La somiglianza tra la Venere di Milo e il dipinto Libertà di Delacroix è lampante e ancora una volta prova che il classico è perenne fonte di ispirazione per la modernità.

La Venere di Milo e la Libertà che guida il popolo di Delacroix sono due opere artistiche fondamentali nei loro contesti culturali: la prima immortala uno dei momenti causativi della guerra di Troia, evento fondante della storia greca; l’altra invece è manifesto universale di lotta per la libertà e documenta la resistenza dei parigini contro il governo liberticida di Carlo X di Borbone.
Storia della Venere di Milo
La Venere di Milo è una statua del terzo quarto di II secolo a.C., plasmata da Alessandro di Antiochia. La statua deve il suo nome all’isola di Milo, dove fu scoperta da un contadino greco, nel 1820. La statua è purtroppo arrivata fino a noi senza braccia, ma nonostante ciò è una delle statue più affascinante dell’antichità. Furono i francesi, dopo averla ottenuta dagli Ottomani, a portare alla statua la grande fama che ancora la circonda: nel XIX secolo la statua sostituì la Venere de’ Medici, che fu restituita agli italiani dai francesi. Perciò questi ultimi cercarono di promuovere al massimo la nuova Venere presente nel Louvre.
Descrizione

La statua rappresenta una figura femminile in posizione eretta. La mancanza delle braccia non rende certa la presenza del chiasmo tipico di Policleto. Non sappiamo cioè se alla gamba destra piegata corrisponda il braccio sinistro piegato e se alla gamba destra tesa corrisponda il braccio sinistro teso. Nonostante questa incertezza però molti studiosi sostengono che la struttura a chiasmo fosse stata presente nella mente dello scultore. La donna ha il busto nudo e la parte inferiore del corpo, dal bacino ai piedi, velata. Il panneggio del velo è uno dei punti di forza di questa statua: il velo segue il movimento elastico e sinuoso della figura appiattendosi sul ginocchio piegato. Questi dettagli così rifiniti rendono quasi viva la scultura. Sul retro della statua una ciocca di capelli cade sulla schiena della donna, inserendo un elemento di disordine nell’altrimenti ordinata chioma. Finora nelle descrizione si è fatto riferimento ad una donna in generale. La statua è però nota come Venere di Milo. Quali sono gli elementi che ci consentono di identificare con certezza il personaggio? Vi sono due prove dell’identità della dea, la prima è visibile, la seconda è, purtroppo, invisibile.
Elementi identificativi della Venere
Possiamo ricostruire con adeguata certezza l’identità della figura nella statua a partire dal fatto che abbia il busto scoperto. Questo dato ci permette anche di risalire esattamente ad un momento specifico della storia mitologica di Venere: il giudizio di Paride. Una versione del mito sostiene infatti che Era, Atena e Afrodite/Venere abbiano scoperto il seno di fronte a Paride sul monte Ida per essere giudicate nella loro completa bellezza. Certo questo dettaglio da solo non sarebbe sufficiente a confermare l’identificazione della statua. Perciò ci viene a sostegno il secondo piccolo dettaglio, il ritrovamento, vicino alla statua, di una mano recante un pomo, che sarebbe quello donatole da Paride. Con ragionevole sicurezza possiamo quindi identificare la figura femminile come Venere
L’importanza storica del ritratto di Delacroix

Si è detto all’inizio che il luogo in cui la statua ha avuto più fortuna sia stata la Francia. Non ci deve stupire allora che la Venere di Milo sia il modello per la protagonista di uno dei dipinti più importanti della storia francese, la Libertà che guida il popolo. Dipinta nel 1831 da Eugene Delacroix, la tela è manifestazione della volontà di libertà dei parigini. Nel 1829 un governo clerical-reazionario opprimeva la Francia e la libertà del popolo francese. I parigini innalzarono barricate nelle strade della città e riuscirono a sconfiggere i ministri del re Carlo X. Il dipinto di Eugene Delacroix celebra questo grande moto libertario dei parigini ed è diventato ovunque simbolo della lotta per i diritti e per la libertà.
La figura della Libertà in Delacroix

La figura della donna che guida il popolo è a prima vista ispirata alla Venere di Milo. Questo non è certo un caso: la Venere entrò al Louvre solo dieci anni prima del completamento del dipinto e ne abbiamo già sottolineato l’importanza nel contesto francese. La Libertà è raffigurata con il seno scoperto e l’abito è drappeggiato in maniera simile alla Venere di Milo. Certo, la Libertà ha il seno scoperto perché l’abito si è strappato nella guerra e non perché si è deliberatamente spogliata, ma la somiglianza è incredibile. Anche il ginocchio sinistro è piegato esattamente nello stesso modo di quello della Venere. La somiglianza più incredibile è però relativa al volto: anche Libertà, come Venere, ha i capelli raccolti, con una ciocca che da dietro cade sulla schiena, rompendo la perfezione. Questi tre dettagli, la vicinanza cronologico-geografica e l’importanza che la Venere ebbe in contesto parigino, ci autorizzano a designare quest’ultima come modello per Delacroix.