi, devono rispettare delle specifiche norme in materia d’igiene. Queste procedure, per quanto lunghe e minuziose, devono essere sempre e comunque eseguite, anche perché i patogeni in mare sono davvero molto abbondanti. Tra i microrganismi responsabili di fenomeni di dissenteria, si ricordano i batteri che appartengono al genere Vibrio e Aeromonas, che risultano essere molto numerosi in ambiente acquatico. In poche parole, è sempre necessario ricordarsi che un prodotto definito come fresco non è detto che sia sicuro. Ma soprattutto,se decidete di consumare prodotti ittici non abbattuti, ricordatevi la carta igienica

 

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