Come combattere la depressione? Questi filosofi ci aiuteranno a sconfiggerla

Nascosta tra gli anfratti della nostra vita, in attesa di farci sprofondare nell’autocommiserazione, la tristezza è il nemico più difficile da abbattere.

Attraverso la riscoperta di quattro filosofi, individueremo dei concetti fondamentali per abbattere la tristezza insita in noi e poter riacquistare la felicità perduta.

Il Non Ancora

Il tempo è sempre stato una grande fonte di preoccupazione. Il passato è un’ombra terribile, pronta a mostrarci gli errori che abbiamo commesso. Il futuro invece, non è che una strada interrotta da un brusco burrone, che si dirige celere verso l’abisso della morte. Tuttavia, possiamo scegliere di guardare il futuro in modo diverso. Per Lèvinas, Esso è il massimo simbolo della nostra libertà. Il futuro per lui è come l’orizzonte: un qualcosa che sfugge alla vista; destinato a non avvicinarsi mai a noi, e tuttavia ad ispirarci sogni di grandezza. Il futuro ci offre in dono la libertà, il pas encore, il non ancora. La morte è certa, e tuttavia il futuro ci garantisce un margine, seppur piccolo, per fare della nostra vita un inno leggendario alla gioia e alla bontà.

L’imperatore che voleva amare il mondo

Marco Aurelio, celebre imperatore Romano, è anche uno dei più grandi esponenti dello stoicismo. Nonostante le continue guerre e calamità che affliggevano l’impero Romano durante la sua carica, Marco Aurelio ha sempre ricercato la pace interiore e la bontà. Infatti lo stoicismo divide il mondo in due parti fondamentali: la parte, seppur piccola, dove possiamo agire e influenzare il mondo, e tutto ciò che sfugge al nostro controllo. Per gli stoici bisogna accettare che ogni nostra azione sfuggirà in un modo o nell’altro al nostro controllo, perché il mondo è imprevedibile. Eppure, è nostro dovere ricercare la bontà tra gli uomini, perché siamo tutti fratelli, fallaci, imperfetti, ma per questo unici.

Nasciamo uomini, diventiamo eroi di noi stessi!

Cosa dice il filosofo all’uomo triste? Bè, muoviti!

Per Aristotele, la felicità non deriva dalla stagnazione, ma dal continuo movimento. Solo esercitando le nostre virtù continuamente, troveremo la felicità. Infatti essa, non è da ricercare nella solitudine e nelle cose che ci circondano, ma nella socialità e nella virtù. L’uomo è virtuoso perché è sociale. L’etica non può esistere senza un gruppo di uomini che interagiscano tra loro. Il coraggio, la pietà e la bontà sussistono solo in compagnia di altri individui; ed è il continuo esercizio di queste virtù a permettere la felicità. In altre parole, l’azione è l’essenza della vita!

Guida a “come sfidare i mulini a vento ed essere felici”

Garzoni che diventano cavalieri, lavandaie che diventano principesse e rospi che mutano in uomini; cosa hanno in comune? La fantasia!

Quando il mondo diventa insopportabile, e le pressioni del dovere diventano gli unici stimoli ad andare avanti, la fantasia accorre in nostro aiuto. Tuttavia, quest’aiuto impone un forte legame in grado di influenzare le nostre vite. Per Gianbattista Vico, la fantasia impone un’influenza reciproca. Infatti, essa è basata sul mondo materiale nei concetti espressi, e tuttavia a sua volta è in grado di influenzare la nostra percezione del reale e il nostro essere.

Cosí, se in una situazione difficile, ai limiti del sopportabile, penseremo a cavalieri fatati o a principesse guerriere, forse saranno essi a mostrarci il cammino per andare avanti e ottenere un giorno, la pace.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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