Dall’alba dei tempi il susseguirsi delle epoche ha sempre seguito un ordine scandito da innovazione e superamento, un continuo progredire parallelo a quel treno sempre in corsa che è il tempo. Saltiamo appena in avanti, dall’alba dei tempi al tramonto dell’antropocentrismo, e soffermiamoci su una delle figure responsabili di una delle rivoluzioni più importanti di sempre, che lo ha condannato all’abiura, alla prigionia e portato alla morte, dopo una vita di scontri con una censura opprimente e maledettamente conservatrice, e con un popolo di scettici sordi. Una battaglia apparentemente persa perché vinta postuma, che ha garantito a questa grande mente i riconoscimenti che si meritava, rendendo il suo nome un cimelio indelebile.galileo

Galileo Galilei

Galileo (Pisa, 15 febbraio 1564 – Arcetri, 8 gennaio 1642) non si definiva solo un semplice matematico, sosteneva infatti di aver trascorso più tempo nello studio della filosofia che in quello della matematica. Egli usava il termine “filosofia” col significato che noi attribuiamo al termine fisica: a quei tempi la phisyca era considerata parte della philosophia. Si trattava infatti di una delle tre parti della filosofia di Aristotele, quella che riguarda il mondo sensibile e mutevole, e, a differenza della matematica, non si limitava solo allo studio degli aspetti immutabili e statici dei corpi ma poneva l’occhio anche alla loro interazione e a particolari non evidenti. Galileo è filosofo perché ha un nuovo concetto della verità, dice Cassirer, in antitesi con quello della scolastica medievale. Mentre questa cercava la verità nel Libro sacro, Galileo volge lo sguardo alla creazione, che non può essere davvero compresa se non la si studia con l’osservazione della natura, l’esperimento e la deduzione matematica. Galileo non rifiuta le Sacre Scritture, esse non sono errate ma possono portare ad errori se male interpretate. La Bibbia e la Natura hanno la medesima origine in Dio ma se il Libro Sacro mette il suo significato nelle mani di esegeti, traduttori o comuni lettori, la Natura ha le proprie leggi, immutabili e non interpretabili in quanto chiare e precise. Per questo motivo, nel Siderus Nuncius, Galileo afferma l’autonomia necessaria della scienza, derivante dalla concretizzazione della parola di Dio nel Libro della Natura, comprensibile solo attraverso i sensi e la ragione. Su queste basi, nel Saggiatore, Galileo critica proprio quel principio di autorità, che a quel tempo era imposto dalla Chiesa, che impediva il distacco dalla tradizione, seppure questa fosse evidentemente sbagliata. In particolare Galileo prende in esame la tradizione aristotelica e formalizza l’importanza della matematica nell’indagine del naturale per semplificare i dati dell’esperienza. galileo

La critica contro la tradizione aristotelica

Mentre Aristotele crede che sia facile sapere cosa siano il caldo, il freddo e le altre qualità sensibili, Galileo afferma che di queste noi abbiamo solo sensazioni, non una notizia intrinseca. Mentre per Aristotele le qualità sensibili fanno conoscere l’essenza delle cose, per Galileo di queste noi abbiamo solo percezioni sensibili, ma ne ignoriamo la natura. Alle pretese essenze, caratterizzate dalle loro qualità sensibili, Galileo oppone alcune affezioni, come il luogo, il movimento, l’estensione, che sono tutte proprietà misurabili, riducibili a rapporti di grandezze; proprietà alle quali si possa applicare il ragionamento matematico. Per poter dedurre, infatti, le definizioni devono esser precise, e nessuna nozione qualitativa è precisa. Galileo, afferma che bisogna limitarsi a descriverle in termini matematici invece che speculare su essenze che ci sono ignote, formulare su di esse pretesi assiomi e dedurre conclusioni smentite poi dall’esperienza. Galileo definisce l’essenza di un fenomeno mediante la legge del suo svolgimento, e, poiché la legge è espressa in termini matematici, è possibile verificarla esattamente, poiché la matematica è, sì, una conoscenza limitata, come ogni umano sapere, ma ha nei suoi limiti un’assoluta evidenza. galileo

Il metodo scientifico

Con Galileo si compie quel processo di cambiamento che era iniziato nel Rinascimento e che alla fine del ‘500 aveva cominciato a scuotere il mondo dei Filosofi. Dalla Filosofia nasce la Scienza moderna. Galileo che è levatore di questa nascita, non ne è ancora del tutto consapevole e, tuttavia, agisce nel modo migliore, lasciando ai posteri un insegnamento che solo con Newton potrà essere pienamente compreso. Quello che Galileo lascia in eredità al mondo intero è un metodo d’indagine valido e preciso che ancora oggi è il punto di partenza per le sperimentazioni scientifiche. Il Metodo scientifico prende avvio dalla sensata esperienza, la fase iniziale della ricerca che consiste nell’esperienza sensibile, passa per una fase dimostrativa in cui si formulano ipotesi e si deducono le conclusioni ( Necessaria dimostrazione), e infine una fase di verifica sperimentale (Cimento). galileo

Caparezza e Galileo

Condannato per eresia e per le sue teorie rivoluzionarie Galileo morì in prigione ad Arcetri l’ 8 gennaio 1642, dopo essere stato torturato e costretto all’abiura. Caparezza, nel brano Il dito medio di Galileo (dall’album Il mio sogno eretico) sembra farlo parlare e inneggiare alla concretezza dei fatti, e Galileo sembra dirci “Avete visto, io ho abiurato, ma la storia mi ha dato ragione!”. Ne Il dito medio di Galileo, spiega il musicista, si immagina una processione. Alla sua testa, un’ autentica reliquia laica, il dito di Galileo appunto, che, metaforicamente introdotta nell’opportuno orifizio, trasforma proni uomini pecora in uomini e basta. Quella parte del corpo di Galileo somiglia molto a un segno di vittoria della scienza sulla fede. La canzone, prendendo ad esempio la vicenda di Galileo Galilei, si configura come un’aspra critica alla mancanza di senso critico e alla sottomissione ai dogmi religiosi, politici o sociali, atteggiamenti dei quali la Chiesa cattolica viene presa a simbolo.

Samuele Beconcini

 

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