La serie televisiva Mad Men, pur avendo come tema centrale quello della pubblicità, ci mostra come si sia evoluto il ruolo della donna negli anni Sessanta, analizzando vari tipi di caratteri in vari tipi di personaggi femminili. Le sfaccettature di queste donne ci portano a una riflessione sulla considerazione sociale del genere femminile nei ruggenti anni Sessanta statunitensi.

Il seguente articolo può contenere alcuni SPOILER per la serie.

I protagonisti della serie: da sinistra Roger Sterling (John Slattery), Peggy Olson (Elisabeth Moss), Donald Draper (Jon Hamm), Joan Holloway (Christina Hendricks) e Peter Campbell (Vincent Kartheiser). (Fonte: diez.md)

Gli anni Sessanta: la donna al centro della vita domestica

Negli Stati Uniti degli anni Sessanta si assiste al cosiddetto Baby Boom, un incremento delle nascite che ha poi vissuto quel periodo di crescita economica, frutto delle politiche di risanamento di Roosevelt dopo la Seconda Guerra Mondiale. Come ci mostra appunto la serie, la pubblicità assume un ruolo molto importante a quei tempi, coadiuvata dall’incremento delle attività commerciali già parzialmente liberalizzate dall’impronta liberista dei governi dell’epoca. Innumerevoli sono i prodotti che entrano nei mercati per essere venduti, tra questi soprattutto di uso domestico. Le agenzia pubblicitarie, quindi, fanno leva sul ritorno all’ideale matrimoniale e familiare, in virtù anche del brutto ricordo della Guerra, mostrando agli americani un modello di famiglia ancora particolarmente patriarcale, in cui l’uomo è il lavoratore che porta il pane a casa e la donna investe il ruolo della ‘protettrice delle mura domestiche’, si occupa della spesa, di portare a scuola i bambini e di badare a loro. Cominciano, quindi, a riemergere le ideologie femministe le quali caratterizzano il periodo definendolo ‘Seconda ondata femminista’. Figure come Betty Friedan, scrittrice e autrice del bestseller del 1963 La mistica della femminilità, nel quale critica aspramente il modello della donna proposto dai media perché ‘limiterebbe’ le sue potenzialità condannandola a uno schiavismo maschile. Lo stesso John F. Kennedy, che si candida per le presidenziali in quegli anni, fa dei diritti delle donne una delle componenti fondamentali per la sua campagna elettorale, cosa che poi concretizza una volta eletto, riservando alle donne alcuni incarichi amministrativi.

Alcuni esempi di pubblicità americane degli anni Sessanta. A sinistra, un uomo ‘sculaccia’ la moglie per non aver comprato il miglior caffè. A destra, un uomo consola la moglie che ha bruciato la cena, dicendole che almeno non ha bruciato la birra. (Fonte: dissapore.com)

Mad Men e l’affermazione di una superiorità femminile 

Nella serie creata da Matthew Weiner, nonostante la protagonista sembri essere la pubblicità, essa non è altro che il pretesto per raccontare il passato statunitense degli anni Sessanta. Al centro delle vicende vediamo il protagonista, Donald Draper, condurre una vita lavorativa eccellente, merito del suo talento, e una vita privata dedita alla famiglia ma anche all’alcol, al sesso extraconiugale e alle immancabili sigarette. Ciò che però risalta agli occhi in maniera crescente è la quantità di segretarie che circondano gli agenti pubblicitari. Le donne sono relegate a svolgere lavori a macchina di trascrizione, rispondere alle chiamate e rigirare le stesse ai loro capi e, non meno importante, a sopportare le continue avances di uomini, anche sposati, che si credono talmente superiori da potersi permettere ciò che oggi chiameremmo ‘molestie sul lavoro’. A rappresentare il lato femminile vi sono numerosi personaggi dotati di caratteri particolari e diversificati: Joan Holloway (interpretata da Christina Hendricks), è la prorompente e sexy segretaria del capo dell’agenzia, desiderata dalla maggior parte degli uomini ma molto esigente nei loro confronti. Il personaggio ha avuto un ottimo riscontro da parte della critica poiché, pur riscontrando uno stereotipo di genere della donna sexy, Joan si ritaglia la propria indipendenza in un mondo fortemente maschilista. Usa gli uomini ammaliandoli e credendo di realizzare i loro desideri, illudendoli della loro infima superiorità, per poi affermare la propria convinzione di essere superiore a loro. Il personaggio di Joan rappresenta la rivincita delle donne dal punto di vista della fisicità femminile.

Joan Holloway interpretata da Christina Hendricks. (Fonte: thechicpsy.com)

Mad Men e l’affermazione intellettuale femminile

Spostandoci ad analizzare gli altri personaggi femminili, saltano all’occhio i personaggi di Peggy Olson e di Rachel Menken. La prima arriva nell’agenzia come nuova segretaria, come se stesse uscendo per la prima volta da casa a vedere il mondo per come è realmente. Peggy scopre quanto il mondo lavorativo negli anni Sessanta pregiudichi le potenzialità delle donne, riducendole a semplici oggetti di desiderio sessuale o di scherno da parte degli ‘uomini superiori’. Consigliata dall’esperta Joan, Peggy matura fino a dimostrare ai capi dell’agenzia la propria intelligenza e creatività per una pubblicità di rossetti. Da lì in poi Peggy si fa notare non come una semplice segretaria ma come una potenziale collega, facendosi promuovere da Don come junior accounter. Rachel Menken si rivolge all’agenzia per pubblicizzare la sua boutique di vestiti e accessori, ereditata da suo nonno e gestita completamente da lei. È uno dei primi esempi lampanti di una donna imprenditrice che ha in mano un’attività commerciale. Incontra il protagonista Don e ne rimane infatuata, ma comprende che non vuole essere usata come una semplice amante, affermando la propria volontà di non lasciarsi coinvolgere dall’uomo. Esse quindi rappresentano quella parte del mondo femminile che si è fatta strada tra il maschilismo dirompente degli anni Sessanta con la propria intelligenza e fiuto per gli affari.

Donald Draper, interpretato da Jon Hamm, e Rachel Menken, interpretata da Maggie Siff. (Fonte: pinterest.com)

Mad Men ci offre un affascinante spaccato degli anni Sessanta, mostrando come il genere femminile cominci ad affermare la propria indipendenza e capacità su più fronti, nuotando contro una immaginaria e potente marea intrisa di maschilismo e univoca superiorità di genere, sia fisica che intellettuale.

Luca Vetrugno

 

 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.