Nato a Modena nel 1940, Francesco Guccini è uno dei più celebri cantautori italiani, a partire da quegli anni di fervore artistico in tutto il mondo, che erano i sixties. Modenese dicevamo, ma ricordando che Bologna è la città in cui ha vissuto gran parte della sua vita, la città “volgare e matrona“, dove Guccini si ritrova con gli amici, a lui tanto cari, fra le osterie, le strade e il vino. Una carriera che si chiude nel 2012, durante la quale scrive brani trattando i più svariati argomenti: due in particolare sembrano ricorrere per tutto il canzoniere, il tempo e la condanna dell’ipocrisia. Per spiegare al meglio, prendiamo in considerazione due canzoni Cirano e E un altro giorno è andato.

Il tempo e l’ipocrisia dei nostri anni

Per tutta la sua carriera Guccini intreccia questi elementi come stesse tessendo una grande tela, che effettivamente a distanza di anni vediamo, grande, bella, complessa, ma ben realizzata di fronte i nostri occhi. Un grande intreccio che tocca tutte le canzoni, in particolare le due selezionate in cui l’autore condanna i costumi, la politica e gli ideali di allora, dei suoi tempi, non pensando di star scrivendo dei versi che rimarranno indelebili per sempre. Nel Cirano, richiamo alla celebre commedia francese, l’attacco è spietato nei confronti di “signori imbellettati“, “politici rampanti”, materialisti e preti. Sembra assumere un punto di vista lontano, distaccato dai suoi ‘avversari’, accentuando l’attacco verso tutte le forme di ipocrisia morale, di superficialità, di imbrogli “in questo maledetto assurdo bel paese“. La drammaticità del personaggio si raccoglie nel ritornello, come un eroe solitario che affronta a viso aperto la società corrotta: “infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio“.

Forse quel richiamo all’amore tanto ricercato, tanto sperato e voluto, alla fine della canzone, è proprio quello che manca a noi tutti per comprendere questo eroe drammatico e solitario. Forse è questo il fulcro della canzone, il vero messaggio: l’amore può salvarci e solo a lui dobbiamo affidarci per affrontare al meglio le nostre vite. Scrive nella canzone, “Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo“. L’epicità del racconto è enfatizzata dalla musica che accompagna le parole con potenza ed efficacia, dando il massimo nel ritornello e nel finale.
Meno drammatica, ma comunque molto ‘affilata’ è una delle preferite del Maestro, E un altro giorno è andato. Nessuna guerra ideologica all’apparenza, ma ascoltando la canzone non si può non cogliere una critica al modo di vivere quotidiano: ma attenzione, non si parla di consumismo o capitalismo, bensì di adoperare il tempo in nostro possesso poiché, citando Seneca, “è l’unico bene in nostro possesso“. Il punto è semplice: Guccini ci sta chiedendo di osservare bene cosa rimane, nelle nostre “tasche vuote“, dopo che il giorno ha finito la sua musica e esaltato gli “ultimi sospiri” fra le “orchestre di motori“? In un crescendo sempre maggiore fino alla chiusura, seguendo un ritmo da osteria, le parole ci colpiscono leggere, instillando in noi il dubbio che forse stiamo solo portando in noi un “inutile bagaglio” fatto di niente, di fantasmi e di giornate senza senso.

Perché oggi dovremmo ascoltare Guccini?

Dovremmo progettare bene il nostro futuro e non sprecare il nostro tempo in attività futili, in attività che riempiranno la nostra vita di niente. Dovremmo invece combattere per cambiare questo mondo, rendendoci conto di quali sono i veri problemi per cui oggi, nel 2019, il mondo non è mai sembrato così malato. Ogni volta che si ascoltano i versi di quelle strofe, ormai considerate letteratura, si torna in quei magici anni sessanta, in cui tutto era possibile, persino cambiare il mondo. Francesco Guccini può essere un faro in questo odierno nebbioso pianeta Terra, per riportarci su una strada di bellezza, felicità e giustizia, una strada sicuramente difficile, dove potremmo anche ritrovarci soli, ma è una strada che ci consente di metter per sempre da parte la nostra valigia vuota del tempo andato.

Nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi, e il tempo passa e fermalo se puoi

Alessandro Martino

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