Il Superuovo

“Codice Genesi” e Marx mostrano due modi di guardare alla religione: come oppressione o liberazione

“Codice Genesi” e Marx mostrano due modi di guardare alla religione: come oppressione o liberazione

La religione possiede due facce molto diverse fra di loro: quale delle due l’uomo è disposto a scegliere? 

Il filosofo Karl Marx

Nella storia della filosofia si è discusso tantissimo del ruolo che la fede può assumere per gli uomini: nel film Codice Genesi i personaggi di Denzel Washington e Gary Oldman sono modelli di due visioni completamente diverse fra di loro. 

Un libro speciale 

Trent’anni dopo una guerra nucleare che ha sconvolto la vita degli uomini, riportandoli a un’economia e una società rudimentale, Eli (Denzel Washington) viaggia a piedi “verso ovest”, fermandosi nella cittadina controllata dallo spietato Carnegie (Gary Oldman), pronto a tutto per estendere il suo potere. Quest’ultimo è alla disperata ricerca dell’ultima copia di un libro, diventato introvabile alla fine della guerra. Egli è fermamente convinto che, una volta messe le mani su quelle pagine, sarà in grado di controllare le persone e farsi rispettare. Questo speciale volume non è altro che una Bibbia: ma perché un libro sacro dovrebbe conferire il potere di sottomettere la gente? Filosofi come Karl Marx hanno visto nella religione il prodotto di uomini oppressi, usata dalle classi dominanti per tenere a bada le persone, schiacciate dalle ingiustizie e dai soprusi sociali. Con grande sorpresa di Carnegie, scopre che proprio Eli il viaggiatore legge quel libro ogni sera, custodendolo gelosamente.

L’oppio dei popoli

Nella visione di Marx, l’uomo trova nel fenomeno religioso le sue aspirazioni e le sue speranze più profonde, che vengono proiettate in un ente esterno a lui, nel quale egli crede. Già Ludwig Feuerbach aveva teorizzato tutto questo, ma a differenza sua Marx non crede che questo processo nasca da un uomo astratto, ma da un individuo imbevuto della storia, della cultura e della società in cui vive. Se l’uomo è il frutto di questi elementi, significa che anche la religione è figlia di una determinata società: è “l’oppio dei popoli”, il sospiro di uomini che cercano disperatamente nell’aldilà condizioni di giustizia e bontà che non riescono a trovare nel proprio mondo. Secondo Nietzsche la religione non è altro che l’insieme delle credenze che l’uomo si è costruito per dare un senso alla realtà che lo circonda, una rassicurante certezza che gli nascondesse la vuotezza e la sofferenza dell’esistenza. É per questo che secondo Carnegie la Bibbia “non è un libro, ma un’arma”: 

“Immagina come potrebbe essere diverso e giusto questo piccolo mondo se avessimo le parole adatte per la nostra fede, la gente capirebbe perché è qui e cosa sta facendo, non avrebbe bisogno di altre orribili motivazioni”.

Per secoli sovrani e imperi hanno trovato la legittimazione del loro potere perché “voluto da Dio”, giustificando così le gerarchie sociali esistenti. 

Eli mentre legge la Bibbia

Le ragioni del cuore 

Come si rovescia questa situazione? Secondo Marx è solo una rivoluzione che modifichi la struttura economica della società che può portare un cambiamento anche nelle teorie morali, filosofiche e religiose, nel modo di pensare della gente (ciò che chiama sovrastruttura). Egli vuole mettere in evidenza il fatto che il pensiero può interpretare il mondo, ma solo l’azione può trasformarlo. Anche il viaggiatore Eli non ha affatto l’aria di un vecchio saggio dedito solo alla lettura, chi lo ha provocato ne sa qualcosa. Ma egli è anche un credente, segue quelle che il filosofo Blaise Pascal chiamerebbe “le ragioni del cuore”, convinto che la fede lo possa portare verso il luogo che sta cercando, cerca di cogliere con il sentimento (e non con la ragione) una strada che altrimenti rimarrebbe nascosta:

“Camminiamo per fede, non per visione. Vuol dire che tu sai qualcosa anche se non sai qualcosa. Non deve avere senso, è la fede, la fede: il fiore della luce nel campo delle tenebre che mi dà la forza di andare avanti”.

No, non è un passo della Bibbia, ma una citazione di Johnny Cash, ammette. 

“Però non l’ho ancora trovato”

Filosofi come Immanuel Kant hanno criticato la religione se diventa superstizione: quando l’atteggiamento dei popoli nei confronti della divinità è solo il prosternarsi, l’adorazione con il capo abbassato, l’angoscia. La differenza nasce quando si guarda al suo messaggio, e non ai rituali: è solo quando le persone riconoscono all’interno di essa i propri valori umani che può diventare una guida ad agire moralmente all’interno della realtà. Per Eli, prima di essere desiderio di un mondo ultraterreno, la fede è speranza di cambiamento del nostro mondo, dell’aldiquà. Ma dov’è diretto Eli? “Verso ovest” dice, dove è convinto che siano conservati i resti della cultura, dell’arte e della scienza degli uomini prima della guerra. É qui che si rivela il contrasto più netto con Carnegie: quei libri che dovevano tenere in catene gli uomini sono la loro più grande possibilità di liberazione, la fede diventa sinonimo di ricerca dei valori umani. Perché le idee non sono solo interpretazione della realtà, e nemmeno una “sovrastruttura” che nasce da una base economico-sociale, ma esse sono ciò che sta prima delle azioni rivoluzionarie, ciò che le rendono possibili. É per questo che Eli, dopo che Carnegie gli dice: “questo libro è fatto per essere divulgato”, risponde: 

“É quello che voglio con tutto il mio cuore. Ho sempre pensato che avrei trovato il posto a cui questo libro apparteneva, dove sarebbe servito. Però non l’ho ancora trovato”.

 

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