Chi è Salimbene da Parma? Scopriamo 5 curiosità sul cronista trecentesco

Salimbene da Parma è un noto cronista del ‘200, ecco 5 curiosità su di lui.

 

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Salimbene di Parma è un monaco francescano e cronista medievale nato nel 1221, ed è noto per aver scritto una Cronica (o Cronaca che dir si voglia) ricca di aneddoti, notizie e riflessioni non di poco conto. 

Un uomo coltissimo, curioso e, per certi versi, estremamente moderno, che purtroppo è sconosciuto ai più, andiamo quindi a conoscerlo meglio, attraverso 5 curiosità sul suo conto.

 

1 Sapeva la Bibbia a memoria

Anche se oggi potrebbe sembrarci assurdo e impossibile, Salimbene da Parma conosceva la Bibbia a memoria, non solo perché era fermamente convinto che nella Bibbia si trovassero le risposte ai problemi dell’uomo, o i consigli su come poter vivere bene, ma anche perché Salimbene non era mica un frate qualunque, era infatti un predicatore: conoscere la Bibbia era quindi fondamentale per lui e per le sue prediche nelle piazze, il testo biblico era il banco di prova che gli eretici avessero torto e che dovessero convertirsi.

 

2 Credeva di poter prevedere il futuro 

La Bibbia, secondo la dottrina dell’abate Gioacchino da Fiore, permetteva, se correttamente interpretata, di prevedere il futuro; tra i Gioacchiniti c’è anche Salimbene, che, nella cronaca (scritta in età senile) confessa di averci creduto da giovane. 

Ma cosa ha spinto Salimbene a cambiare idea? 

L’abate Gioacchino molto tempo prima della nascita di Salimbene aveva previsto che nel 1260 il mondo sarebbe cambiato: sarebbe arrivato l’Anticristo, avrebbe commesso i peggiori crimini, e, nel 1260, l’Anticristo sarebbe stato sconfitto e sarebbe iniziata una nuova epoca di grazia e beatitudine. 

Quale poteva mai essere l’idea fissa di coloro che credevano a questa teoria? Ovviamente la ricerca dell’Anticristo, che Salimbene identifica con l’imperatore Federico II (che gli stava abbastanza antipatico). 

Ma, purtroppo o per fortuna, Federico II muore nel 1250, e Salimbene ammette addirittura di non voler credere alla morte dell’imperatore, finchè non lo sente annunciare a Ferrara dalla stessa bocca del papa, e a quel punto Salimbene ammette di esserci rimasto malissimo e aver visto crollare ogni certezza.

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3 Non gli stavano simpatici i meridionali

Salimbene non aveva molto in simpatia i meridionali perché riteneva che avessero servito su un piatto d’argento la vittoria ai Normanni, e che non avessero combattuto con abbastanza valore, ragion per cui nella sua Cronaca li descrive così: “sunt homines caccarelli et merdaçòli”.

 

4 Era un appassionato di linguistica

Tra le varie critiche che Salimbene muove ai meridionali c’era infatti quella di parlare in modo strano, insieme con i romani infatti, danno del tu a tutti, e, Salimbene dice, che lo darebbero pure al papa, magari chiamandolo Messer, e dicendogli: “Tu Messer Papa”; i lombardi invece danno del voi a tutti, anche a un bambino, o a una gallina, o a un gatto.

 

5 Era un uomo molto curioso e attento al cambiamento

Nella sua Cronaca, Salimbene fa numerosi riferimenti al cibo, uno dei più curiosi fa sicuramente riferimento alla festa di Santa Chiara, in cui lui, facendo un paragone con i tempi passati, dice di aver mangiato addirittura dei “ravioli senza crosta di pasta”; a noi potrebbe sembrare un riferimento al nostro raviolo per come lo conosciamo, ma senza sfoglia, quindi con solo il ripieno, ma in realtà non è così: era uso nei banchetti medievali preparare delle grandi torte salate con dentro la carne o la pasta, è quindi probabile che Salimbene fosse abituato a mangiare i ravioli così e che sia rimasto stupito dal vederli senza crosta di pasta.

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