Il Superuovo

Come funziona l’interpretazione? Ce lo spiegano White e Le Iene con “un anno di covid”

Come funziona l’interpretazione? Ce lo spiegano White e Le Iene con “un anno di covid”

Capire qualcosa significa allontanarmi da quello che voglio capire. Strano? Non per White e per Le Iene. 

Può sembrare che una cosa la vedo meglio quando ne sono vicino. È vero, ma se voglio capirla allora l’unico modo è allontanarmene e vederla da lontano. Questo è quello che ci insegna Hayden White studiando le interpretazioni storiche, e lo vediamo anche in uno speciale di un programma famoso: Le Iene. 

Le Iene prendono le distanze

Recentemente Le Iene, famoso programma televisivo, hanno trasmesso “un anno di covid”, uno speciale che fa un resoconto di come è stata gestita la pandemia fino a questo momento. È infatti passato quasi un anno da quando si è sentita per la prima volta la parola Covid, e si può iniziare a creare una visione complessiva. Ciò che inizialmente appariva come confuso può ora prendere una forma e un senso. Cosa che è possibile però solamente perché ci stiamo allontanando da quell’evento che vogliamo capire. Dal titolo “un anno di covid” capiamo già come l’evento è stato circoscritto all’anno 2020, un periodo concluso che ora, dal 2021, può essere analizzato. Si crea una distanza ed è lei che ci permette di voltarci indietro a guardare. 

 

 

 

White e il ponte della storia 

Cosa che appare però strana, perché sembra che una cosa la vediamo meglio quando le siamo vicini o quando la viviamo. E infatti la vediamo meglio, ma vedere non significa capire. E questo ce lo fa notare il filosofo contemporaneo Hayden White quando parla delle interpretazioni storiche. Lui si occupa proprio della storia studiata sui libri, che è costituita dal creare un ponte tra presente e passato. La metafora del ponte indica proprio la distanza, che non solo è inevitabile ma è necessaria. Capiamo meglio con un esempio: prendiamo la storia romana. Quando andiamo indietro di due millenni la distanza è grande e quello che vediamo è sempre meno. Alcune rovine e non molti altri documenti rimangono dell’epoca romana, tuttavia noi li possiamo prendere per quanto pochi e dargli un senso e capirli. 

Sapere di più non significa capire meglio 

Il lavoro degli archeologi consiste nel, scavando tra le rovine, cercare altri elementi che completino la nostra visione, altri fatti che possiamo aggiungere alla nostra storia. Ciò ci fa pensare che più fatti abbiamo, più reperti troviamo, meglio capiamo un determinato periodo. Ma pensiamoci un attimo, avviciniamoci nel tempo e saliamo dall’epoca romana sempre più verso nostri giorni. I reperti e le testimonianze che abbiamo a disposizione riguardo le epoche storiche sono sempre più completi mano a mano che ci avvisiamo ad oggi. Della prima guerra mondiale abbiamo anche dei filmati ad esempio. Continuiamo a salire e arriviamo fino ad oggi alla pandemia. Arriviamo addirittura fino a ieri: gli elementi a disposizione diventano infiniti. Impossibile dare un ordine e un senso a un qualcosa di infinito. Insomma noi stiamo vivendo il Covid che sappiamo essere un evento storico. Lo viviamo in prima persona, ma non possiamo capirlo. Per capirlo serve una distanza, che significa anche avere meno elementi a disposizione. 

C’è un paradosso che richiede equilibrio 

C’è una sorta di paradosso: da un lato ci servono degli elementi per costruire una storia e per capire qualcosa, dall’altro una infinità di elementi rendono impossibile farlo. Serve un equilibrio. Le iene ci fanno vedere proprio questo. Vogliono raccontare il Covid cercando di dargli un senso, ma per farlo devono prenderne le distanze. Devono circoscriverlo ad un determinato periodo e scegliere gli elementi da considerare. Questo significa dare un senso. Possono magari arrivare a raccontarlo fino a ieri, ma è impossibile che arrivino fino ad oggi, quando la distanza si annulla. Oggi magari sappiamo il bollettino dei contagi, ma solo tra mesi potremo sapere se oggi era stato il giorno peggiore, migliore o nessuno dei due. Solo tra mesi potremo dare un senso, in tema di covid, a questo giorno. 

L’interpretazione e la distanza 

La distanza si rivela essere indispensabile. Non qualcosa che offusca, ma che permette una visione complessiva. Ciò vale per tutto quello che ha a che fare con l’interpretazione. Anche questo articolo è il risultato della mia interpretazione di un testo di Hayden White e di una puntata di Le Iene. Voi nel leggere questo testo lo state a vostra volta interpretando. Tutto nel segno della distanza.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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