Il Superuovo

Che cosa si può definire reale? Ce lo mostrano Wandavision, Platone e Cartesio

Che cosa si può definire reale? Ce lo mostrano Wandavision, Platone e Cartesio

Ecco la filosofia che si nasconde dietro la serie con protagonista i due personaggi dell’universo Marvel. 

Il filosofo Cartesio

 La Marvel ha recentemente proposto qualcosa di completamente innovativo rispetto al resto dei suoi film, a prescindere dai gusti in merito. La serie Wandavision è per certi aspetti spiazzante, soprattutto nella fase iniziale: grazie anche a… Platone e Cartesio. 

Wandavision 

Wanda Maximoff e Visione tornano in una veste del tutto particolare: dai campi di battaglia contro il malvagio Thanos sembra passata un’eternità, o piuttosto, sembra che il mondo abbia riavvolto il suo nastro e sia tornato indietro. Già, perché nel primo episodio si trova una versione in bianco e nero di Wanda e Visione, degna delle migliori serie anni cinquanta, i quali trascorrono una vita normalissima, in un tranquilla cittadina con vicini gentili, dove l’unico problema è l’esigente datore di lavoro di Visione. E così i due eroi vengono spogliati dal loro abituale contesto per godersi, finalmente, il loro meritato riposo. Ma attenzione, non tutto è come sembra…

La caverna 

Un filosofo come Platone non si fida granché delle apparenze: il suo pensiero è alla continua ricerca di qualcosa di stabile in mezzo al mondo, per sua natura in continua evoluzione, fluido. Egli crede che alla base di quest’ultimo ci siano quelle che chiama Idee: un insieme di valori come il Bene e la Bellezza che danno forma alle cose. Ciò che scambiamo per realtà non è altro che un’imitazione delle Idee, che danno a essa stabilità e significato: non si può conoscere veramente qualcosa solo fermandosi alla superficie. Ed è un po’ la stessa sensazione che si ha guardando “Wandavision”: personaggi in alcuni tratti spaesati, scene tagliate all’improvviso, oggetti colorati che irrompono nello scenario in bianco e nero. 

Che ci sia qualcosa che non va diventa sempre più evidente, e dopo pochissimi episodi ci si rende conto che la vita idilliaca vista fino a quel punto non è altro che una creazione della stessa Wanda, che, grazie ai suoi poteri, ha trasformato la piccola cittadina di Westwiew nello scenario della sua personale serie TV, rendendola inaccessibile al mondo esterno e “reale”. In questa “bolla” gli abitanti e Visione vivono, di fatto, in una continua illusione. Lo scenario della serie è molto simile a quello descritto dallo stesso Platone nel famoso Mito della caverna, nel quale la natura degli uomini viene paragonata alla condizione di alcuni prigionieri che, nati e cresciuti in una caverna, sono costretti a guardare solo delle ombre proiettate sulla parete. Essi, dunque, non possono far altro che scambiare la caverna e le ombre per la realtà. La domanda che si pone Platone è: siamo certi che anche noi non siamo intrappolati in una “bolla”? 

Wanda e Visione (fonte: rivistastudio.com)

Essere qualcosa 

Un filosofo come Cartesio si è chiesto allora se esista qualcosa di assolutamente certo, tale da non poterlo ingannare. E per fare ciò, egli ha deciso di rifiutare qualsiasi cosa che possa farlo dubitare, accettando solo ciò che si dimostra sempre chiaro e distinto. Secondo Cartesio, il corpo e i suoi sensi non riescono a superare il “test”, essi si dimostrano spesso fallaci: da cose più banali come gli inganni percettivi (ti è mai capitato di vedere una persona per poi rivelarsi un’altra?) all’incapacità di saper distinguere la veglia dal sonno, tant’è che quando siamo immersi in un sogno abbiamo la sensazione che esso sia reale, come accade a Visione nella serie. Continuando a cercare, il filosofo distrugge diverse nostre abituali convinzioni, finchè…

“Mi sono bensì persuaso che non esiste proprio nulla al mondo, né cielo né terra né menti né corpi; ma per ciò anche che non esisto neppure io? No, di certo! Esistevo di certo, se mi sono persuaso di qualcosa! Ma se ci fosse un non so quale ingannatore, quanto mai potente ed astuto, che si dia da fare ad ingannarmi sempre? Ebbene, nel caso che lui mi inganni, allora non c’è dubbio che esisto anch’io; e, mi inganni pure quanto ne è capace, non potrà però mai far sì che io non sia niente, fintantoché penserò di essere qualcosa”. (Meditazioni metafisiche)

E cos’è questo “qualcosa”? 

“Qui sì, ho trovato: è il pensiero quello che cercavo, che questo solo non può essere separato da me. Io esisto, è certo, ma fino a quando? Finché penso, di certo, perché, semmai cessassi di pensare, potrebbe darsi che con ciò stesso cessassi interamente di esistere”.

Queste sono parole affascinanti: è il proprio pensiero (che Cartesio non intende solo come calcolo razionale, ma associa a esso anche stati come le emozioni, tutto ciò che appartiene alla coscienza, al “privato”)  che identifica le persone. Ma in tutto questo, dove sono finiti il corpo e la realtà circostante? Se è solo il pensiero a essere indubitabile, come si fa a ricucire lo “strappo” con il resto delle cose? Cartesio dedica il resto della sua argomentazione proprio a questo, cercando alcune soluzioni. Ma se ci si ferma qui, il rischio è di cadere nel solipsismo, una dottrina filosofica secondo la quale tutto ciò che circonda il soggetto non è altro che una sua rappresentazione, persino lo smartphone dal quale stai leggendo questo articolo potrebbe essere solo una tua proiezione. É incredibile come da vittima dell’inganno l’uomo si sia trasformato in spettatore e regista della sua realtà, tanto da essere più simile a Wanda più di quello che crede: e se fossimo noi gli autori della nostra “bolla”? 

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