Catanzaro: al via il XIX convegno degli ingegneri clinici. Ma, di cosa si occupano?

Dal 16 al 18 maggio 2019 si terrà nella splendida Catanzaro il 19° convegno AIIC (Associazione Italiana Ingegneri Clinici) dal titolo “Tecnologie, accessibilità, esiti: l’ingegneria clinica per una sanità di valore”.  Prima di vedere le tematiche del convegno ( che ha cadenza annuale) è necessario chiedersi: di cosa si occupa un ingegnere clinico?

L’ingegneria clinica, cos’è questa sconosciuta?

L’ingegneria clinica è un parente molto stretto dell’ingegneria biomedica (in Italia hanno dei campi in cui sono sovrapponibili). In generale l’ingegneria biomedica si occupa di applicare i principi e le metodologie proprie dell’ingegneria al campo biologico/sanitario. La clinica invece si occupa della gestione sicura, appropriata ed economica delle apparecchiature in ambito clinico. Questo significa che un ingegnere clinico può occuparsi dello sviluppo del parco tecnologico di una azienda sanitaria o ospedaliera, che deve occuparsi della manutenzione, di aggiornare i prodotti e di scegliere quali acquistare. Inoltre è compito dell’ingegnere clinico seguire il personale medico nel corretto uso delle apparecchiature. Inoltre, se esterni alla struttura, gli ingegneri clinici si occupano dell’assistenza post vendita di un apparecchio. Per apparecchi si intende tutto il parco tecnologico della struttura.

In alcuni casi un ingegnere clinico può sovrapporsi al biomedico nella progettazione delle apparecchiature, in particolare della strumentazione elettro-meccanica o nella parte informatica.

Suddivisione degli argomenti dell’ingegneria clinica

L’identikit dell’ingegnere clinico in Italia: una professione giovane

L’ingegnere clinico è un mestiere relativamente giovane: basti pensare che solo con la Lorenzin (ministro della sanità nella precedente legislatura) si è arrivati ad un, seppur flebile, riconoscimento di una professione che ha già un albo (in realtà è condiviso con i biomedici, proprio in virtù di questa intercambiabilità).

Comunque dai dati, divulgati al convegno del 2018, sui soci AIIC è emerso che il 54% degli ingegneri clinici è tra i 20 e i 39 anni di età. La fascia tra i 20 e i 29 ha il 29%. C’è da considerare che tra questi ultimi ci sono gli studenti che non vengono contati quasi per niente, perché generalmente non sono ancora soci AIIC. A livello di distribuzione lungo lo stivale è interessante notare come la distribuzione tra nord, centro e sud sia in modo quasi equo con un nord che detiene un leggero primato (37%) e un centro che è quello che si avvale di meno degli ingegneri clinici (30%).

Un altro dato importante è la distribuzione dei generi: se gli ingegneri clinici oltre i 50 anni sono oltre il 90% uomini, nella fascia tra i 20 e i 29 il 64% è rappresentato da donne.

Identikit dell’ingegnere clinico secondo AIIC, XVIII convegno, Roma, 2018

 

“Tecnologie, accessibilità, esiti: l’ingegneria clinica per una sanità di valore”

L’obiettivo del congresso di quest’anno affonda le sue radici nella filosofia dell’attuale del sistema sanitario: la tecnologia healthcare deve essere abilitante per un’equità d’accesso e per esiti che conducano ad una salute migliore, diffusa ed universalista. In questo contesto quindi si ha intenzione di discutere sul ruolo dell’ingegneria clinica nell’utilizzo, gestione e accessibilità delle tecnologie, in modo da costruire un miglioramento nel percorso di cura del paziente. Il termine “sanità di valore” indica in modo chiaro che ogni risorsa spesa dal sistema sanitario (almeno idealmente) va spesa per migliorare le cure date al paziente. Ogni spesa tecnologica deve, quindi, portare un valore aggiunto alla sanità italiana. Questo è fondamentalmente il ruolo dell’ingegnere clinico.

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