Il 23 aprile di ogni anno si celebra la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”. Scopriamo l’importanza della tutela delle produzioni artistiche e la consapevolezza del fare letterario con Francesco Petrarca e Cristina da Pizzano.

Tale giornata è stata istituita dall’UNESCO nel 1996 e ha lo scopo di promuovere la lettura e valorizzare il diritto d’autore, tutelando cioè il lavoro, l’impegno e il contributo offerto dagli autori. La data scelta è il 23 aprile perché ricorre l’anniversario della morte di tre grandi scrittori avvenuta nel 1616: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso El Inca de la Vega.
Cos’è il diritto d’autore?
Il diritto d’autore ha l’obiettivo di tutelare l’atto creativo dell’attività intellettuale attraverso il riconoscimento all’autore dell’opera di una serie di diritti economici e morali. Ogni nazione ha una propria specifica legislazione inerente alla registrazione e al deposito delle opere letterarie, ma esistono anche una serie di accordi europei e internazionali (ad esempio, la convenzione di Berna nel 1886 e Convenzione universale sul diritto d’autore a Ginevra nel 1952) per cercare di raggiungere una sempre più diffusa omogeneità giuridica.
In Italia, il diritto d’autore -che è una branca del diritto privato- è disciplinato dalla Legge n. 633/1941, il cui articolo 1 recita:
Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che
appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed
alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Il diritto d’autore tutela i frutti dell’atto creativo, il lavoro e l’impegno dell’autore. Alla base dell’esistenza di questo diritto c’è il riconoscimento del valore e del merito dell’autore che ha elaborato una determinata opera di ingegno; e ancora c’è la consapevolezza dell’autore stesso che conosce la preziosità della propria opera. Questa cosiddetta consapevolezza autoriale nasce nell’umanesimo e, forse, ancor prima.

Petrarca e la consapevolezza autoriale
Francesco Petrarca (1304-1374) rappresenta uno dei pilastri fondamentali della letteratura italiana insieme a Dante e Boccaccio (Tre corone del Trecento); ha scritto molteplici opere sia in latino sia in volgare, la più nota in assoluto è il Rerum Vulgarium Fragmenta, eletto poi come modello letterario da Pietro Bembo nel ‘500.
Petrarca apre all’umanesimo, allo studio dei classici e può esserne considerato a tutti gli effetti il precursore oltre che un filologo ante litteram. C’è chi lo considera il fondatore della lirica moderna perché ha gettato le basi per una nuova poetica, veramente lirica, maggiormente introspettiva, struggente, inquieta…
Inoltre, Petrarca inaugura il percorso della graduale acquisizione della cosiddetta consapevolezza autoriale e della conservazione delle proprie carte.
Di Petrarca ci sono pervenuti:
- l’autografo del Canzoniere (codice Vaticano latino 3195) che ne contiene la versione definitiva con il titolo voluto dall’autore e la separazione tra le rime in vita di Madonna Laura e in morte di Madonna Laura. Nello specifico, si tratta di un autografo parziale (e anche idiografo, ossia trascritto sotto la diretta sorveglianza dell’autore) perché, oltre a Petrarca, fu il copista Giovanni Malpaghini a metterci mano.
- il “Codice degli abbozzi” (codice Vaticano latino 3196), un manoscritto composito -costituito da venti carte- che conserva redazioni intermedie dei vari componimenti, tra i quali: cinquantasette poesie confluite nel Canzoniere, altre dodici poesie rimaste escluse e due capitoli dei Trionfi. Questo insieme di carte documenta l’iter correttorio dell’autore da piccole annotazioni a veri e propri abbozzi fino a testi destinati alla trascrizione in bella copia.
È da Petrarca in poi che, quindi, è possibile applicare la cosiddetta filologia d’autore o dell’originale; prima di Petrarca non ci sono pervenuti testi autografi (ad esempio, non abbiamo l’autografo della Commedia dantesca) e la loro presenza sottolinea l’esistenza della consapevolezza autoriale: si tratta di una testimonianza fondamentale per l’importanza della documentazione conservata perché indica la presenza di una coscienza d’autore che comporta -da parte dello scrittore stesso- la conservazione e la cura delle proprie carte (nella loro forma definitiva e nelle redazioni intermedie).

Cristina da Pizzano e la raccolta della propria opera omnia
Cristina da Pizzano (1364-1430 circa) è stata una grande scrittrice, considerata la prima di professione in Europa e una femminista ante litteram; si è dedicata alla prosa e alla poesia e la sua opera più nota è Le Livre de la cite des dames (1404-1405), ossia “Il libro della città delle dame”, in cui immagina una società non discriminante per le donne che vengono apprezzate per i numerosi contribuiti offerti alla cultura.
Cristina da Pizzano ha raccolto tutta la sua produzione all’interno del Manuscrit de la Reine, dedicato a Isabella di Baviera, regina di Francia, manoscritto conosciuto anche come codice Harley 4431 (1410-1415 circa) della British Library a Londra.
È la prima volta nella storia della cultura occidentale che in vita una persona di cultura raccoglie tutte le proprie opere significative, la propria opera omnia. A cavallo tra ‘400 e ‘500, complice anche l’invenzione della stampa, si inizierà ad allestire l’opera omnia di autori antichi, ma non di scrittori contemporanei. Dovremo poi aspettare il 1808 con Goethe che curerà l’edizione completa delle sue opere.
Cristina da Pizzano è consapevole della propria individualità, del valore dei suoi scritti e per tale ragione decide di farne un’edizione unica.
Sia in Francesco Petrarca sia in Cristina da Pizzano vi è una consapevolezza della propria autorialità totalmente diversa rispetto a quella della letteratura medievale precedente, una consapevolezza che è destinata a crescere nel corso dei secoli -specialmente dopo l’invenzione della stampa- fino a raggiungere l’apice nella dimensione contemporanea: non soltanto gli autori conservano le proprie carte, ma scelgono di “tutelarle” legalmente con il copyright; inoltre, gli autografi vengono conservati in specifici archivi.