Il Superuovo

Caro Pirandello, raccontaci di quel destino burlone che lega il possibile e l’inevitabile

Caro Pirandello, raccontaci di quel destino burlone che lega il possibile e l’inevitabile

Secondo un’antica leggenda, ogni persona è legata alla propria anima gemella attraverso un invisibile filo rosso. Questo é quello che ci racconta il romanzo di Elle Tokyo. Per molti “Il destino è scritto nelle stelle”, ma se invece non fosse così, se avessimo noi la penna?

destino

 

Nel romanzo “Il filo rosso del destino” tre persone, tre vite, tre fili rossi si intrecciano nella corda tesa del destino. Non importa dove e quando, se è giusto o sbagliato, se lo vogliano o no: esse sono destinate a incontrarsi. In letteratura sono in molti i poeti che ci hanno parlato di destino, Gabriele D’Annunzio si chiede; Saremo felici o saremo tristi, che importa? Saremo l’uno accanto all’altra. E questo deve essere, questo è l’essenziale. Il destino é anche conoscenza, ce lo suggerisce Calvino. “Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”. Con il mio articolo ripercorriamo le orme tracciate dal filo rosso del destino in ogni luogo e epoca.

 

Destino o libero arbitrio?

Elle Tokyo ha deciso di interpretare in una trilogia la sua storia del Filo rosso del destino;

Secondo un’antica leggenda orientale, un invisibile filo rosso lega sin dalla nascita le persone che sono predestinate a stare insieme. Durante il suo soggiorno in Italia, Haruki incontra Asia sotto singolari circostanze. Nonostante inizialmente entrambi cercheranno di negare la forte attrazione tra di loro, finiranno irrimediabilmente con l’innamorarsi.La loro separazione è però purtroppo imminente poiché Haruki deve paradossalmente far ritorno in Europa, mentre Asia in Giappone. Per anni, entrambi si sposteranno per mezzo mondo pur di potere stare insieme anche solo una manciata di giorni. Ma il loro filo sarà così forte da resistere al tempo, alle incognite e alle distanze? “Il filo rosso del destino” è il primo capitolo di una trilogia dedicata alla storia d’amore tra Asia e Haruki.

“L’invisibile filo che ci unisce potrà tendersi, aggrovigliarsi o annodarsi. Ma è indistruttibile, irrecidibile. Promettimi che te lo ricorderai. Sempre”.

Shakespeare ci invita a riflettere sul fatto che non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi. Siamo quindi noi a fare delle scelte che ci conducono verso il nostro destino o la nostra vita non è nient’altro che un libro dal finale già scritto?

Personalmente ho sempre avuto questo dubbio, ma di una cosa sono certa; Magari qualcosa, una moneta che cade, un piccolo braccialetto che si impiglia alla maglia di qualcuno, uno scontrino che scivola via, cambia il destino di una persona. E quella persona, per un piccolo, banalissimo gesto, non farà più le stesse cose che avrebbe fatto invece se quel gesto non si fosse verificato. E la sua vita prende un altro binario. Magari per sempre. Magari per un po’ soltanto. Chissà…

Ed è proprio questa frase a ricondurci alla questione del filo rosso del destino di cui ci parla Elle Tokyo. A prescindere dagli eventi che ci possono sconvolgere la vita, in peggio o in meglio, esiste la coincidenza, la probabilità, la fortuna di incontrare persone giuste nel luogo e nelle circostanze dove non avresti mai pensato potesse succedere. Il destino gioca quindi a carte scoperte, siamo noi che poi abbiamo il libero arbitrio di scegliere come vivere la nostra vita, non ci resta che fare un gioco di squadra con il destino che, da una parte ha il potere di stravolgerci la vita e dall’altra ci lascia in mano le redini della situazione. Questo ci insegna che in base alle nostre scelte, ai nostri comportamenti possiamo vincere o perdere.

 

Pirandello

Pirandello e quel destino “burlone”

Il pensiero di Pirandello si fonda sul rapporto dialettico tra forma e vita. Quest’ultima pur essendo dinamica e fluida, per via di un “destino burlone” tende a calarsi in una forma, in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire, per assumere nuove forme, senza mai trovare pace.

Da qui nasce il relativismo psicologico che riguarda il rapporto dell’individuo con gli altri e quello con se stesso.

Secondo Pirandello gli uomini sono come tanti “pupi” nelle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso, siamo come obbligati a muoverci secondo schemi ben definiti che accettiamo per pigrizia o convenienza, senza aver mai il coraggio di rifiutarli.

A volte capita che l’anima “istintiva” che è in noi, esplode violentemente, lasciando via libera al desiderio a lungo represso, ma Pirandello ci dice che il senso di libertà che proviamo è di breve durata, in quanto il nuovo modo di vivere ci imprigiona in un’altra forma.

Dunque, se siamo come dei burattini nelle mani del destino, quanto senso ha vivere questa vita senza accettare l’idea di rischiare? A prescindere dagli schemi che governano la nostra vita, perché non proviamo ad affidarci a questa senza dover sempre ricorrere a dei meccanismi mentali che ci fanno incorrere in situazioni in cui non ci sentiamo padroni di noi stessi? E perché è così tanto difficile riuscire a vivere la vita con spontaneità e razionalità, senza che queste siano sempre in contrasto tra loro?

Caro Pirandello, tu cosa penseresti del filo rosso del destino? Saresti felice di sapere che ognuno di noi è legato indissolubilmente a una persona, o questo ti farebbe paura?

Nel tuo viaggio alla ricerca di te stesso, hai trovato qualcuno che era destinato a te?

 

 

Scelte, treni, musica e tante domande

Cari lettori, nonostante oggi vi abbia lasciato con più domande che risposte, spesso queste ci fanno trovare la soluzione migliore ai nostri dubbi e alle incertezze sulla vita.

Ci portano a riflettere sul perché accadono certe cose piuttosto che altre, sul motivo per il quale prendiamo quel treno che imbocca il binario sbagliato, o giusto, a seconda delle circostanze.

Ci chiediamo se le scelte che abbiamo fatto in passato siano quelle che ci hanno portato a essere ciò che siamo oggi, se questo sia frutto del destino che ci fa inciampare sulla strada giusta facendoci pensare il più delle volte che sia quella sbagliata.

John Galsworthy diceva che la vita sceglie la musica, noi scegliamo come ballarla ed è proprio così che funziona. Lì dove termina il ruolo del destino, il compito viene ceduto al libero arbitrio.

Si dice che chi è destinato a te troverà il modo di raggiungerti. Sicuramente starsene seduti sul divano ad aspettare non è la scelta migliore. Quindi caro lettore a te la scelta, quella sempre. Rimani aggiornato sul nostro blog ilsuperuovo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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