Come un cane diventò astronauta.

Prima dell’uomo nello spazio arrivarono gli animali. Il cagnolino Laika riuscì ad arrivare dove nessuno era mai andato prima nel 1957, 4 anni prima della storica missione di Gagarin, segando di fatto una pagina importantissima nella storia dell’esplorazioni spaziali e dell’umanità tutta. Entriamo quindi nei dettagli del lancio dello Sputnik 2 e di come veniva addestrati questi animali per diventare astronauti.
Lo Sputnik 2
Lo Sputnik 2 fu il secondo satellite artificiale entrato in orbita della storia, venendo lanciato il 3 novembre 1957, a un mese di distanza dal primo, lo Sputnik 1. Con il chiaro intento di continuare a primeggiare nella “corsa allo spazio”, i sovietici stavano studiando il modo di mandare in orbita un secondo satellite, stavolta con a bordo un essere vivente. Dopo vari test coi cani nell’ambito del programma spaziale sovietico, si raggiunse la conclusione che il viaggio spaziale di un animale poteva essere portato a termine e così lo Sputnik 2 fu la prima sonda con a bordo un essere vivente, la cagnolina Kudrjavka (erroneamente denominata “Laika”, che era il nome convenzionale russo della razza) a raggiungere lo spazio.
Come avvenne per lo Sputnik 1, il vettore che lo mise in orbita fu il razzo R-7 (chiamato anche “Semyorka”), il primo missile balistico intercontinentale della storia: questo aveva un’altezza di 34 metri e un peso di 280 tonnellate. In realtà il modello che portò in orbita i primi due Sputnik era un versione modificata del razzo, capace di trasportare oltre l’atmosfera 500 chili.
Dopo lo Sputnik 2 vennero mandati nello spazio altri 8 satelliti artificiali con lo stesso nome, ma nessuno raggiunse traguardi importanti come i primi due della serie. Dal 1962 i sovietici iniziarono dei collaudi di satelliti artificiali che chiamarono genericamente Cosmos, ma gli occidentali continuarono per un certo periodo con la vecchia denominazione, per cui, ad esempio, anche il Cosmos 1 fu chiamato Sputnik 11 e così avvenne anche per le successive sette missioni del progetto Cosmos. Furono denominate impropriamente Sputnik anche alcune sonde spaziali sovietiche che fallirono l’obiettivo della missione; l’ultima di esse fu lo Sputnik 25, sonda destinata all’esplorazione della Luna, che non riuscì a lasciare l’orbita terrestre.

La missione
Kudrjavka era una cane meticcio di circa 6 kg, fu scelta tra i vari candidati per il suo carattere sveglio, docile e, secondo le versioni ufficiali, al momento della missione aveva circa 3 anni. Dopo il lungo addestramento partì a bordo dello Sputnik 2 il 3 novembre 1957, diventando così il primo essere vivente in orbita spaziale. La capsula Sputnik 2 era pensata per la sua sopravvivenza, conteneva infatti cibo e acqua sotto forma di gel ed era dotata di sensori per monitorare segnali vitali del cane. Purtroppo per Laika però la sua sorte era già stata decisa: non prevedendo il ritorno, la capsula non era stata dotata di scudo termico, componente essenziale per il rientro nell’atmosfera
Per i giorni prima del lancio esistono due versioni, entrambe non ufficiali. La prima vuole che Laika sarebbe stata messa a bordo del satellite tre giorni prima del lancio e durante questo periodo l’animale sarebbe stato accudito da due tecnici che avrebbero garantito il benessere dell’animale. La seconda versione vuole, invece, che fu portata a casa del responsabile del progetto “cani astronauti” per trascorrere i sui ultimi giorni in “famiglia”.
Prima del lancio, degli elettrodi furono fissati sul corpo dell’animale per trasmettere alla centrale di controllo i segnali vitali. L’interno del satellite era foderato e lo spazio interno era sufficientemente ampio da permettere a Laika di stare sdraiata o in piedi, la temperatura interna era regolata sui 15 °C e un sistema di refrigeramento doveva proteggere l’animale da sbalzi termici eccessivi. Inizialmente tutto stava procedendo per il meglio. Il satellite fece in tempo a compiere nove orbite intorno alla Terra quando la temperatura della cabina iniziò a scaldarsi, raggiungendo i 40° a causa della scarsa copertura della navicella. Poco dopo furono persi i segnali vitali di Laika. Ufficialmente il cane-astronauta morì dopo 6 giorni in orbita, a causa del cibo avvelenato messo intenzionalmente nella navicella per evitarle una morte dolorosa durante il rientro. Solo da pochi anni, però, si sa che Laika morì dopo appena 5 ore dal lancio a causa degli sbalzi di temperatura.
I cani astronauti
I cani sono stati l’animale preferito negli esperimenti spaziali degli scienziati sovietici, in quanto erano considerati animali ben adatti a sopportare lunghi periodi di inattività. Prima del lancio dell’uomo in orbita, cioè quello di Jurij Gagarin avvenuto nel 1961, vennero usati come cavie circa 60 cani, tra voli sub-orbitali e orbitali.
Per abituare gli animali agli spazi angusti delle navicelle spaziali, questi venivano messi in piccole gabbie per un periodo di 15-20 giorni; i prescelti erano perlopiù cani randagi, in quanto si riteneva che sarebbero stati in grado di meglio tollerare i rigori termici e le intense sollecitazioni del volo spaziale. Venivano scelti inoltre cani di sesso femminile, perché considerati più docili, e perché il meccanismo che doveva raccogliere l’urina e le feci degli animali era dotato di uno speciale dispositivo, progettato per funzionare solo con le femmine. Gli animali prima del lancio venivano inoltre dotati di tute spaziali che portavano per un certo periodo di tempo, in maniera da abituarli, e venivano anche messi in macchinari che simulavano il lancio ed in speciali centrifughe che simulavano l’elevata accelerazione del lancio stesso. I cani lanciati in orbita venivano alimentati con un nutriente gelatinoso ricco di proteine, che doveva sostenerli per tutta la durata del viaggio senza fargli patire, in teoria, la fame.