Come gli hobbit divennero pellegrini: viaggio tra le fonti storiche di Tolkien

Cosa hanno in comune dei pellegrini medievali con i personaggi dell’epica tolkeniana? All’apparenza nulla ma a un secondo sguardo si possono scoprire molte affascinanti similitudini.

“Il viaggio dei Magi” di Sassetta (ca. 1433-1435)
(The Metropolitan Museum of Art)

Lo scrittore inglese J. R. R. Tolkien,  noto per aver scritto “Il Signore degli Anelli”, si ispirò per molti aspetti alla realtà storica del Medioevo, suo ambito di studi prediletto, e fu forse proprio questo a garantirne l’immediato e duraturo successo non solo sul piano cartaceo ma anche cinematografico, divenendo parte integrante del cosiddetto Medieval Revival.  Ma non sono solo le battaglie epiche a essere influenzate da questo studio del passato, bensì anche i dettagli più quotidiani e frugali dell’avventura e, soprattutto, del viaggio.

I preparativi del viaggio

La trama del romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1955, è ben nota a tutti: un gruppo composto da varie razze, la Compagnia dell’Anello, fra cui spiccano gli ‘hobbit’, esseri umani in tutto e per tutto tranne che per l’altezza ridotta, deve viaggiare sino alla terra di Mordor per poter gettare l’Anello del Potere dentro il vulcano chiamato Monte Fato e distruggerlo, in modo che il malvagio signore di quelle terre, Sauron, non possa impadronirsi del potere al suo interno. Si nota subito come il cuore pulsante dell’opera sia il viaggio che il gruppo dovrà intraprendere per portare a termine la missione, ma mentre i diversi membri della Compagnia col procedere della storia prenderanno delle decisioni che li abbandoneranno dalla loro quête, due hobbit, Frodo e Sam, giungeranno sino in fondo, e la scelta di usare questi due personaggi non è certo casuale. I due hobbit infatti rappresentano il pellegrino medievale in viaggio, fra mille difficoltà, verso la sua meta finale, ossia Gerusalemme

Sam e Frodo, in una scena del film diretto da Peter Jackson

Perché non partire

Ma come si può giungere a questa conclusione? Basta osservare i vari indizi sparsi da Tolkien stesso e le molte analogie fra le tappe del viaggio dei due e quello che i fedeli medievaleli intraprendevano verso la città santa. Infatti nella società medievale l’idea del viaggio è sempre stata molto diversa da quella che si ha oggi, ossia di una visita di piacere o di istruzione verso varie città o luoghi naturali di grande interesse. Nel medioevo il viaggio era una necessità, un obbligo che in pochi sceglievano o erano costretti ad addossarsi per poter svolgere il proprio lavoro. Stiamo parlando dei mercanti, che traevano fortune commerciando beni di città in città e mai restando troppo fermi in un singolo posto, per quanto grande questo poteva essere, poiché traevano come unico guadagno l’esportazione di materiali, soprattutto stoffe, (e di un altro bene di diversa natura, le informazioni) e degli ambasciatori al servizio delle varie corti. Si possono annoverare infine i grandi artisti, chiamati dai signori di città lontane o partiti di propria volontà in cerca di fortuna, ma il loro numero, rispetto alle altre due categorie, è estremamente ridotto. Per tutto il resto della popolazione il viaggio era visto come un’azione rischiosa poiché tutto il mondo, all’infuori delle loro città, era un posto sconosciuto e pieno di pericoli, basti pensare agli animali che infestavano le foreste e le vie di campagna o a un male ben peggiore, ossia i banditi, che attendevano solo che qualche malcapitato passasse dalle loro parti, e le frequenti guerre non aiutavano a generare un clima tranquillo. Sam e Frodo divengono quindi la metafora del tipico popolano medievale, che vive al sicuro nella sua città e non guarda all’infuori della sua patria, chiamata simbolicamente ShireContea.

Gli hobbit in viaggio, in un’illustrazione di Alan Lee

Perché partire

Ma cos’è che trasformava un cittadino normale in un pellegrino? Semplicemente il desiderio di liberarsi dai propri peccati dirigendosi verso Gerusalemme. Infatti per chi giungeva nella città santa un lieto premio lo attendeva: l’indulgenza, ossia la remissione dai peccati commessi fino a quel momento, che nel caso della visita a Gerusalemme era definita indulgenza plenaria (di tutti i peccati, per differenziarla dalla parziale, che scontava solo una parte delle pene). Per remissione dei peccati non si intende il perdono di Dio, già ottenibile con la semplice Confessione, bensì la totale scomparsa del peccato, che altrimenti si sarebbe dovuto scontare in Purgatorio. Si intuisce che il premio era allettante, e infatti in molti nel corso dei secoli (e tutt’oggi) intrapresero il santo viaggio abbandonando il luogo sicuro della città, ma anche famiglia e amici, alla ricerca di una ‘seconda occasione’. Come si ricollega ciò ai piccoli hobbit? L’anello diventa il simbolo del peccato, di una pena che deve essere rimossa, un fardello che solo chi ha sbagliato può portare con sé, e infatti Frodo non darà mai l’Anello a nessun altro, per quanto pesante esso diventerà. E in questa ottica il Monte Fato, nella terra di Mordor, diviene Gerusalemme, l’unico luogo in tutto il mondo in cui si ci può liberare dal peccato, situata in terra nemica poiché la città è quasi sempre stata in mano musulmana.

In viaggio

Come si svolgeva un pellegrinaggio? Il pellegrino, partito dalla sua città, si dirigeva solitamente fino alla più importante città portuale per imbarcarsi e giungere nei porti vicini a Gerusalemme, ossia quelli di Giaffa o di Gaza, all’epoca tra i più importanti centri commerciali del medio oriente, e solo dopo un ‘tour mistico’ per le varie zone legate ai fatti biblici sarebbe giunto nella città santa. Per quanto riguarda i porti occidentali invece un ruolo di primo piano svolgeva Venezia, la quale grazie al suo grande prestigio internazionale e alla sua forte economia, nonché ai buoni rapporti con i musulmani era simbolo di garanzia e di una connessione continua con il resto del mondo, ma anche altri porti italiani offrivano ottimi servizi, come Genova o Brindisi. Il viaggio in mare, per quanto possa sembrare un momento di pausa dagli scoramenti del continuo camminare, in realtà era forse il momento più temuto dal pellegrino, sia per la paura primordiale del mare, che con le sue tempeste improvvise era in grado di affondare e far morire centinaia di persone in pochi minuti, sia per la paura più immanente di subire i soprusi dei capitani delle navi, che spesso si rivelavano dei tiranni in grado di abbandonare a metà strada chiunque non pagasse somme aggiuntive. I pellegrini solitamente partivano soli o in compagnia di amici, e solo in un secondo momento si aggregavano ad altri per poter viaggiare con più comodità in grandi gruppi in modo da poter condividere le spese necessarie, fra cui risaltano medicine per possibili malattie contraibili nel corso del viaggio e interpreti: questi, chiamati turcimanni, potevano essere un’altra grande minaccia per i pellegrini poiché potevano non avere scrupoli a vendere i propri clienti ad altri musulmani, ma per lo più svolgevano il proprio lavoro con diligenza, anche perché quasi sempre erano in realtà cristiani convertitisi all’islamismo. E proprio quest’ultimo aspetto è uno dei più interessanti per la nostra analisi. Basti osservare la figura di Gollum, che per la maggior parte del viaggio accompagna Sam e Frodo nel loro viaggio verso Mordor: questi in realtà non è altro che un hobbit, corrotto dal potere dell’Anello e reietto della propria razza.

La fine del viaggio

Non tutti i pellegrini tornavano dal loro viaggio. Alcuni morivano per malattie, altri venivano rapiti e venduti come schiavi, altri ancora affondavano nel viaggio di ritorno, ma chi tornava tornava diverso, nel corpo e nell’anima, e chi ne era in grado sentiva di dover trascrivere le sue emozioni e le sue esperienze per trasmetterle a chi non aveva avuto la fortuna di partire. Nascono così i tantissimi diari dei pellegrini, oggi giunti a noi come testimonianza delle emozioni di persone vissute quasi mille anni or sono, ma che all’epoca ebbero vastissima diffusione anche come guide turistiche per chi voleva partire per l’impresa, inserendo informazioni che oggi definiamo storiografiche. E come un pellegrino tornava dal suo viaggio e si dava alla scrittura del suo resoconto, anche Frodo, tornato salvo (e purificato) dal suo viaggio, scriverà le sue memorie sul Libro Rosso, lasciandoci, oltre che la sua memoria, anche l’eredità, passata in sordina, di secoli di esperienze riesumate dalla grande mente di Tolkien e rielaborate in una chiave di lettura che ancora oggi fa emozionare milioni di lettori per il mondo.

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