Il Superuovo

Cos’è l’intelligenza? Ecco le varie teorie moderne che la definiscono ed i test per rilevarla

Cos’è l’intelligenza? Ecco le varie teorie moderne che la definiscono ed i test per rilevarla

Odiernamente, la realtà in cui si vive è ancora scindibile e classificabile in “intelligenti e stolti”? Si può definire o misurare l’intelligenza di un individuo? Gifted – Il dono del talento fa crollare ogni ovvietà e preconcetto.

Anno 2017: la commedia drammatica sopracitata, opera di Marc Webb (rinomato produttore statunitense), irrompe, all’interno del panorama cinematografico, enfatizzando una questione poco ‘accreditata’ negli ultimi tempi. Chris Evans, Mckenna Grace, Jenny Slate non mettono in scena unicamente un complesso di controversie familiari, tragedie ed ‘emozioni strappa lacrime’, ma hanno mostrato di avere tatto e un’immensa sensibilità nel trattare il tema centrale: cosa comporta essere intelligenti o essere definiti in quanto tali? 

Entro il contesto quotidiano, è come se l’interesse nei confronti dell’apparire intelligenti, colti, una spanna al di sopra della moltitudine fosse calato: non si è più costantemente oppressi e obbligati nel sostenere una sorta di ‘corsa a tappe’ per la conquista di specifici target, i quali si presume debbano confermare o meno quanto la nostra mente sia smart o capace. Le epoche più remote hanno sempre dato dimostrazione di quanto cultura, retorica, scoperta, immediatezza, creatività fossero aspetti imprescindibili e tipici di un ‘cervello geniale’. D’altro canto, reagendo in modo opposto, è come se la nostra comunità abbia ormai tollerato passivamente l’ignoranza e la non conoscenza, anzi non si fa altro che accrescere il ‘mito del trash’: slogan scontati, soliti argomenti, medesima maniera di esprimersi e comunicare. Quasi nessuno riesce a distinguersi concretamente, permettendo alla propria personalità di venire allo scoperto brillantemente, o nell’attimo in cui accade si viene a generare il classico ‘effetto diverso-strano’.

A questo punto, è come se fosse essenziale ritrovare un equilibrio perfettamente bilanciato: si dovrebbe recuperare il proprio essere intelligente, naturalmente debellando la concezione stessa d’intelligenza definita e imposta dai canoni e dal ‘contorno’ sociale, e contenere il numero dilagante di gente che crede fermamente di non poter essere null’altro, nella propria esistenza, se non un semplice divulgatore di banalità, sufficienza e contenuti vuoti, privi di senso. Proprio in virtù di tutto ciò, la visione di Gifted – Il dono del talento, in stretto collegamento con l’ambito psicologico generale saranno in grado di fornire dei chiarimenti, nuove visioni o semplici capovolgimenti di idee relative alla tematica.

Intelligenza omologante o intelligenze multiple?

Fin dai primi minuti, la macchina da presa focalizza l’attenzione sulla protagonista: Mary Adler. Si tratta di una semplice bambina che ha appena iniziato la prima elementare. Segni particolari? Sicuramente, è uno dei soggetti più intelligenti della propria città…e non solo! Ma cosa significa ‘essere intelligenti’? Cos’è l’intelligenza?

Innanzitutto, è doveroso precisare il significato di alcune terminologie specifiche: le funzioni cognitive combaciano con l’intelligenza? Le prime sono delle funzioni mentali che consentono di raccogliere, immagazzinare, elaborare informazioni provenienti dall’ambiente circostante, per adattarsi ad esso. L’intelligenza è il complesso delle facoltà mentali che permette di comprendere o spiegare i fatti e le azioni, elaborare modelli astratti della realtà e usufruire del pensiero simbolico. Dunque, in entrambi i casi si prevede un ruolo adattivo, ma è presente anche un enorme differenza: l’intelligenza è soggetta e risente fortemente anche delle differenze individuali.

Mary, appena entrata nella sua prima classe, manifesta con tutta sé stessa la propria ‘intelligenza logico-matematica’: calcola rapidamente e senza aver bisogno di alcun supporto, ragiona in maniera spedita e corretta, non è intimorita da alcun tipo di problema geometrico o algebrico. Ma è possibile che lei abbia solo questo tipo d’intelligenza? Si fa riferimento a un concetto unico, unitario di intelligenza o multiforme e ampio? L’intelligenza, in antichità, è sempre stata considerata come un unico elemento che potesse influenzare e determinare l’intera persona. Tuttavia, l’avvento della teoria bifattoriale di Spearman (1923) ha modificato qualsiasi tipologia di visione pregressa: è prevista la compresenza di due fattori all’interno di ogni singolo, ossia il fattore (g), nonché idea generale, insieme di fattori specifici (s). Ovviamente, il fattore (g) definisce le ipotetiche potenzialità di un individuo in qualsiasi dominio, ma solo i fattori specifici (s) potranno delineare la vera essenza della propria intelligenza.

In seguito, la teoria triarchica prima, divenuta poi teoria dell’intelligenza efficace di Sternberg (2001) ha permesso di ampliare l’innovazione iniziale di Spearman: si differenziano tre tipi di intelligenze, ossia analitica, creativa, pratica. C’è chi è uno specialista nell’analisi, nel giudizio o nella comparazione; chi, invece, si esprime attraverso creazione, disegno, applicazione o messa in pratica.

Infine, qualsiasi persona può riconoscersi come intelligente se solo fosse a conoscenza di una delle teorie più recenti in questo campo: teoria degli otto moduli o intelligenze multiple di Gardner (2004). L’autore ritiene che vi siano distinti tipi di intelligenza, in relazione a differenti moduli mentali: abilità verbali, abilità matematiche, abilità spaziali, abilità corporeo-cinestetiche, abilità musicali, abilità interpersonali, abilità intrapersonali, abilità naturalistiche.

Perché imporre una sola categoria d’intelligenza? Perché non si è liberi di esperire il proprio modo di essere intelligenti? È giunta l’ora di eliminare pregiudizi inutili e stereotipi privi di fondamento.

Questione di Q.I

Qualora abbiate preso visione del film (in caso contrario, vi consiglio vivamente di farlo), ricordate quante volte la piccola protagonista sia stata misurata, esaminata, testata dalla scuola o dalle varie università? Perché e com’è possibile misurare l’intelligenza?

L’intelligenza viene valutata, a differenza dei processi che contribuiscono al funzionamento dell’intelletto, in quanto si può inferire su:

  • rendimento accademico (principalmente ambito scolastico)
  • rendimento lavorativo (adulti)
  • salute mentale (è possibile, nel caso in cui fosse presente, denotare uno specifico deficit intellettivo)

Come viene quantificato il concetto d’intelligenza? Alfred Binet, per la prima volta, dà origine all’età mentale (EM), ossia il livello di sviluppo mentale di un individuo rispetto agli altri. In seguito, William Stern darà vita al quoziente d’intelligenza (QI) tanto conosciuto: QI = Età mentale/Età cronologica x 100

I test d’intelligenza, dai più ‘antichi’ a quelli attuali, si basano proprio su questi assunti:

  1. Test Stanford-Binet (1985): valuta le risposte di un singolo soggetto (dai 2 anni di età in poi) a quattro aree di contenuto (ragionamento verbale, ragionamento quantitativo, ragionamento astratto/visuale, memoria a breve termine)
  2. Scale di Wechsler (suddivise per fasce d’età): forniscono un risultato globale per QI e anche risultati per 6 parametri verbali (Indice comprensione verbale) e 5 parametri non verbali (indice di velocità di elaborazione delle informazioni)
  3. Test culture-fair: include domande che sono familiari alle persone di tutti i background socio-economici ed etnici e contiene principalmente quesiti non verbali (compiti logico-deduttivi come le matrici progressive di Raven)

Inoltre, è possibile testare anche infanti di età non molto avanzate attraverso:

  1. Scale dello sviluppo infantile di Bayley (da 1 a 42 mesi): scala cognitiva, linguistica, motoria, socio-emozionale, comportamento adattivo o meno; ogni scala valuta il comportamento dell’infante e predicono lo sviluppo successivo
  2. Test d’intelligenza di Fagan (1992): comprova che i gradi di abituazione e disabituazione influiscono sull’intelligenza futura

Ma quali risultati si possono ottenere da questi ‘esami’ così dettagliati?

Cosa significa essere plusdotati?

In media, un livello ordinario di QI si assesta intorno ai 70 punti. Tuttavia, ogni persona apprende in modo estremamente variabile: un QI sopra i 130 è chiaramente sintomo di plusdotazione, mentre un punteggio sotto i 70 punti è un primo indizio di disabilità intellettiva.

Sapete come vengono chiamati i bimbi plusdotati? Gifted, proprio come Mary. Ma quali particolarità li contraddistinguono?

  • Hanno un QI molto al di sopra della media (superiore a 130,140)
  • Sono dotate di un talento particolare in un campo specifico (Mary è proprio un genio della matematica)
  • Erroneamente, vengono diagnosticati a questi soggetti dei problemi di carattere emozionale; in realtà, tendono ad essere maturi e ad avere meno problemi emozionali in un clima familiare positivo. Durante lo scorrere dei minuti, è possibile notare come la piccola mostri dei ‘comportamenti apparentemente anomali’ (crisi di pianto, urla), ma la situazione familiare piuttosto anomala sicuramente avrà influenzato tali atteggiamenti: la madre scompare poco dopo la sua nascita; la nonna e lo zio sono in perenne contrasto circa l’educazione e il futuro da darle.

In queste eventualità, l’educazione da fornire viene a configurarsi come un vero e proprio dilemma, soprattutto in ambito scolastico. Mary viene notata immediatamente dalle maestre, le quali appaiono impacciate: far avanzare la bambina di classe? Creare programmi specializzati che la possano stimolare? Una buona soluzione può essere caratterizzata da un programma di specializzazione della didattica senza far avanzare di livello, in quanto il singolo potrebbe presentare difficoltà socio-emotive o potrebbe non vivere alcune esperienze.

In fin dei conti, Mary vuole essere solo una bambina spensierata, serena e felice di vivere nel proprio tempo senza anticipazioni, nonostante le mille formule e i mille ragionamenti che la incuriosiscono.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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