“CARO DIARIO, TI RACCONTO LE MILLE SFACCETTATURE DELLA VIOLENZA PERCHÉ VOGLIO ESSERE L’ULTIMA”

Prima di essere uccisa, Giulia Cecchettin aveva elencato i 15 motivi che l’avevano spinta a lasciare Filippo Turetta, il suo assassino.

Giulia Cecchettin insieme a suo padre Gino.

Aveva solo 22 anni Giulia Cecchettin, studentessa di ingegneria biomedica, quando è stata uccisa da Filippo Turetta. Lui era il suo ex fidanzato, un uomo dalla quale voleva stare alla larga. Geloso, possessivo e manipolatore. Ecco l’almanacco del giorno dopo di questa triste vicenda e i motivi che avevano spinto Giulia a lasciare quel ragazzo che chiamava ‘Pippo’, ma che ora è e sarà sempre il suo assassino.

ERA IL 25 NOVEMBRE 2024

Due aule di tribunale distanti l’una chilometri e chilometri dall’altra. Il capo d’accusa è lo stesso: omicidio – anzi – femminicidio. Le vittime condividono, oltre che la stessa crudele fine, anche lo stesso nome: Giulia, come la donna che ha ispirato il gruppo musicale Le Vibrazioni per il brano Dedicato a te. Un inno, che un uomo innamorato canta a squarciagola. I due uomini protagonisti di questa tragedia eurupidea sono Alessandro Impagnatiello e Filippo Turetta, condannati all’ergastolo  nello stesso giorno: il 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Anche loro – quindi – hanno qualcosa in comune. Giulia Tramontano è stata uccisa mentre era al settimo mese di gravidanza. Giulia Cecchettin è stata uccisa mentre era in procinto di laurearsi. Due attese spezzate. Un’altra cosa in comune. Ad accomunare queste due donne vittime di femminicidio sono tutte le altre che sono morte credendo di essersi innamorate dell’uomo giusto. Per non accomunare tutte le altre donne che ancora vivono nella loro gabbia domestica, dobbiamo svestire le mille sfaccettature della violenza. Ma prima, dobbiamo prendere un uomo – Filippo Turetta – e capire cosa lo accomuna ad altri.

Filippo Turetta.

ANATOMIA DI UN ERGASTOLANO

Ergastolo per Filippo Turetta. Punto. Nel femminicidio di Giulia Cecchettin ci sono stati la premeditazione, la crudeltà e lo stalking, e non c’è alternativa alla pena massima per il colpevole. Non è un uomo, ma un ragazzino di vent’anni. Non ha ucciso sua moglie, ma la sua fidanzatina. Non c’è solo il femminicidio quell’11 novembre, ha sostenuto il pm, c’è la sua preparazione, che diventa premeditazione. La famosa ‘lista delle cose’ da fare scritta da Turetta il 7 novembre – 4 giorni prima del delitto – quando Giulia non voleva più parlare con lui: il nastro adesivo, il coltello, la benzina. Turetta inizia la caccia ai luoghi dove occultare un cadavere, le mappe cartacee per la fuga; fino all’occultamento del corpo di Giulia, in un anfratto di roccia di un luogo quasi inaccessibile. Questa la condanna della laureanda. La sua unica colpa è stata quella di lasciarlo. Turetta minacciava Giulia, si lamentava con le lei, presentandosi come ‘vittima’, e quelli di Giulia, che raccontava di avere ormai “paura di Filippo”, confidandosi con le amiche, spiegando che di quel ragazzo non ne voleva più sapere. Un’udienza scivolata nei silenzi. Poi spazio alle parti civili, quelle del padre di Giulia, Gino Cecchettin, della sorella Elena, il fratello Davide, la nonna Carla e lo zio Alessio. Hanno perso un’altra donna in casa, poiché prima di Giulia è morta la sua mamma. I legali hanno lanciato sostanzialmente un messaggio: Giulia deve essere un simbolo, dentro e fuori dall’aula, è stata uccisa per motivi futili e abbietti. E Giulia, prima di morire, ha lasciato uno scritto contenente tutti i motivi.

I 15 MOTIVI DI GIULIA CECCHETTIN PER LASCIARE FILIPPO TURETTA

Un testamento. Giulia Cecchettin continua a comunicare con noi. Le sue ultime volontà sono elencate in un diario. Lei voleva essere l’ultima. Ne riporteremo solo un paio, quelle che reputiamo essere significative e schiaccianti. Ecco il primo gruppo:

  • «Si lamentava quando mettevo meno cuori del solito».
  • «Necessitava di messaggi molte volte al giorno».
  • «Quando lui ha voglia tu non puoi non averne se no diventa insistente».
  • «Non accetta le mie uscite con la Bea e la Kiki».

Una dimostrazione d’affetto costante. Un love bombing che Giulia non voleva. I messaggi come i cuori sono piccole dimostrazioni, apprezzamenti. Giulia non è una persona, ma un macchinario creato ad hoc per soddisfare Filippo e il suo vuoto interiore. Anche sessualmente. Bea e Kiki, amiche di Giulia, sono un potenziale pericolo. Filippo non vuole condividere i suoi giochi. E se loro fossero capaci di sottrargli il suo gioco preferito? Meglio non correre rischi. Ecco il secondo gruppo:

  • «Tendenzialmente i tuoi spazi non esistono».
  • «Lui deve sapere tutto, anche quello che dici di lui alle tue amiche e allo psicologo».
  • «Durante le litigate dice cattiverie pesanti e quando l’ho lasciato mi ha minacciato solo per farmi cambiare idea…».
  • «C’è stato un periodo in cui dopo esserci detti “Buonanotte” mi mandava sticker finché non vedeva che non ricevevo più messaggi per controllare che fossi davvero andata a dormire».

Un giocattolo non può essere in grado di pensare. Se pensa, si ribella. Meglio quindi adottare la strategia della manipolazione. Il controllo deve essere costante, perché basta una svista ed ecco che hai perso lei, hai perso tutto. Noi, invece, abbiamo perso Giulia, perso come donne, perso come società che si ostina a dichiararsi emancipata e progessista.

 

 

 

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