Antropologia e sostenibilità: preservare la connessione tra culture, ambiente e tradizioni nel cuore dell’Africa

La formica dalla testa grossa è una delle specie più invasive del mondo. In Kenya sta costringendo i leoni a puntare su altre prede.

Una risposta esaustiva arriva dall’Africa, dal Kenya in particolare e spiega come l’arrivo  di una formica  stia costringendo i leoni del Kenya a modificare la loro dieta.

Un nuovo ecosistema

L’insetto ha avuto un impatto devastante sull’intero ecosistema, a partire dalle formiche locali. In inglese è nota come “big-headed ant”, la formica dalla testa grossa. Originaria di un’isola dell’oceano indiano, probabilmente Mauritius, e scoperta nel XVIII secolo, da allora si è diffusa in tutte le zone tropicali ed è considerata una delle 100 specie  più dannose. Per capirlo bisogna partire dalle formiche locali, che si nutrono del nettare di un’acacia, che è la specie arborea dominante dell’Africa orientale. Le formiche mordono così gli alberi iniettando nelle foglie e nel tronco acido formico, che non fa nulla alla pianta ma respinge i suoi “predatori”: gli elefanti in particolare lo trovano disgustoso, e le acacie morse dalle formiche sono quindi al sicuro dalla distruzione che i pachidermi possono causare.

L’impatto sui leoni

La formica dalla testa grossa può arrivare a “monopolizzare” le piante, che prive della loro protezione vengono strappate o calpestate dagli elefanti. La riduzione della copertura arborea causata dall’invasione delle formiche dalla testa grossa è un grosso problema per i carnivori predatori, in particolare il leone, che è abituato ad andare a caccia sfruttando l’ombra degli alberi per nascondersi. Senza piante, i felini fanno molta più fatica ad andare a caccia, facendo registrare dati importanti a a sostegno di questa tesi. Per il momentoquesto cambio forzato di dieta non sta creando problemi ai leoni, che hanno semplicemente cambiato dieta dedicandosi a un erbivoro che soffre anch’esso dell’assenza degli alberi: il bufalo del Capo.

Antropologia e ambiente

Furono i colonizzatori inglesi a creare la fama del Kenya come luogo di turismo africano. Dal safari col fucile al turismo naturalistico ci si è resi conto dell’importanza della salvaguardia e della conservazione della natura. Gli antichi terreni di caccia sono stati trasformati in parchi nazionali dove le grandi mandrie di erbivori e i mammiferi carnivori costituiscono l’attrattiva principale dei turisti. Ma il Kenya oltre ad avere paesaggi naturalistici mozzafiato è anche un paese dalle culture tribali, ricco di etnie che hanno conservato caratteri culturali e sociali peculiari. Appare più che mai interessante analizzare come questi attori sociali hanno modifcato il territorio e viceversa, ovvero come sia stato l’ecosistema stesso a cambiare le abitudini dell’uomo e non solo dei predatori, ovvero dei leoni che abbiamo visto in precedenza.

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