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Colpo di stato in Myanmar: arrestata il Nobel per la pace Aung San Suu Kyi

Colpo di stato in Myanmar: arrestata il Nobel per la pace Aung San Suu Kyi

Il 1° Febbraio 2021 il Myanmar  ha visto il verificarsi di un colpo di stato militare che ha rovesciato il governo esistente, determinando l’arresto di Aung San Suu Kyi.

Politica, attivista per i diritti umani contro la dittatura militare birmana, vincitrice dei premi Rafto, Sakharov e Nobel, Aung San Suu Kyi ha subìto in prima persona il colpo di Stato attuato in Myanmar tramite l’arresto. Scopriamo la storia di quest’icona che ancora oggi, invita i cittadini a non piegarsi di fronte ai poteri autoritari.

Chi è Aung San Suu Kyi?

Nata a Yangon (nota anche come Rangoon) il 19 giugno 1945, Aung San Suu Kyi è figlia di Khin Kyi e di Aung San, generale e leader dell’ala nazionalista del Partito Comunista birmano, noto per aver svolto un ruolo cruciale nell’ottenimento dell’indipendenza del paese dal Regno Unito datata ufficialmente 4 gennaio 1948, un traguardo che non riuscì ad apprezzare personalmente, in quanto fu ucciso dagli oppositori politici il 19 luglio 1947. A seguito dell’evento, la moglie Khin Kyi cominciò a ricoprire incarichi importanti nel panorama politico birmano, divenendo anhe ambasciatrice in India. Intanto la figlia Aung San Suu Kyi intraprese il percorso di studi che la condusse a conseguire il titolo di laurea in Filosofia, Economia e Scienze Politiche presso il St. Hugh’s College di Oxford nel 1967. Varcò poi la soglia delle Nazioni Unite, per poi tornare in Myanmar (ex Birmania) nel 1988 per accudire la madre ormai malata, mentre si stava instaurando prepotentemente il regime militare guidato da Saw Maung, che da subito Suu Kyi decise di combattere.

La volontà di ravvivare la voce democratica soppressa dal regime militare e la prigionia

Il Myanmar fece la prima esperienza di regime non democratico nel 1962, a seguito di un colpo di Stato. Successivamente alla “Rivolta 8888” favorevole al raggiungimento della democrazia, ci fu una controffensiva militare, un  golpe che fece emergere la figura di Saw Maung, che fondò il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo, organo che governò la nazione dal 1988 al 2011. Fu proprio in quel momento che Suu Kyi cominciò a dedicarsi all’attivismo politico fondando la Lega Nazionale per la Democrazia. Nella sua città natale Suu Kyi tenne il suo primo discorso pubblico, in cui rese evidente la sua volontà di opporsi al regime esistente. Venne percepita  da subito come una figura ostica, anche per via della sua vicinanza ideologica con la filosofia non violenta di Gandhi e l’attivismo di M.L. King per i diritti civili. Mentre il marito Michael Aris (conosciuto presso le Nazioni Unite) ed i loro figli erano in Inghilterra, Suu Kyi sentì il bisogno di rimanere nel suo paese per portare avanti la battaglia al regime militare.

Sei libera di lasciare il paese e non tornare più. Oppure puoi restare, ma agli arresti domiciliari, prigioniera nella tua casa.

-Saw Maung a Aung San Suu Kyi

Fedele ai propri principi, Suu Kyi decise di rimanere, avviando il periodo di reclusione che terminò solo nel 2010. Durante quei 21 anni, il suo volto divenne un’icona nel mondo, simbolo del sogno democratico. Nel 1991 le venne conferito il Premio Nobel per la Pace, ma i periodi bui da superare furono molti, tra cui il decesso del marito avvento nel 1999. Simbolo della resistenza contro i “poteri forti”, Suu Kyi ha intrapreso la strada della partecipazione politica in regimi non democratici, ovvero realtà nelle quali la libera espressione non esiste e la violazione di quanto disposto dai vertici viene punito severamente, come avvenuto nel suo caso. In questo ambito, la partecipazione politica viene organizzata per permettere un rovesciamento della condizione autoritaria per permettere il subentrare di una nuova organizzazione democratica. Da questo punto di vista, si tratta di un processo generalmente lungo e costellato da ostacoli, tra cui forti restrizioni ai diritti riconosciuti come fondamentali nelle realtà democratiche. In queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale stabilire un collegamento con i cittadini, sensibilizzandoli a partecipare alla lotta contro il regime oppressivo e repressivo.

La liberazione e la carriera politica in ascesa

L’attivismo di Suu Kyi non si spense, anzi continuò nonostante le intemperie. Difatti, a seguito della liberazione avvenuta nel novembre del 2010, ottenne il primo seggio nel parlamento nazionale, fino ad arrivare all’11 novembre 2015, quando la Lega Nazionale per la Democrazia vinse le prime elezioni libere dopo il regime. Suu Kyi non divenne presidente a causa di una riforma costituzionale che impediva l’ottenimento di tale carica a chi avesse sposato cittadini stranieri. Il titolo venne delegato a Htin Kyaw, mentre Suu Kyi ottenne vari ministeri, tra cui quello degli Affari Esteri, quello della Pubblica Istruzione e quello dell’Energia Elettrica. A partire dal 30 marzo 2016 fino al 1° febbraio 2021 ha ricoperto poi il ruolo di Ministro dell’Ufficio del Presidente.

Le critiche e il colpo di Stato

Suu Kyi è stata aspramente criticata nel panorama internazionale per aver difeso solo tardivamente la persecuzione militare della minoranza dei rohingya, una minoranza islamica in uno Stato a maggioranza buddhista. Per questo motivo fu chiamata a presentarsi alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aia nel 2017, con l’accusa di non aver impedito il genocidio. Molti valutarono la possibilità di ritirarle il Premio Nobel, cosa che però non è mai avvenuta. Lo scorso 1° febbraio poi, l’esercito nazionale ha attuato un ulteriore colpo di stato, determinando l’arresto delle figure di riferimento del partito di maggioranza, ovvero la Lega Nazionale per la Democrazia, tra le quali rientra anche Suu Kyi. L’evento è stato guidato dal generale Min Aung Hlaing, che ha legittimato l’avvenuto sostenendo l’irregolarità delle ultime elezioni, avvenute lo scorso 8 ottobre. Rimane dunque un punto interrogativo sia sul futuro di Suu Kyi, sia su quello del Myanmar.

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