Il Superuovo

Come cade una dittatura? Lo stato naturale di Hobbes e Hunger Games sono un esempio

Come cade una dittatura? Lo stato naturale di Hobbes e Hunger Games sono un esempio

Il famoso “gioco” della saga somiglia molto allo stato di natura hobbesiano e ai rapporti che nascono in esso: come si esce da tutto questo? 

Il filosofo Thomas Hobbes

Bellum omnium contra omnes (la guerra di tutti contro tutti), è con questa espressione latina che si può riassumere la situazione nell’arena della saga di Hunger Games e nello stato di natura hobbesiano. In essi, però, nascono patti e legami imprevedibili. 

Lo stato di natura come gioco

In un futuro post apocalittico, la nazione di Panem e la sua capitale, Capitol City, reprimono una grande rivolta compiuta dai 13 distretti del Paese, radendo al suolo il tredicesimo. In memoria di questo evento, ogni anno la capitale organizza gli Hunger Games, un gioco trasmesso in tutte le tv nel quale due giovani per distretto, un maschio e una femmina, vengono selezionati via sorteggio per affrontarsi brutalmente in un’arena iper tecnologica. L’unico vincitore sarà colui il quale riuscirà a rimanere vivo. Più che un gioco, è una punizione per la ribellione, affinché nessuno osi più sfidare il potere di Panem. La situazione che viene a crearsi nell’arena è molto simile a quello che Hobbes chiama stato di natura: una condizione pre statuale nella quale non esiste giusto o sbagliato poiché non c’è un potere che li garantisca, e tutti gli uomini sono completamente uguali, impauriti gli uni dagli altri, incapaci di difendersi se non con la forza fisica. 

La legge naturale

La causa della paura reciproca degli uomini è per Hobbes l’uguaglianza che si crea nella natura, nella quale ognuno può fare qualsiasi cosa a chiunque. Molti desiderano le stesse cose, vogliono difendere la propria vita, la morte è considerata il più grande dei mali possibili. Perciò non è assurdo che ognuno si adoperi per difendersi, come dice il filosofo inglese nel De Cive: 

“ Il fondamento del diritto naturale è che ciascuno difenda la sua vita e le sue membra per quanto è in suo potere”

Nello stato di natura, essendo tutti uguali, tutti hanno diritto a tutte le cose allo stesso modo, generando in continuazione conflitti. L’unico strumento che l’uomo ha a disposizione per districarsi in questo inferno è l’uso della retta ragione, del buon senso, che deve essere trattato dall’uomo come una legge naturale se vuole avere salva la propria vita. Secondo Hobbes innanzitutto questa legge naturale indica all’uomo di ricercare la pace con i suoi simili, e in secondo luogo che egli non deve conservare il suo diritto a tutte le cose, ma che alcuni di essi vanno trasferiti a qualcun altro. Questo trasferimento è quello che Hobbes chiama patto o promessa. Ed è un po’ quello che succede nell’arena: nascono dei gruppi di concorrenti che si aiutano a vicenda per arrivare alla fine della gara, nascono dei patti fra di loro che li portano a non nuocersi, almeno per il momento. Soprattutto i due concorrenti del distretto 12, di nome Katniss e Peeta, nonché protagonisti della trilogia, cercano insieme di trovare delle soluzioni per sopravvivere, e il legame che nascerà fra di loro sarà speciale. 

Katniss interpretata da Jennifer Lawrence

Lo Stato assoluto

Tuttavia, è molto fragile l’equilibrio che si instaura con il solo buon senso nello stato di natura e nell’arena: nel primo caso, l’uomo tende spesso a non rispettare la parola data, soprattutto se questa un giorno dovesse andare contro i suoi desideri, sempre volubili. Nell’arena degli Hunger Games i concorrenti sanno benissimo che solo uno di loro potrà sopravvivere, perciò le relazioni che si instaurano hanno a priori una data di scadenza. Come si esce da tutto ciò? Hobbes crede sia necessario che tutti trasferiscano i propri diritti a un solo uomo o consiglio, che garantisca a tutti stabilità e sicurezza: 

“Si richiede che, riguardo alle cose necessarie per la pace e la difesa, la volontà di tutti sia unica”

Questa sottomissione della propria volontà significa che ci si impegna a non resistere alla volontà di quell’uomo al quale si sono trasferiti i propri diritti, e non è nient’altro che la creazione di uno Stato assoluto.

Oltre la paura della morte

Ma la situazione nella saga di Hunger Games è ancora più complessa: lì esiste già una dittatura, uno Stato che piega la volontà dei cittadini, tanto da ricreare artificialmente lo stato di natura in un’arena per farli ammazzare fra di loro. Come si distrugge questo sistema? Alla fine del primo libro della saga, quando rimangono solo Katniss e Peeta nell’arena, decidono di suicidarsi piuttosto che combattere l’uno contro l’altro, e Capitol City li ferma per evitare di creare dei martiri, proclamandoli entrambi vincitori. Ma il gesto dei protagonisti è stato evidente, è la prima scintilla di una nuova ribellione. Tanto il sistema hobbesiano quanto l’arena si basano sulla massima: La morte è il massimo male per l’uomo. Ma questo non è sempre così. Per Katniss e Peeta la propria morte non è il più grande dei mali, e il gesto che tentano di compiere non è previsto da Panem o da Hobbes: l’uomo crea legami con gli altri che lo portano a rivedere le sue priorità, tanto da portarlo a preferire la propria morte piuttosto che un male per un proprio caro. Hobbes e Capitol City si sono dimenticati della natura relazionale dell’uomo, che non è solo un animale isolato e impaurito. Le grandi dittature cominciano a tremare quando l’uomo si accorge di non essere da solo. 

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