CASANOVA E KIERKEGAARD: quando il gioco della seduzione diviene una vera arte

Chi non ha mai sentito parlare del donnaiolo più famoso d’Italia?  Ma siamo sicuri che Casanova fosse semplicemente questo?  Secondo me no, e confrontandolo con Kierkegaard scopriremo perché. 

Casanova e Kierkegaard

Due uomini molto diversi, uno avventuriero e l’altro filosofo; due personalità inimitabili e apparentemente inconciliabili, come il diavolo e l’acqua santa. Eppure vi è tra loro un punto d’incontro: autori rispettivamente dei noti diari, Storia della mia vita (1788) e Il diario del seduttore (1843), essi hanno ammaliato il mondo attraverso il gran gioco della seduzione.

Giacomo Casanova

Giacomo Girolamo Casanova – nato nel 1725 e morto nel 1798 – fu un avventuriero, uno scrittore, un poeta, addirittura un agente segreto, e condusse una vita di viaggi, dissolutezze, sregolatezza, agi che spesso erano al di sopra delle sue possibilità economiche (trovava sempre chi era pronto a pagare per lui). Visse in molte città europee, al servizio di diverse corti, ma è Venezia la sua città Natale e quella a cui lo si associa universalmente. Fu un libertino, sedusse cortigiane, attrici, dame della nobiltà e serve, prostitute e monache, tanto che venne addirittura imprigionato presso I Piombi accusato di libertinaggio, oltraggio alla religione, e istigazione alla massoneria, carcerazione che si concluse con una rocambolesca evasione, seguita da un necessario esilio in giro per l’Europa (Parigi, Madrid, Paesi Bassi, Russia, Polonia, Austria, Svizzera), spesso sotto le mentite spoglie di agente segreto al soldo della corte francese. Tornò a Venezia dopo diciotto anni di peregrinazioni, durante le quali ebbe modo di incontrare alcuni dei personaggi più rilevanti del ‘700, da Voltaire a Rousseau, da Mozart a Madame de Pompadour, e avere accesso diretto ad alcuni dei sovrani più importanti dell’epoca, come Caterina II di Russia e Federico II di Prussia. Ritornato nella città lagunare, si offrì di lavorare come spia per gli stessi inquisitori, che anni prima lo avevano incriminato, pur di essere graziato.

Coltivare il piacere dei sensi è sempre stato la mia principale occupazione.”

Heath Ledger nel film “Casanova”

Ma la caratteristica di Casanova, e quello che lo differenzia dai grandi libertini della storia, era la capacità e la volontà di amare veramente le donne che conquistava: non era tanto il numero delle sedotte, quanto il piacere di amarle, di averle, di essere ricambiato. Per questo lo si mette spesso in antitesi con Don Giovanni il quale, sebbene si tratti un personaggio letterario, viene accomunato a Casanova per il potere seduttivo: ma mentre il primo contava le conquiste come un collezionista, il secondo si appassionava ad ognuna di loro, senza fini numerici.

“Il seduttore di professione, che fa del sedurre un progetto, è invece un uomo abominevole, sostanzialmente nemico dell’oggetto su cui ha posto gli occhi: è un vero criminale che, se possiede le qualità necessarie per sedurre, se ne rende indegno usandole per sedurre una donna.“

Søren Aabye Kierkegaard

Kierkegaard afferma che l’esistenza è un insieme di “possibilità” che pongono l’uomo di fronte ad una scelta. Secondo lui esistere significa scegliere. L’individuo è ciò che sceglie di essere, persino la rinuncia alla scelta è una scelta.

Ritratto del filosofo danese

 

Per il filosofo vi sono tre stadi fondamentali della vita: la vita estetica, la vita etica e la vita religiosa. Lo stadio estetico è la forma di vita in cui l’uomo cerca l’attimo fuggente all’insegna della novità, dell’avventura e del piacere. Tuttavia al di là della sua apparenza gioiosa e brillante, la vita estetica è condannata alla noia, che segue alla vanità del piacere, e al fallimento esistenziale. Egli la reputa come un’esistenza negativa in quanto l’uomo affronta la disperazione che è dovuta al costante desiderio inappagato. Lo stadio etico è il momento in cui l’uomo assume in pieno la responsabilità nel momento in cui si impegna in un compito al quale rimane fedele. La vita etica si fonda sulla scelta ripetuta che l’individuo fa di se stesso e del proprio compito. Nella vita etica l’individuo si sottopone a un modello universale di comportamento. Tuttavia pur collocandosi su un piano più alto rispetto alla vita estetica, la vita etica è destinata anch’essa al fallimento. (L’uomo non ha una totale presa di coscienza ma è una sorta di imposizione). Nell’ambito della vita etica l’individuo non riesce a trovare veramente se stesso e la propria singolarità. Lo stadio religioso è lo stadio della fede, ossia lo stadio in cui l’individuo si apre totalmente a Dio, riuscendo a vincere (anche se non a eliminare completamente) l’angoscia e la disperazione che lo costituiscono come uomo. Non c’è continuità tra la vita etica e quella religiosa, anzi tra esse c’è un abisso. Tra i due principi non c’è possibilità di conciliazione o di sintesi. Kierkegaard raffigura la vita religiosa nella persona di Abramo, il quale riceve da Dio l’ordine di uccidere il figlio Isacco. Il significato della figura di Abramo sta nel fatto che egli abbandona i doveri morali per seguire il comandamento divino. L’uomo che ha fede opta per il principio religioso (la fede è un rapporto tra Dio e l’uomo). Nella vita religiosa si ha inoltre l’accettazione della piccolezza dell’uomo rispetto a Dio. L’uomo rispetto agli animali ha la libertà di scelta la quale può portare l’uomo all’angoscia. L’angoscia di cui parla Kierkegaard è la condizione esistenziale generata dalle infinite possibilità di scelte negative che incombono sulla vita. Essa è un sentimento tipicamente umano.

Il diario del seduttore

copertina del libro

Johannes, il protagonista del racconto, è un giovane seduttore senza scrupoli. La sua vita ha un unico scopo: sedurre ragazze e poi abbandonarle. Cordelia è una ragazza di diciassette anni molto ingenua: la vittima perfetta per Johannes, che le rovinerà l’esistenza.

Il nostro protagonista incarna alla perfezione lo stadio estetico dell’esistenza: per lui il piacere si esaurisce nell’attimo esatto della conquista e postula ogni volta un nuovo oggetto del desiderio. Johannes quindi è vicino a Casanova nel modo di vedere le cose, ma è molto più simile al Don Giovanni, il quale colleziona senza amare veramente.

“Conquistare l’anima di una ragazza è un’arte, sapersene liberare è un capolavoro” 

 

“Sembra inoltre che egli si sia dedicato in modo originale alla sua attività. Era troppo dotato spiritualmente per essere un volgare seduttore”

 

Stesso modus operandi, stessa arte, entrambi i personaggi vivono la loro vita all’insegna del piacere ma con moventi profondamente diversi. Ognuno traccia le sue regole per questo audace gioco, senza dimenticarsi, però che la seduzione poggia sulla fantasia… come ogni grande arte.

Mattia Frenda

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