Si è aperto ieri, Giovedì 21 febbraio 2019, il summit in Vaticano chiamato da Papa Bergoglio con tema centrale gli abusi su minori nella Chiesa. Un argomento caldo e complicato, che si vede protagonista di discussioni da molto tempo. Uno scandalo che sembra impossibile attribuire a chi dovrebbe solo proteggere e guidare i bambini. Tuttavia, questa è un’accusa che si ritrova spesso, e non sempre infondata come ritengono coloro che hanno scelto di rimanere ciechi. In molti -tra cui numerosi genitori- accusano, infatti, i maggiori esponenti del clero di essersi bendati gli occhi di fronte al grido dei più piccoli.

‘Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme […] su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità’ dice Papa Francesco. Il capo della Chiesa ricorda ai 190 pastori provenienti di tutto il mondo l’importanza e l’urgenza di risolvere in modo concreto ed efficace una volta per tutte questa piaga. Una piaga che affligge l’intero pianeta.

Papa Francesco ha convocato il summit di quest’anno con l’obiettivo di mettere fine alle molestie sui minori interne alla Chiesa

Per iniziare a trattare al meglio questo difficoltoso tema, si è deciso di ascoltare cinque testimonianze. Un video con le parole di vittime che si snoda dall’Africa all’Asia. Ricordi forti, urla di disperazione per richiamare l’attenzione su chi non è in grado di difendersi da solo. Non davanti a queste atrocità. Un insieme di parole che hanno fatto commuovere in molti nell’aula, tra cui il Papa in persone. Racconti che spingono a riflettere, a non stare a guardare passivamente ma a cercare di combattere il tumore dalla radice.

 

Il video

A questa metafora si appoggia un uomo sudamericano, il primo dei cinque. Secondo la vittima, quando si ha di fronte un tumore si iniziano a mettere in pratica una serie di trattamenti, non ci si limita a rimuoverlo. La stessa cosa va fatta con la pedofilia che ramifica nelle vene del clero. L’uomo afferma che è finito il tempo di girarsi dall’altra parte, ma che si dovrebbero seguire le orme del Santo Padre in Cile. Insomma, non fermarsi alla punta dell’iceberg, ma smantellare il tutto realmente.

Un’altra testimonianza viene da una ragazza di origini africane. La giovane afferma che per 13 anni, in cambio di aiuti economici, lei si vedeva costretta ad avere rapporti con il prete del villaggio. Se decideva di rifiutarsi, o di avere un fidanzato, il molestatore la picchiava. L’avrebbe costretta ad abortire per ben tre volte, rifiutandosi di usare qualsiasi metodo contraccettivo.

Per terzo, un uomo dell’Europa dell’Est, divenuto un sacerdote. Racconta che poco dopo la conversione si era affidato ad un prete per dell’aiuto nella lettura delle Sacre Scritture. Questo, però, si era spinto ben oltre. Quando dopo molti anni dall’accaduto il giovane, ormai adulto, si era rivolto ad un vescovo per denunciare il tutto, lui prima l’aveva ignorato e poi l’aveva attaccato senza alcuna comprensione.

Già da molti anni la pedofilia nella Chiesa è sotto i riflettori. Nel 2011, per esempio, Francesco Zanardi, presidente dell’associazione L’Abuso, si era recato in Vaticano per un colloquio con il Papa per consegnargli una lettera con delle linee guida da mettere in atto contro i preti protagonisti di questi atti

Arriva poi un americano, che chiede ai vescovi una leadership coraggiosa per impedire che la sofferenza che ha travolto lui e la sua famiglia non si ripeta più. Simile richiesta fa anche l’ultimo, un uomo asiatico che per anni ha fatto fatica a stare con il resto del mondo a causa dei terribili flashback delle centinaia di molestie subite. Inoltre, definisce questa una ‘bomba ad orologeria’ che per troppo tempo è stata coperta, insabbiata, e che ora deve essere necessariamente disinnescata.

 

Il caso Spotlight

Come si diceva all’inizio, il tema delle molestie sui minori non è purtroppo qualcosa di nuovo. Già da molti anni si conosce questo problema, ma per troppe volte si è deciso di non ascoltare. Proprio contro questo comportamento si sono battuti, nel 2001, un gruppo di giornalisti del Boston Globe: il gruppo di inchiesta Spotlight.

Essi fecero emergere gli abusi sessuali su minori commessi da circa 90 sacerdoti cattolici e mai denunciati dalle autorità ecclesiastiche e dall’arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law. Con l’inchiesta ha avuto inizio una vera e propria battaglia con una delle istituzioni fondanti della società, che si sussegue tra intralci, insabbiamenti e scoperte scottanti, ma che poi si risolverà in un reale premio Pulitzer.

Il cast de ‘Il caso Spotlight’ accanto ai giornalisti protagonisti dell’inchiesta

Questa inchiesta, durata due anni, è partita proprio dal desiderio di dare voce a quelli che erano stati zittiti per troppo tempo. Allo stesso tempo, però, c’era il desiderio di far conoscere ai più questo lato oscuro, così da mettere in guardia dall’ignoranza. Neanche a dirlo, questo lavoro ha avuto massicce ripercussioni nell’ambito ecclesiastico e non solo. In molti infatti si sono fermati a riflettere su questi fatti, a crederli finalmente reali per la prima volta. Tutto questo anche grazie all’adattamento cinematografico del lavoro dei giornalisti, vincitore del premio Oscar nel 2016. Il film, infatti, termina con una lista di luoghi dove si sono scoperti, in seguito a questa indagine, tutti quei tentativi di insabbiamento degli abusi dei preti ai danni di bambini, portando lo spettatore a riflettere e a rivalutare attentamente l’ordine gerarchico a cui è abituato.

 

Insomma, sono molti anni che ciò che per molti non esiste o ha già avuto una fine molto tempo fa, ancora non vede conclusione. Si spera che anche grazie a questo summit e all’attività papale tutta questa ipocrisia e violenza non si veda protagonista anche di un futuro. Al contrario, con tutta questa sensibilizzazione si sognano anni dove finalmente una parte della Chiesa smetterà di compiere o di insabbiare le molestie sui bambini, ma diventerà simile ad essi.

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