Che gusto avrà il sushi in futuro? Scopriamolo attraverso le sfide etiche e politiche

Salmone coltivato in laboratorio: negli Usa c’è il via libera al consumo
È arrivata l’approvazione per un pesce realizzato da colture cellulari.

Si tratta del salmone di un’azienda californiana, ora considerato sicuro per l’uomo. Vediamo quali possono essere gli scenari futuri.

Cosa sta succedendo?

La Food and Drug Administration (FDA, l’ente che negli Stati Uniti regola in materia di alimentazione e farmaci) ha definito sicuro il salmone coltivato dall’azienda bio-tech californiana Wildtype, in una consultazione preliminare alla vendita sul mercato. È la prima volta che un alimento a base di pesce realizzato in laboratorio a partire da colture cellulari passa il vaglio dell’agenzia USA che vigila sulla sicurezza degli alimenti. Finora il via libera era stato accordato solo a tre tipi di carni coltivate, due prodotti a base di pollo e uno a base di maiale. Il salmone coltivato della Wildtype è stato ritenuto comparabile con i cibi prodotti in modo tradizionale, e privo di sostanze pericolose per l’uomo. È stato creato a partire da una linea di cellule staminali prelevate da un giovane salmone argentato nel 2018 e lasciate moltiplicare in grandi bioreattori assieme a un mix di amminoacidi, sali, zuccheri, grassi e minerali. Le cellule hanno continuato da allora a crescere e aumentare di numero, e non c’è stato bisogno di nuovi prelievi cellulari da salmoni vivi.

Implicazioni etiche

Lo sviluppo del cibo sintetico solleva profonde questioni etiche: dalla sostenibilità ambientale, con l’interrogativo sull’energia necessaria per la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, alla giustizia sociale, dove si teme che diventi un lusso o, al contrario, una soluzione per la fame globale, a patto di un accesso equo. La salute umana è cruciale, con la necessità di studi a lungo termine sulla sicurezza e sui potenziali impatti nutrizionali. Inoltre, sorgono dilemmi sull’autenticità e sulla percezione pubblica del cibo. L’Unione Europea affronta queste sfide con normative rigorose, in particolare il Regolamento sui Novel Food (UE) 2015/2283, che richiede una rigorosa autorizzazione preventiva per tutti i nuovi alimenti, inclusi quelli sintetici, basata su un’attenta valutazione scientifica dei rischi da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Questo quadro normativo mira a garantire la sicurezza alimentare e la trasparenza per i consumatori, affrontando le preoccupazioni etiche legate alla produzione e al consumo di alimenti innovativi.

Lotta politica

Il cibo sintetico è intrinsecamente un terreno fertile per accese contese politiche e lotte, poiché tocca pilastri fondamentali come la sovranità alimentare. I governi si trovano a bilanciare la spinta all’innovazione e alla sostenibilità, promesse dalla carne coltivata e altri alimenti in vitro, con la necessità di proteggere le tradizioni agricole, le filiere esistenti e la salute dei cittadini, spesso sotto la pressione di potenti lobby agricole che vedono il cibo sintetico come una minaccia diretta ai loro mercati. Le decisioni normative, come il divieto di produzione e commercializzazione del cibo sintetico adottato in Italia o le rigorose procedure di autorizzazione dell’UE, diventano quindi espressione di compromessi politici e scontri ideologici, riflettendo la diversità di approcci tra i paesi e all’interno delle stesse istituzioni europee. Le discussioni si infiammano attorno a temi come l’etichettatura, le definizioni di “carne” o “latte”, la percezione di “naturalità” e la potenziale dipendenza da grandi multinazionali che detengono i brevetti di queste nuove tecnologie, trasformando il cibo sintetico non solo in un argomento scientifico o etico, ma in un vero e proprio campo di battaglia politica e culturale.

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