Medusa e le sue serpi attraversano la mitologia e le arti: in che modo?

Oggi andremo alla scoperta di una particolare figura  che spazia dal mito, all’arte e al cinema.

Un esempio di gorgoneion, Pinterest

Medusa è senza dubbio uno dei personaggi più noti di tutta la mitologia greca. La sua vicenda è strettamente legata a quella del semidio Perseo, figlio di Zeus e Danae.

Parola al mito

Sguardo pietrificatore e testa colma di spaventose serpi: questi i due connotati più conosciuti della mitica Medusa, la Gorgone figlia delle divinità marine Forco e Ceto e avente due sorelle, Steno e Euriale, che a differenza sua sono immortali. Come molti personaggi mitici anch’ella gode di varie tradizioni che attestano differenze sostanziali. Nell’antichità più remota la forma della figura è tremenda, condita da trattati quali zanne suine, grandi ali e la caratteristica chioma serpentina mentre, con il passare del tempo e sotto l’influsso dell’arte, assumerà l’aspetto di una bellissima fanciulla. Come già suddetto, la vicenda della Gorgone si intreccia a quella del giovane Perseo, eroe che riuscirà ad ucciderla sfruttando la sua astuzia e decapitandola con la spada. Si tramanda che, dal corpo morente di essa, siano nati poi il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore; su quest’ultimo vi è anche un’alternativa vicenda che lo vede frutto dell’unione del dio marino Poseidone e di Medusa stessa.

Busto di Medusa, pt.wiikipedia.org

 

Medusa nell’arte

Sono moltissime le rappresentazioni artistiche che la vedono protagonista. Una delle prime in assoluto e la gorgoneion, ossia un amuleto apotropaico carico d’orrore con inciso il volto della gorgone che, secondo il mito, era stato indossato sia da Zeus sia da Atena. Nel ‘500 abbiamo poi lo “Scudo con la testa di Medusa” del Caravaggio, oggi conservato agli Uffizi, rappresentante il soggetto con fiotti di sangue che sgorgano dall’attaccatura della cervice, la bocca spalancata come espressione di massimo dolore, la mascella deformata e gli occhi sbarrati: un’immagine che ben rappresenta l’atrocità della scena raccontata. Ancor più tremendo è il dipinto di Pieter Paul Rubens “La Medusa”, datato 1617: il solo capo rappresentato è sul terreno, immerso nei suoi serpenti che lentamente si staccano mescolandosi anche col sangue, d’un rosso decisamente più acceso del caravaggesco; il bianco volto rappresenta con crudezza la morte già incorsa.

“Scudo con testa di Medusa”, Caravaggio, 1597

 

“La Medusa”, Pieter Paul Rubens, khm.at

 

 

 

 

 

 

 

Scontro tra titani

Nella cinematografia Medusa fa il suo esordio nel 1981 con il film “Scontro di Titani“, nel quale sono già evidenti molte discordanze con il mito originario. Il remake del film, con effetti speciali di tutto rispetto, prende forma nel 2010. “Scontro tra titani” racconta le vicende di Perseo in modo molto hollywodiano non aderendo, volontariamente, alla successione episodica del mito ma dando vita ad una storia più adatta al grande schermo. La scena del film che vede protagonisti i due personaggi di cui si ha parlato oggi è spettacolare: Medusa, rappresentata nella sua forma di bellissima ragazza, presenta anche nel corpo la forma di serpente e ciò le permette di incalzare continuamente Perseo durante il loro scontro. Alla fine vincerà il semidio rispettando, almeno nel finale, la tradizione. Qui si apre un dibattito controverso: nei film che attingono dal mito è necessario rispettare gli avvenimenti tràditi o si è liberi di mantenere pochi elementi basilari e stravolgerne molti altri? Ovviamente se si parla di cinema emergono esigenze di copione alle quali difficilmente si può soprassedere, ma forse ciò che conta di più è la sincera ammissione del proprio intento autoriale in quanto mutare con decisione non significa necessariamente oltraggiare. È sufficiente non voler spacciare per fedele ciò che non lo è affatto!

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