Il Superuovo

21 anni fa moriva Gino Bartali: ripercorriamone la storia e l’impegno umanitario

21 anni fa moriva Gino Bartali: ripercorriamone la storia e l’impegno umanitario

Noto e pluripremiato ciclista italiano, Gino Bartali ha affiancato la propria carriera all’impegno umanitario a favore degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. 

Detto anche Ginettaccio, Gino Bartali ha incarnato l’affinità tra la disciplina sportiva e l’empatia, il rispetto, la volontà di aiutare il prossimo. Un impegno portato avanti in silenzio, con umiltà, ma che durante la Seconda Guerra Mondiale ha salvato la vita di centinaia di ebrei.

Chi era Gino Bartali?

Nato il 18 luglio del 1914 a Ponte a Ema, Gino Bartali fu una figura emblematica nel panorama del ciclismo italiano del ventesimo secolo. Fu in giovane età che si avvicinò a quella che sarebbe poi divenuta la sua professione. Negli anni dell’adolescenza difatti, i genitori acquistarono una bicicletta per permettergli di raggiungere la scuola situata a Firenze, la quale divenne da subito la sua compagna di vita. “Il cancello” la chiamava, a causa del suo consistente peso, ma fu proprio quella distanza percorsa quotidianamente che gli permise di apprezzare la disciplina sportiva del ciclismo. Dopo essersi guadagnato il titolo di “campione della Toscana” a seguito del periodo da dilettante, la sua carriera decollò e prese parte alle competizioni più famose al mondo. Tra queste ricordiamo il Giro d’Italia del 1936 e del 1937 e il Tour de France del 1938, dove tutte e tre lo videro vincitore. In Italia il regime fascista valorizzava i propri volti noti, soprattutto in ambito sportivo, mostrandoli come simbolo della forza e del vigore del paese. Bartali però si mostrò avverso rispetto a certe dinamiche e fu rivoluzionario il suo rifiuto di eseguire il saluto romano durante il Tour de France del 1938. Durante la guerra poi, l’agonismo fu interrotto, ma a conflitto finito recuperò il tempo perduto, partecipando nuovamente al Giro d’Italia (1946), al Tour de France (1948) e alla Milano-Sanremo (1947;1950). Storica fu anche la sua rivalità con Fausto Coppi, altra figura di spicco nel ciclismo italiano, una competizione che però non sfociò mai in comportamenti anti-sportivi, come testimoniato dalla fotografia che li ritrae durante il Tour de France del 1952 nel momento dello scambio della borraccia.

L’attivismo umanitario a favore degli ebrei

Oltre che campione nel ciclismo, Bartali si è distinto per l’importante missione umanitaria che ha portato avanti nel corso del secondo conflitto mondiale a favore degli ebrei. Fu principalmente a partire dal 1943 che il suo impegno per questa causa si delineò maggiormente. Fingendo di svolgere il tragitto necessario per mantenersi in allenamento in vista della possibilità futura di tornare a gareggiare, Gino aiutò un gran numero di italiani di fede ebraica a sfuggire dalle persecuzioni. Partendo da Firenze difatti, egli raggiungeva Assisi, dove reperiva l’occorrente per permettere l’elaborazione di documenti falsi da fornire a coloro che, in virtù del proprio credo religioso, al tempo venivano considerati nemici dell’ideologia nazi-fascista. I chilometri che percorreva quotidianamente erano più di 300 e gli ostacoli da superare furono molti. La sua astuzia lo portò ad escogitare una strategia efficace per evitare che le autorità fasciste venissero a conoscenza di quanto egli stesse facendo, e fu così infatti che decise di nascondere tutte le documentazioni che riusciva a reperire all’interno della canna della sua inseparabile bicicletta. Oltre allo sforzo fisico necessario per percorrere ogni giorno tale distanza, la difficoltà fu aggravata dalle condizioni in cui riversavano le strade del tempo, poiché anch’esse soffrivano quanto apportato dalla guerra, dalle presenze militari, dai controlli, dagli interventi armati. Un fattore che giocò un elemento di vantaggio decisivo fu la notorietà che Gino aveva acquisito in ambito sportivo, difatti quando incontrava dei posti di blocco durante il suo percorso, i militari incaricati di interrogare tutti coloro che stessero transitando dalle varie località poste sotto controllo lo riconoscevano, e anziché svolgere quanto era ordinato dalla carica che essi rivestivano, molte volte si riducevano a chiedergli curiosità sui suoi allenamenti e sulla sua professione, permettendogli così di aggirare perquisizioni stringenti.

“Il bene si fa ma non si dice e certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca”

Il suo operato non si limitò a questo, difatti si impegnò anche nel reperire medicinali, così come si attivò in prima persona per permettere la liberazione degli inglesi che furono arrestati dai fascisti proprio a Ponte a Ema. Grazie alle sue eroiche imprese, Gino Bartali riuscì a salvare la vita di ottocento persone.

Giusto tra le nazioni

In virtù delle imprese da egli compiute, il 23 settembre 2013 Gino ottenne la nomina di Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem. Quest’ultimo, noto anche come Ente Nazionale per la memoria della Shoah fondato a Gerusalemme, deve la sua nascita alla volontà di ricordare il capitolo oscuro della Shoah, ciò che gli appartenenti alla fede ebraica hanno dovuto sopportare, subire e soffrire. In virtù di ciò, tale organizzazione si impegna anche nel conferire il titolo di Giusto tra le Nazioni a coloro che, pur non riconoscendosi in tale orientamento religioso, si sono adoperati nell’aiutare gli ebrei a sfuggire alle persecuzioni naziste. Il fatto che il nome di Gino Bartali appaia in tale lista non definisce solo il meritato e giusto riconoscimento ad una persona che ha messo a rischio la propria vita per poter salvare quella del prossimo, ma corrisponde anche ad un necessario motivo di riflessione ed orgoglio nel cuore di ogni italiano. Anche prima del 2013 Gino ha ottenuto onoreficenze degne di nota, tra cui la medaglia al valore civile consegnatogli dal Presidente della Repubblica Ciampi nel 2006. Ginettaccio si è spento il 5 maggio del 2000, una data che segna la fine di una vita coraggiosa, devota al valore dell’altruismo, che l’ha visto nelle vesti di campione sia in ambito sportivo che in ambito umanitario, un contributo che nessuno mai potrà rinnegare.

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