La serie Netflix si propone come un manuale per ottenere il potere attraverso stratagemmi e crimini. I principali contrattualisti non sarebbero stati d’accordo.

“How to become a tyrant” ci racconta, in modo satirico, l’ascesa di alcuni dei tiranni più famosi della storia. Gli episodi lasciano spazio alla riflessione su come la visione della dittatura sia cambiata da Hobbes, Rousseau e Kant ad oggi.
I 6 step per il potere
La docuserie targata Netflix, in sei episodi ripercorre le gesta e soprattutto gli stratagemmi di Adolf Hitler, Saddam Hussein, Idi Amin Dada, Josif Stalin, Mu’Ammar Gheddafi e della dinastia Kim. Ciò che viene fuori è un prodotto satirico che rende leggero un argomento di per sé pesante. Il messaggio che manda la serie tv è l’idea che tutti i dittatori seguano gli stessi step per conquistare il potere, riassunti nei titoli delle puntate:“Conquista il potere”, “Annienta gli avversari”, “Domina con la paura”, “Manipola la verità”, “Fonda una nuova società”, “Governa per sempre”.Senza troppe sorprese riusciamo a capire come è concepita la dittatura nel 21° secolo: ovviamente, è un regime assoluto non democratico, condannato sia per i mezzi che utilizza, sia per la privazione delle libertà personali degli individui e a cui la popolazione si ritrova sottomessa senza il proprio consenso.

La dittatura come spiraglio di salvezza
A partire dal 600 invece, tra i principali contrattualisti, l’idea che andava per la maggiore era appunto la tirannide come un metodo legittimo per esercitare il potere statale. In Hobbes addirittura si legge il dissenso nel attribuire l’aggettivo “tirannico” al sovrano in quanto, dice il filosofo inglese, esso altro non è che un giudizio insensato in merito alla monarchia. Empiricamente, per Hobbes, non ci sarebbe differenza quindi tra l’uso legittimo ed illegittimo del potere. Per altro, stringere un patto di sottomissione al Leviatano, il sovrano assoluto, sarebbe l’unico modo per uscire dalla stato di natura hobbesiano, cioè una condizione di violenza, di tutti contro tutti, che mina l’auto-conservazione degli uomini, portandoli a preferire la creazione di uno stato.

La giustizia nella tirannia
In Rousseau troviamo l’idea della Volontà Generale: la volontà del singolo riconosce e accetta come propria e all’unanimità la volontà del sovrano. Si arriva così a sancire l’impossibilità che la Volontà Generale, anche se tirannica, sia ingiusta. Non si ha altra via quindi che obbedire al sovrano. Anche l’illuminato Kant con la sua etica del dovere, ci presenta l’idea che la volontà generale non può ritenersi mai ingiusta:premesso che nessuno agirebbe mai contro se stesso, la Volontà Generale difende gli interessi pubblici, formati dall’unione della volontà popolare e dunque anche dalla propria volontà e dai propri interessi. È dunque, ancora una volta, irragionevole non obbedire. Tuttavia per Kant vi è uno spazio di manovra dove è possibile, attraverso la libertà d’espressione, criticare l’operato dello stato che, agendo nell’interesse pubblico, non ha motivo per non ascoltare consigli.
La realtà di oggi
Per fortuna quasi tutti i dittatori sono stati deposti (tra i paesi citati dalla serie, solo la Corea del Nord è ancora un regime). Guardando “how to become a Tyrant” si percepisce quanto è facile che una democrazia crolli e si deformi in un sistema dittatoriale. Certo non ci si aspetta un’analisi dettagliata dei risvolti storico-politici delle tirannie, ma Netflix ha prodotto una serie fresca e simpatica che lascia, perlomeno, un velo di curiosità e consapevolezza nello spettatore. Oggigiorno mentre gli spiriti politici si stanno sempre più polarizzando è importante essere consapevoli dei rischi della tirannide e a cosa si può andare incontro. Sebbene i contrattualisti del passato vedessero la tirannia come un metodo legittimo, la storia ha dimostrato che la democrazia è il sistema migliore per garantire la libertà e di questi tempi, tra guerre e proteste per difendere i diritti inalienabili, è bene ricordarlo.
