Il Superuovo

Come cambieranno i rapporti di produzione marxisti dopo questa crisi?

Come cambieranno i rapporti di produzione marxisti dopo questa crisi?

In questi giorni, più che mai, tutta la popolazione é in attesa di provvedimenti che il governo dovrà prendere in merito alle azioni di contenimento ed alle conseguenti restrizioni.

Ci sono diverse previsioni economiche, scenari in continuo movimento, ma anche tanti auspici, speranze e visioni più ottimistiche, che speriamo possano rivelarsi esatte.

Cambieranno anche i mezzi di produzione?

Sicuramente il rientro alla normalità lascerà tanto smarrimento; riprendere i ritmi lavorativi non sarà semplice, con molta probabilità sarà necessario usare ancora molte precauzioni, impiegare dispositivi di sicurezza, rivedere i rapporti sociali e lavorativi, garantendo ancora il distanziamento sociale. Non è semplice la costrizione a simili abitudini per chi è solito a basare la propria professione sui rapporti sociali e dunque vivere a stretto contatti con gli altri.

Questo si potrà riperquotere sulle condizioni di lavoro: dovremo adattare anche i luoghi di produzione alle restrizioni governative, adottando misure di distanziamento sociale mai prima prese in considerazione. Questo potrebbe portare ad una vera rivoluzione dei mezzi di produzione e più in generale della concezione del lavoro.

Si modifica così necessariamente il processo di comunicazione e scambio tra le persone: meno riunioni, incontri più concentrati in termini di durata, alternati con attività svolte a distanza, attraverso gli strumenti di teleconferenza e telelavoro. Occorranno dunque investimenti nel settore digitale: connessioni più performanti in tutta Italia. Sarà cosi’ necessario revisionare il modello organizzativo, in alcuni casi i ruoli ma soprattutto mansioni e attività. In alcune aziende purtroppo sarà necessario rivedere l’organico, con azioni di ridefinizione dei ruoli e ancor peggio di soppressione di mansioni non più necessarie, che potrebbero purtoppo condurre a numerosi licenziamenti.

Che sistema economico idealizzò Marx?

Secondo Marx, lo sviluppo storico reale è sempre contrassegnato da due elementi fondamentali: le forze produttive ed i rapporti di produzione.
Per forze produttive si intendono:  gli individui che lavorano e costituiscono la forza-lavoro, i mezzi di produzione, ovvero tecniche e macchinari,  le conoscenze tecniche e scientifiche.
I rapporti di produzione sono dati dalle relazioni che si stabiliscono tra gli individui nella sfera della produzione, e trovano la loro espressione nei rapporti di proprietà, e si riflettono nel lavoro salariato.
Per Marx non sono le leggi, lo stato, la cultura e la religione a determinare la struttura economica, ma questi a determinare quelli. Quindi, è nella dimensione della struttura che si sviluppa la contraddizione fondamentale che produce la storia:« … ad un dato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà. […] Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura.»

Ne è un esempio il rapporto tra chi fornisce manodopera e chi la compra.  La contraddizione crescente tra lo sviluppo delle forze produttive in senso dinamico e rapporti di produzione statici è dunque la chiave di volta di tutta la filosofia marxista della storia: il materialismo storico.
Marx mostra che in ogni situazione storica, quando interviene un mutamento rilevante (per esempio: un progresso tecnico), si genera uno sviluppo delle forze produttive. Ma queste, ingabbiate nei vecchi rapporti di produzione, devono rimuovere l’ostacolo. Si entra così in una situazione di contraddizione reale: i vecchi rapporti negano le nuove forze produttive. Dalla necessità del cambiamento emerge un momento di rivolgimento sociale e politico.
Per Marx, come del resto per i positivisti suoi contemporanei,il tipo di società che emerge dal conflitto è sempre superiore al precedente: le forme produttive più sviluppate sono il contrassegno di forme di esistenza individuale e sociale, nonchè di sovrastrutture giuridiche e culturali progredite.

Quali potrebbero essere i nuovi scenari?

Alcune organizzazioni dovranno rivalutare le strategie di approccio al cliente e prima ancora di approccio al mercato .. Dovranno essere prese misure di contenimento dapprima e poi si modificherà il rapporto con i clienti, caratterizzato da meno incontri e più attività a distanza. Occorrerà rivedere le attività pianificate, puntando sempre di più sulle priorità di intervento, tralasciando o sacrificando per un pò le attività non strategiche. Si dovranno accelerare i processi di innovazione tecnologica , superando i limiti del lavoro fisico, nei casi in cui questi possono creare una nuova offerta, a fronte di domande in continuo cambiamento. Anche le strategie di governo dovranno essere rinnovate, dei processi e delle organizzazioni, puntando maggiormente sull’autonomia, per motivare e responsabilizzare le persone.

Si dovrebbe tornare a un maggiore intervento dello Stato, a un rafforzamento dei settori della sanità, della scuola, della ricerca, parallelamente a un rinnovamento pressoché totale di una classe dirigente che ha mostrato, almeno in Occidente (con l’Italia tra i paesi guida), il suo fallimento.

Non bisogna però farsi molte illusioni. Già dopo la crisi del 2008 molti hanno pensato che le cose sarebbero notevolmente cambiate almeno sul fronte della finanza, e molte dichiarazioni di politici anche autorevolissimi erano andate in quel senso. Ma, passata la tempesta, le classi dirigenti, già allora chiaramente incapaci di intendere e di volere, tornarono indifferenti alle vecchie faccende, con il risultato peraltro che la situazione ha continuato a degradarsi.

 

 

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