Scopriamo il “Giudizio Universale” di Michelangelo: una storia travagliata fatta di critiche, censure e dispetti

“Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera, la tua ingratitudine, la tua arroganza, fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa.”

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Michelangelo_Buonarroti#/media/File:Michelangelo_Daniele_da_Volterra_(dettaglio).jpg

Citazioni trash a parte, il “Giudizio Universale” è un affresco dalla storia decisamente travagliata, fatta di rinvii, difficoltà e continue critiche da parte dei contemporanei. Ma quello di cui si parlerà qui riguarda un diverbio reso arte.

Breve storia dell’ affresco 

Adocchiato da papa Clemente VII a Firenze, l’artista fiorentino fu incaricato intorno al 1534 di dare nuova vita alla parete della Cappella Sistina, laddove erano presenti lavori quattrocenteschi del Perugino. A Roma si sarebbe dovuto occupare anche della tomba di Giulio II i cui eredi spingevano molto sul completamento dell’opera in tempi brevi. Da qui iniziano le peripezie che faranno del “Giudizio Universale” il simbolo del carattere di Michelangelo. 

Il 25 settembre 1534 Clemente VII morì bloccando la preparazione iniziale per poter cominciare l’affresco, occasione sfruttata poi per portare a termine altri lavori pregressi. Confermato in seguito dal nuovo Paolo III, Michelangelo cercò di procrastinare appoggiandosi ai ritocchi architettonici che la parete necessitava, di modo che fosse ben preparata per accogliere la mano del maestro.

Ad aggiungere benzina al fuoco fu poi Sebastiano del Piombo, che preoccupato delle difficoltà tecniche dovute agli ormai sessanta anni del fiorentino, aveva fatto aggiungere alla parete un incrostatura su cui dipingere a olio. Ma Michelangelo non gliela diede vinta, distrusse tutto per continuare dritto all’obiettivo della tecnica a fresco, definendo quella ad olio “per donne e persone agiate e infingarde”. 

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Giudizio_universale_(Michelangelo)#/media/File:Michelangelo,_Giudizio_Universale_02.jpg

Critiche e censure

Il cantiere iniziò ufficialmente nel 1536 dopo rinvii, ritardi, ricerca del colore giusto, incidenti come la caduta da un ponteggio di Michelangelo, oltre al fatto che lavorasse principalmente da solo.

Ancora prima che fosse completato le critiche iniziarono a farsi sentire, accusandolo di oscenità e di scandalo, l’opera andava oltre la verità evangelica. Tutti quei nudi, quel trionfo di corpi non poteva stare nella Cappella Sistina. Si pensò anche di mandare l’artista davanti al Sant’Uffizio e in seguito distruggere tutto ciò che era stato fatto. 

Solo nel 1564 la Congregazione del Concilio di Trento decise di coprire le oscenità dei nudi. L’incarico fu affidato a Daniele da Volterra, ammiratore di Michelangelo, ragione per la quale i suoi ritocchi sono stati discreti. Senza snaturare le figure si limitò ad aggiungere panni svolazzanti sulle zone interessate, guadagnandosi il soprannome di “Braghettone”.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Giudizio_universale_(Michelangelo)#/media/File:Michelangelo,_giudizio_universale,_dettagli_35.jpg

La figura di Minosse

Una persona in particolare criticò il “Giudizio Universale”, il cerimoniere pontificio Biagio da Cesena, il quale si pronunciò negativamente sulla questione. Ad informarci su quanto avvenuto è Giorgio Vasari:

disse essere cosa disonestissima in un luogo tanto onorato avervi fatto tanti ignudi che sì disonestamente mostrano le lor vergogne, e che non era opera da cappella di papa, ma da stufe e d’osterie”

Dato il carattere burbero di Michelangelo, decise di usare il suo volto per la figura di Minosse, non a caso personaggio collocato all’Inferno. Lo si può riconoscere nell’angolo in basso a destra, nell’area dedicata alle anime dannate. Neanche un richiamo la lamentela diretta al papa fu utile per risolvere la diatriba. Infatti, ormai da quasi cinquecento anni Minosse/Biagio da Cesena è ancora lì con orecchie d’asino e un serpente che gli morde il membro.

Fonte: https://michelangelobuonarrotietornato.com/2022/01/28/biagio-da-cesena-e-i-limiti-dazione-del-papa/

 

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