Ciò che ci circonda è davvero reale? Ce lo spiega Cartesio attraverso la realtà virtuale

Quante volte ci siamo chiesti se ciò che stessimo vivendo non fosse altro che una simulazione? Proveremo a dare una risposta a questa domanda a partire dal pensiero del filosofo seicentesco Cartesio aiutandoci  mediante l’invenzione della realtà virtuale

 

 

 

 

 

 

I malati di videogiochi o film distopici come me si saranno fatti varie volte questa domanda, ma credo che tutti almeno una volta l’abbiano pensato. E se tutto ciò che ci circonda non fosse altro che un illusione? Se il mondo come lo intendiamo noi non fosse altro che una simulazione voluta da qualcuno? Queste sono le grandi domande che imperniano la civiltà umana già da parecchio tempo. Già signori filosofi come Platone, Cartesio, Hume e Schopenhauer si sono scervellati su queste domande e oggi proveremo a capire se davvero ciò che viviamo ogni giorno, in ogni momento, è reale oppure una grande beffa, soffermandoci sul pensiero di Cartesio in particolare e di come quest’ultimo possa reagire ad un’invenzione tecnologica come il VR

Cartesio di fronte alla realtà

Cerchiamo di introdurre brevemente il pensiero di questo grande pensatore, soffermandoci e facendo chiarezza anche su tutto ciò che concerne la realtà virtuale
L’esigenza di Cartesio è quella di definire un nuovo metodo, un criterio, potremmo dire, procedurale che consenta di conoscere la realtà distinguendo la conoscenza vera da quella ingannevole
Possiamo definire questo metodo come il centro di tutto il suo discernimento filosofico, essenzialmente quello di dubitare di tutto, dei sensi ingannevoli, dell’esistenza del mondo esterno. Chi infatti mi assicura che ciò che sto vedendo ora esista, oltre che nella mia testa come idea, anche nella realtà?
Cartesio è così radicale da ipotizzare l’esistenza di un genio maligno creatore di questa realtà, il quale impiega tutta la sua onnipotenza per farsi beffe di noi
La realtà che mi circonda potrebbe benissimo non esistere fuori dalla mia testa: si potrebbe solo trattare di un flusso di immagini virtuali inviate al mio cervello dal genio maligno
Da questo momento in poi vari filosofi hanno iniziato a interrogarsi su questioni come queste in maniera vorace, come nel caso di Schopenhauer il quale fa di queste domande il centro della sua indagine filosofica, distinguendo nella realtà tra Fenomeno e Noumeno ovvero tra il mondo della rappresentazione, la realtà come la percepiamo, un’illusione che nasconde la verità e invece la verità che si cela dietro il fenomeno

Come reagirebbe Cartesio di fronte all’esperienza della Realtà Virtuale?

Tutti di noi avranno sentito parlare della Realtà Virtuale, un’esperienza al di fuori del normale che attraverso un semplice casco e una console la persona presa in causa riesce a vivere in un mondo completamente diverso dal suo immergendosi in una realtà illusoria a tal punto da quasi non riuscire a distinguere più quale sia la realtà e quale sia la finzione. Andando più nello specifico il termine realtà virtuale o ‘Virtual reality’ (VR) indica un ambiente digitale tridimensionale generato da un computer, che può venire esplorato e può interagire con una persona. La persona diventa parte del mondo virtuale ed in esso può compiere una serie di azioni. Basandoci poi su ciò che ci dice la scienza la nostra capacità di assorbire e processare le informazioni è limitata dalla nostra capacità mentale. Ed ecco che allora entra in gioco il dubbio di Cartesio, ovvero se ciò che vedo e di cui faccio esperienza sia reale oppure una semplice azione mentale. Proviamo ad immaginarci un Cartesio che fa esperienza della Realtà Virtuale, ne uscirebbe pazzo nel sapere che ci aveva visto giusto riguardo la realtà, ma al tempo stesso si compiacerebbe di vedere messo in pratica ciò che lui aveva solamente ipotizzato nelle sue teorie, cioè che l’uomo non è nient’altro che un essere intrappolato in una simulazione

 Come uscire da questo labirinto gnoseologico

Difficile a dirsi, soprattutto dopo gli ulteriori dubbi che ci lasciano opere cinematografiche come The Matrix e Inception, oppure lo stesso Elon Musk durante una sua intervista, i quali non fanno altro che farci interrogare ancora di più sull’argomento in merito. Ma forse un modo c’è, ed è proprio Cartesio a proporcelo.Il filosofo fa fronte a questo dubbio rispondendo in latino “cogito ergo sum”( penso, dunque sono). Una frase ormai entrata a fare parte anche della nostra esperienza quotidiana. Questa, secondo Cartesio, è la sola, unica e incrollabile certezza possibile di fronte a un dubbio che il filosofo estende fino a ipotizzare l’esistenza di un genio maligno che continuamente ci inganna su tutto, dandoci la falsa impressione di esistere. Eppure, ci dice il il filosofo, anche solo per essere ingannato, l’uomo deve pur esistere in qualche modo, e proprio perché dubita, e quindi pensa (cosa di cui non può dubitare), l’uomo è certo di esistere. Almeno come sostanza pensante. Esaudiente come risposta? Non saprei ma lascio a voi il compito di credere ciò che preferite

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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