Cersei Lannister e Agrippina Minore, due donne al potere e pronte a tutto

Si sono fatte strada in un mondo di uomini sopportando molti dolori e lottando con ogni mezzo per governare. Dal carattere fino all’amore per i figli, le due regine si assomigliano in molti aspetti.

Statua che raffigura Agrippina Minore (15 d.C.-59 d.C), madre dell’imperatore Nerone

Cersei Lannister è figlia di Lord Tywin, signore di Castel Granito nonché uno degli uomini più potenti dell’intera Westeros. Agrippina Minore è figlia di Germanico, un grande generale ben voluto dal popolo e figlio adottivo dell’imperatore Tiberio Claudio Cesare. Entrambe di nascita nobile, non per questo hanno avuto vita facile, ma la loro ambizione le ha indotte ad utilizzare ogni arma a loro disposizione per arrivare all’apice del potere temporale. Solo da così tanto in alto, però, la loro caduta poteva essere così rovinosa.

Monete raffiguranti Agrippina (a sinistra) e l’imperatore Claudio suo marito

Un’infanzia difficile

Sì è vero, entrambe sono nate in nobili famiglie ed essere una Lannister o una discendente della gens Iulia è una fortuna non da poco. Tuttavia fin da piccole hanno dovuto sopportare lutti e fatiche che hanno segnato profondamente il loro carattere e la loro determinazione con cui si sono impegnate a scalare la montagna del potere, ancorché facilitate dal buon nome della stirpe. Cersei è nata in una famiglia di soldati in guerra e perde la madre quando ha ancora nove anni in seguito al parto del tanto odiato fratello nano Tyrion. Pertanto cresce tra spade e manovre politiche, ascoltando le strategie e i ragionamenti del padre e apprendendo l’arte del potere. Più di una volta, infatti, rinfaccerà al fratello Jaime di essere stata l’unica attenta nell’ascoltare le pianificazioni del padre (uomo politico abilissimo e senza scrupoli) mentre lui si dilettava a “giocare” da cavaliere andando a cavallo e duellando con la spada, cose che Cersei considerava passatempi futili. Anche Agrippina vive una situazione simile: essendo figlia di un generale, nasce nel bel mezzo della campagna militare del padre, in Germania, ad Ara Ubiorum, nei pressi dell’attuale città tedesca di Colonia. Anche lei figlia di un militare, anche lei nata in periodo di guerra ha una situazione familiare più instabile di quella di Cersei, perché quattro anni dopo la sua nascita il padre Germanico morì in circostanze misteriose. Fatto forse uccidere dal padre adottivo, l’imperatore Tiberio, Germanico lascia la moglie (Agrippina Maggiore) e i loro nove figli in una situazione abbastanza difficile. Addirittura Tiberio fa in modo che la madre di Agrippina, sua omonima, venga esiliata nell’isola di Ventotene, dove poi morirà. Cresciuta odiando profondamente l’imperatore, anche lei, come Cersei, si dedica molto alla politica e alla letteratura, interessi coltivati solitamente da uomini: Tacito, infatti, nei suoi Annales, ne parla sottolineandone il suo “Quasi virile servitium“, un “Comportamento quasi maschile” che la porterà ad accumulare così tanta cultura da permetterle persino di scrivere un’opera storiografica, dei “Commentarii” purtroppo andati perduti. Ma anche se ambedue crescono in mezzo agli uomini e coltivando interessi tipicamente maschili per la loro epoca, tuttavia sono ben consapevoli delle armi femminili di cui sono in possesso: hanno assimilato le nozioni e le dinamiche del mondo governato dagli uomini, hanno imparato a ragionare come loro e, unendovi la loro esperienza di vita, sono riuscite a prendersi la loro vendetta. La bellezza e la capacità di seduzione, unite all’ambizione e alla conoscenza delle dinamiche dei giochi di potere, saranno ciò che garantirà loro di arrivare laddove una donna non era mai arrivata.

Busto dell’imperatore Claudio, che governò come princeps dal 41 d.C. al 54 d.C. Suo successore fu Nerone.

La scalata al potere

Da un lato Cersei crebbe tra l’odio per uno dei due fratelli e l’amore impossibile per Jaime dall’altro, che nonostante tutti gli ostacoli posti dal padre venne comunque consumato, di nascosto, perché solo con lui lei “Si sente completa“. Anche a livello amoroso la storia delle due donne fu complicata. Da piccola la lady Lannister era stata promessa sposa al principe Rhaegar di cui poi si innamorò, ma il padre di lui, il re Aerys, si oppose. Alla fine fu costretta a sposare Robert Baratheon, diventato signore dei Sette regni dopo il successo della ribellione. Un matrimonio con un uomo che non la amava, ma la cosa era reciproca. Agrippina invece fu obbligata, dal tanto odiato zio Tiberio, a sposare un uomo che ella disprezzava, Gneo Domizio Enobarbo, politico vicino all’imperatore. Da lui Agrippina ebbe il suo unico figlio, Lucio Domizio Enobarbo, conosciuto con il più famoso nome di Nerone. Infanzia e giovinezza dolorose, odio, delusioni amorose e matrimoni infelici sono ciò che fece definitivamente emergere l’indole delle due donne, fino a renderle spietate e senza scrupoli. Partendo da Cersei, la prima delle sue clamorose azioni fu tramare per la morte del marito, Re Robert, avvenuta in modo subdolo e senza doversi sporcare le mani, come si conviene ad una manipolatrice come lei. A quel punto gli eredi diventarono i suoi figli e Cersei, essendo loro ancora giovani, avrebbe potuto esercitare la sua influenza e governare in modo pressoché assoluto. Ma qui ha commesso un errore, come approfondiremo più avanti. Ogni sua azione, da quando diventò regina reggente, fu frutto di un ragionamento spietato che spesso è sfociato nel disumano, con calcoli politici che sullo sfondo proiettavano il rancore per le umiliazioni subite, come il “Cammino della vergogna“. Cersei non esitò a pianificare omicidi e stragi come quella con le botti di Altofuoco, non si è mai curata delle vite umane e ha attuato ogni possibile procedura per salvaguardare il suo potere. Ha cercato alleanze oltrecontinente, promesso un matrimonio a Euron Greyjoy in cambio di una flotta, assoldato mercenari; ha giocato d’astuzia, manovrato le sue pedine con un’abilità disarmante e, soprattutto nel periodo decisivo del gioco del trono, non ha avuto più nulla da perdere, eccetto suo fratello Jaime. Cersei, rivolgendosi ad Eddard Stark quando lui ricopriva il ruolo di Primo Cavaliere del Re, disse: “Al gioco del trono o si vince o si perde. Non esistono terre di nessuno“. E lei ha giocato, eccome se lo ha fatto. E nonostante abbia perso, ha lasciato una profonda traccia del suo operato, anche se questa è perlopiù rappresentata da una lunga trafila di morti.

Cersei Lannister con il figlio primogenito Joffrey Baratheon

Per quanto riguarda la spregiudicatezza, Agrippina non fu da meno di Cersei. Non esitò a tramare contro il fratello Caligola in seguito ai maltrattamenti subiti, anche se questa è una notizia non storicamente del tutto accertata. Ci è riportata da Svetonio, lo storico attentissimo ai pettegolezzi e ai retroscena della vita degli imperatori che ha avuto molto materiale su cui indagare, soprattutto per quanto riguarda la dinastia Giulio-Claudia. Caligola morì in una seconda congiura, nella quale non era coinvolta Agrippina, la quale potè tornare a Roma dall’esilio e dare al defunto imperatore una degna sepoltura. Il nuovo Princeps era Claudio, zio di Agrippina, sposato con Messalina. Questa, però, caduta vittima di un complotto, venne messa in cattiva luce agli occhi del marito e uccisa prima che egli potesse interrogarla. Perciò l’imperatore era in cerca una consorte e Agrippina, con le sue doti di seduttrice, con il carisma e contando sull’appoggio di un liberto di nome Pallante, riuscì a spuntarla. Claudio era talmente infatuato da lei che ordinò di promulgare una legge apposita per permettere i matrimoni tra consanguinei, dal momento che Agrippina era sua nipote. A quel punto la regina divenne completamente padrona della mente di Claudio e lo potè manipolare per favorire le sue trame. Prima di tutto lo convinse, sempre in virtù della suddetta legge, a dare in sposa sua figlia Ottavia, avuta da Messalina, a Nerone, così da inserirlo completamente nella linea dinastica per ereditare il trono imperiale. Ma il favorito rimaneva comunque il figlio maschio di primo letto di Claudio, di nome Britannico, perciò Agrippina dovette fare qualche sforzo in più. Con l’adulazione riuscì a indurre l’imperatore suo marito a indicare Nerone come suo successore, mettendo in cattiva luce Britannico (poi forse fatto uccidere da Nerone stesso). Quando Claudio, sul finire del suo governo, si pentì di questa decisione e volle rettificarla in favore di suo figlio, improvvisamente morì avvelenato probabilmente a causa di funghi velenosi, dal momento che era particolarmente ghiotto di quella pietanza. Tra gli storici, Svetonio propende per l’attribuzione dell’omicidio ad Agrippina anche se mantiene comunque le distanze da una condanna definitiva, anche perché, sostiene, il mandante non si sapeva chi fosse. Tacito invece, a cui Agrippina era piuttosto invisa, si mostra molto più sicuro, nei suoi Annales, nell’ addossarle le responsabilità dell’omicidio, avanzando anche l’ipotesi che non si fosse servita di un sicario. Fatto sta che, morto Claudio, al soglio imperiale salì Nerone, figlio di un matrimonio mai voluto e di un marito mai amato. Quello era il capolavoro politico di Agrippina che, a prezzo del sangue e dell’inganno, portò suo figlio a divenire imperatore a diciassette anni prendendosi la sua personale vendetta di tutti i soprusi subiti in passato.

Ritratto dell’imperatore Nerone

I figli: il grande amore, il più grande errore

Le due regine, quanto più sono arrivate al culmine del loro potere, tanto più hanno messo in mostra la loro più grande debolezza: i figli. Una donna spietata come Cersei aveva a cuore solamente quei tre ragazzi che aveva dato alla luce dalla relazione incestuosa con Jaime e fatti passare come eredi di Robert. Solo per i tre figli e per il fratello gemello la regina ha davvero provato amore e si è dimostrata preda delle emozioni e degli affetti in una veste, come la sua, che avrebbe dovuto invece essere fredda e calcolatrice, totalmente razionale. Figli che sono stati completamente diversi tra loro nel carattere, passando da due ingenue vittime controllabili come Tommen e Myrcella a una mina vagante impazzita come Joffrey. E il governo di Joffrey è proprio il punto in cui le vicende di Cersei e di Agrippina si assomigliano di più. Entrambe hanno investito molto sui loro figli e, una volta arrivati al potere in giovane età, credevano di poter esercitare su di loro una sorta di autorità. Così Nerone, durante i primi anni di governo, si affidava a due consiglieri come il filosofo Lucio Anneo Seneca e il prefetto del pretorio Afranio Burro, ma il parere della madre Agrippina era sempre quello decisivo. E anche Joffrey, nei primi momenti, subiva l’influenza della madre, ma non appena i due giovani monarchi compresero davvero di avere nelle mani il vero potere le cose cambiarono. La meteora impazzita Joffrey e l’eccentrica testa calda Nerone cominciarono a sfuggire al controllo delle madri che tanto si erano prodigate per loro ( e indirettamente per loro stesse), soprattutto Agrippina. Perché se Cersei aveva altri due figli, alla discendente di Germanico non rimaneva altro che quell’unico ragazzo al quale aveva procurato l’impero e che ora le voltava le spalle. Agrippina non tollerava che qualcun altro potesse avere il controllo della mente del figlio e perciò cercava di allontanarlo dai due consiglieri che però Nerone sembrava preferire. Così madre e figlio iniziarono ad andare in disaccordo e spesso Nerone prendeva decisioni appositamente contrarie al volere di Agrippina, come ad esempio il ripudio di Ottavia in favore dell’avvenente Poppea, meno succube della precedente moglie e incline a influenzare il marito. Agrippina presto fu fatta allontanare dalla corte e, vedendola come un nemico a piede libero, Nerone ordinò che venisse uccisa. Agrippina sarebbe caduta preda della sua stessa arma. Il primo tentativo di matricidio fu ordito durante una festa religiosa: il liberto Aniceto avrebbe dovuto farla cadere in acqua di modo che annegasse ma Agrippina sopravvisse e, a quel punto, Nerone iniziò a temere fortemente una sua possibile vendetta. Perciò ordinò che venisse uccisa in modo rapido e infallibile e, questa volta, usando la spada. Nella tragedia “Octavia“, attribuita a Seneca, si insiste sul pathos della scena narrata anche da Tacito: Agrippina, integerrima e risoluta come era sempre stata, con odio esortò il suo sicario a infilzarla ripetutamente nel ventre, perché da lì era uscito, in passato, quel mostro di Nerone che aveva creduto di poter giostrare a seconda del suo volere, sbagliandosi di gran lunga.

Cersei, nell’ottava stagione, che contempla Approdo del Re prima della battaglia finale

Per fortuna di Cersei questo a lei non è mai accaduto: Joffrey faceva molto di testa sua, ma non ha mai tentato di uccidere la madre. Sfuggiva al controllo e superbamente ostentava il suo essere il re, ma non ha mai osato tanto. Ma forse più di Agrippina lei aveva posto tutto il suo affetto nei tre figli, ciò che di umano ancora c’era nel suo cuore e sopravvivere a tutti loro ha rappresentato per Cersei una nuova grande sorgente di odio e un brutto colpo che l’ha resa più fragile. I figli per lei erano tutto e dopo la loro morte intorno a Cersei si è creato un buco affettivo tale che è rimasta sempre più sola. E questa solitudine, unita ad una ferma e salda coerenza degna delle ultime ore di Agrippina, l’hanno portata a soccombere, caduta preda della sua sete di potere e della sua ambizione troppo sfacciata.

 

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