Carnevale: alla scoperta del connubio uomo-natura tipico della tradizione lucana

Tra coriandoli, maschere e carri allegorici, il Carnevale si fa strada come una delle feste più amate di sempre, in Italia e nel mondo.

Se Halloween è sinonimo di maschere terrificanti dai colori cupi, Carnevale è l’esatto opposto! Nonostante le tradizioni connesse a questa festività cambino in base alle coordinate geografiche prese in considerazione, ciò che accomuna molte di queste manifestazioni è sicuramente la simbiosi indissolubile tra uomo e natura.

Carnevale nel mondo

Da un punto di vista etimologico termine “carnevale” deriva dall’espressione latina “carnem levare” che veniva utilizzata per indicare il banchetto del martedì grasso: ultima eccedenza prima del periodo di digiuno quaresimale. Al giorno d’oggi il carnevale è una di quelle feste che, come poche altre, viene apprezzata in tutto il mondo. Basti pensare all’esuberante carnevale di Rio che, da ben due secoli, incanta con parate coloratissime che vedono impegnate le migliori scuole di samba del territorio. O ancora, come dimenticare il carnevale di Santa Cruz de Tenerife, ogni anno cangiante per tematica e giochi proposti!? Insomma, una festa al dir poco entusiasmante che permette a tutti di vivere per un giorno lontani dal perbenismo e dalle convenzioni sociali che a volte mettono a tacere anche il più creativo degli animi. E l’Italia che ruolo ha in tutto ciò? Scopriamolo insieme!

In viaggio verso Sud

Quando si pensa al carnevale italiano, viene quasi spontaneo immaginare quelle donne e quegli uomini dagli abiti raffinati e dai volti enigmatici passeggiare lungo il Canal Grande di Venezia. Il Bel Pese, però, si differenzia da tutti gli altri per la bellezza che si nasconde non solo dei grandi centri, ma anche e soprattutto nelle piccole realtà. C’è una regione tra tutte che eccelle per tradizione carnevalesca: la Basilicata. Sono numerosi i paesi lucani che da decenni ormai organizzano sfilate e spettacoli in questo periodo dell’anno: Tricarico, Satriano di Lucania, Montescaglioso, Cirigliano, Aliano, Lavello, Teana e Stigliano. Il loro minimo comune denominatore? Il legame mistico e inscindibile tra uomo e natura. Questa relazione, già ampiamente descritta da Boccaccio in alcune delle novelle del “Decameron”, permette di accentuare, attraverso diverse maschere animalesche l’umiliazione pubblica, il riso e la beffa tipicamente carnevalesche. Non a caso la maschera tipica tricaricese è proprio quella di un toro/mucca, caratterizzata da un copricapo nero o bianco decorato con nastri lunghi e colorati che ricoprono interamente la figura. Il connubio tra uomo e natura raggiunge, però, il suo apice a Satriano con la così detta “Foresta che cammina” dove gli uomini diventano alberi e viceversa, durante una lunga passeggiata tra i boschi governati dalla figura mitologica del Rumita.

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La maschera di Pedrillo

La rivalutazione territoriale e turistica che ha accompagnato la Basilicata negli ultimi anni ha portato alla rivalutazione di alcune gemme preziose in ambito artistico. In materia di Carnevale, non si può non sottolineare la riscoperta di una figura storica, originaria di Irsina (antica Montepeloso): Pietro Mira, detto Pedrillo. Nato nel borgo lucano nel corso del XVIII secolo, Pedrillo giungerà alla corte della Zarina Anna Ioannovna come buffone e certamente non uno qualunque, data la fama riscossa in Russia e successivamente alla corte del Re di Polonia. Il borgo lucano sta lavorando affinché intorno a questa figura nasca una nuova tradizione carnevalesca che andrà ad arricchire ulteriormente il patrimonio culturale del borgo lucano.

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