Il Superuovo

Chi vuole essere il re del mondo? Machiavelli e i Tears for Fears rispondono

Chi vuole essere il re del mondo? Machiavelli e i Tears for Fears rispondono

‘Everybody wants to rule the world, it must be something we get from birth’ cantavano i britannici The Clash. E come dare loro torto? Vediamo perché l’uomo vuole il potere fin dalla nascita.

Il tema del potere è molto caro all’uomo, in qualunque epoca e luogo si volga lo sguardo. Sembra quasi che la volontà di potenza di nietzschiana memoria sia connaturata alla natura umana: quanti bambini, nei loro giochi, sognano di essere re del loro castello di cuscini? Nessuno vuole essere un servo, nessuno vuole fare il contadino, ma neanche il panettiere. Tutti vogliono la corona in testa, anche nella cultura pop.

Everybody wants to rule the world

Corre l’anno 1985, quando i Tears for Fears, band new wave inglese, pubblica il singolo Everybody wants to rule the world. Nonostante il ritmo blando e spensierato, la canzone parla delle ‘ansie di ogni tempo‘, quelle di tipo politico-sociale in particolare. Infatti, come si evince dal titolo, il brano tratta del tema del potere, cosa di cui ogni uomo vuole appropriarsi, in ogni quando e in ogni dove. Ma non solo. Questo si declina in varie accezioni: si va dallo sfruttamento dell’ambiente, alla dittatorialità, fino alla corruzione politica. C’è anche un sottile accenno alla Guerra Fredda, con la menzione del muro di Berlino. Insomma, un pezzo dal significato ancora estremamente attuale, che sembra descrivere qualcosa che da sempre esiste nella natura umana: la brama di controllo sugli altri.

Il Principe di Machiavelli risponde

Facciamo un salto indietro nel tempo, fino al 1513, anno in cui Niccolò Machiavelli scrive la sua opera maestra, Il Principe. Dedicato a Lorenzo de’ Medici (non il Magnifico!), questo modesto opuscolo, come lo definisce, vuole esporre in breve tutto ciò che ha appreso in anni di studio delle opere degli antichi e di vita politica come ambasciatore della Repubblica Fiorentina. Sebbene componga il De Principatibus per una ragione contingente, ossia la sperata riconquista del territorio italiano da parte di un regnante dello Stivale, esso ha anche un secondo fine: far rientrare Machiavelli nelle grazie della famiglia Medici, così da riassumere un ruolo diplomatico importante. In soli ventisei capitoli, l’autore è in grado di far trasparire tutta la sua sapienza politica, slegando questa dalla religione e dalla morale. Non a caso, quest’opera, cruda e realista, sancirà l’inizio della leggenda nera di Machiavelli: alcuni la definiscono scritta “con il dito del diavolo“. Per questo, il pensatore fiorentino verrà, in futuro, continuamente svilito e accostato alla politica dell’inganno e del male.

Le caratteristiche del principe nuovo

Tutti vogliono regnare, è un fatto assodato. Ma chi ci riuscirebbe davvero? Machiavelli, nei capitoli XV-XXV de Il Principe, prova a tracciare l’identikit del principe nuovo, colui che manterrà il proprio regno e che salverà l’Italia dai barbari. Innanzitutto, egli deve essere virtuoso, ossia deve conoscere le regole della politica (delineate da Machiavelli, ma deducibili dalle esperienze degli antichi) e le deve applicare nella vita reale, così da compiere grandi atti collettivi, che saranno tramandati nella memoria di tutti. Ma non è detto che un bravo principe sia anche buono, anzi. Spesso deve derogare la morale e la religione, agendo contro la fede, la giustizia, la carità e l’umanità, se può tornargli utile. Inoltre, deve preferire l’essere temuto all’essere amato, deve essere parsimonioso, invece che dispendioso, ma, soprattutto, deve essere sia golpe che lione.

La duplice natura del principe nuovo

Il principe, quindi, deve essere sia scaltro come una volpe, che forte come un leone. Ciò significa che non deve agire solamente con la legge, tipico strumento d’azione della natura umana, ma, quando le circostanze lo richiedono, deve essere in grado di agire con queste due caratteristiche, liberano la sua parte animale. Quando attuare queste misure, però? Machiavelli risponde:”quando la fortuna muta“, ossia quando il corso degli eventi, la sorte, devia dal percorso che ci si aspettava. In quel caso, il regnante deve essere rapido e realista nel mettere argini, sempre attraverso la sua virtù politica, agli eventi inaspettati, in modo che non prendano risvolti dannosi per lui. Insomma, Machiavelli ha le idee molto chiare su chi deve prendere il potere, dicendo che potrebbe anche perdere l’anima, a causa della sua esposizione al potere demoniaco. Siete ancora sicuri di volere comandare?

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