Al liceo Isaac Newton di Roma la preside Ivana Uras ha cancellato all’ultimo minuto un laboratorio sulla transessualità che doveva tenersi nelle giornate di ‘didattica flessibile’. L’ospite dell’attività, lo youtuber transessuale Richard Thunder, procede per vie legali. Ma quello del Newton è davvero un caso di omo-transfobia?

richard thunder liceo newton
Lo youtuber Richard Thunder, vicepresidente dell’associazione Azione Trans

ROMA – La settimana scorsa il liceo scientifico Isaac Newton di Roma è finito sotto i riflettori per una vicenda alquanto controversa: un’attività della ‘didattica flessibile’ (le giornate riservate a corsi e incontri organizzati dagli studenti per gli studenti) è stata cancellata, dopo che tutto era già stato organizzato, dalla preside dell’istituto. A far notizia però è stato l’argomento dell’attività soppressa all’ultimo minuto: un incontro con lo youtuber Richard Thunder, un ragazzo transessuale FtM che attraverso il suo canale YouTube sfrutta la sua esperienza personale per fare un po’ di chiarezza su un argomento delicato che è ancora troppo avvolto dalla disinformazione. In seguito all’accaduto, molti giornali hanno accusato la preside – e per estensione tutto il Newton – di essere transfobica, attirando sulla scuola numerose polemiche. Noi de Il Superuovo abbiamo deciso di indagare per vederci chiaro su questa vicenda.

A darci qualche spiegazione ‘dall’interno’ è Ginevra, una delle rappresentanti di istituto del Newton, che ci ha spiegato come è stata organizzata la didattica flessibile: tutta la scuola poteva partecipare alla gestione di queste tre giornate, in cui alle regolari lezioni si sono sostituiti corsi, incontri e attività proposte dagli studenti con l’aggiunta di personalità esterne. L’obiettivo era quello di utilizzare lo spazio scolastico per affrontare tematiche che difficilmente trovano spazio tra una verifica di matematica e una versione di latino. A contraddistinguere i laboratori della didattica flessibile è però la possibilità di iscriversi a ciò che si preferisce, senza dunque vedersi ‘costretti’ a qualcosa che non risulti interessante. Una volta messe insieme abbasta attività, il tutto veniva inviato in presidenza in attesa dell’autorizzazione con una settimana di anticipo. Autorizzazione che è arrivata regolarmente per tutto quello che era stato programmato, come attesta il fatto che gli elenchi dei laboratori sono comparsi sulle pareti dell’istituto con la firma della preside Ivana Uras. Tra queste attività, naturalmente, c’era ‘Trans Acceptance’, l’incontro con Richard Thunder – al secolo Richard Bourelly – che oltre ad essere uno youtuber con quasi 8000 iscritti, è anche il vicepresidente dell’associazione Azione Trans, che tutela e informa le persone transessuali e transgender.

Nonostante tutto sembrasse filare liscio, la mattina della prima giornata di didattica flessibile Richard ha ricevuto una mail della preside in cui gli veniva comunicato che il suo laboratorio sarebbe saltato ‘per problemi tecnici’. Nel frattempo, la Uras ha avvisato telefonicamente le due rappresentanti di istituto della cancellazione. Secondo la testimonianza di Ginevra, la telefonata non ha avuto precisamente toni pacati e colloquiali. Ma che cosa ha spinto a un cambio di direzione così repentino?

Pare che la risposta sia una telefonata. E non una qualsiasi, ma una telefonata dei cronisti de ‘Il Tempo’ che chiedevano delucidazioni su ‘Trans Acceptance’. La Uras, messa alle strette, ha dichiarato che l’attività non avrebbe avuto a che fare con la transessualità dell’ospite, quanto più su una riflessione su un percorso di vita difficile, in cui non sono mancati il carcere e la droga. Nonostante questo, la preside ha ritenuto più saggio eliminare il ‘problema alla radice’. Già, peccato che in questo passaggio ci siano parecchie cose che non tornano. In primo luogo, era quasi impossibile che un giornale nazionale venisse a sapere quali attività si stavano organizzando in un liceo per un’autogestione. E in ogni caso, è quasi impossibile che gliene sarebbe mai importato qualcosa, specie considerando che si trattava di un comunissimo laboratorio sui temi LGBT come oramai se ne vedono tanti all’interno delle scuole. Dunque, è lecito pensare che Il Tempo abbia ricevuto una segnalazione da un qualche genitore, probabilmente dalle idee piuttosto rigide. In secondo luogo, la ‘storia difficile’ costellata di carcere e droga non ha niente a che fare con Richard, il quale prontamente ha dichiarato: “Mi ritengo offeso da quanto accaduto: non ho mai fatto uso di droghe, non sono mai stato in carcere, né ho precedenti penali. Ho dato formale mandato ai legali dell’associazione di querelare la preside. Tengo a precisare – ha aggiuntoe – che la mia convocazione all’incontro era mirata esclusivamente al mio ruolo nell’associazione che dirigo e come blogger trans”. In ultimo, non si capisce perché una testimonianza di dipendenza da droghe e di problemi con la legge potesse risultare più accettabile di una riguardante la transessualità.

Per curiosità abbiamo cercato di capire se ‘Trans Acceptance’ fosse l’unico laboratorio che nelle giornate di didattica flessibile trattasse un tema ‘delicato’, e come era prevedibile, la risposta è stata negativa: tra le attività proposte non mancavano riflessioni di bioetica sulle interruzioni di gravidanza e sul fine vita, un incontro sul fenomeno dell’autolesionismo, uno sull’uso delle droghe nella seconda guerra mondiale, uno sulla storia della comunità LGBT. Ce n’era addirittura uno che dal punto di vista di una dirigenza scolastica poteva far insorgere qualche dubbio: ‘pirotecnici fatti in casa’. Per non parlare del fatto che la storia del ‘passato difficile’ che la Uras aveva erroneamente attribuito a Richard in realtà rappresentava il tema di un altro incontro, quello con il rapper Armando Scotto, aka ‘Er Chicoria’. Ad essere molto intransigenti, quindi, c’era più di una possibilità da tentare di affossare.

Oggi nella nostra scuola, durante la prima giornata di didattica flessibile, si sarebbe dovuto tenere un corso sulla…

Pubblicato da Ginevra Zolli su Martedì 20 marzo 2018

In seguito al fatto è arrivata una dichiarazione dal presidente del Gay Center di Roma, Fabrizio Marrazzo: “Non si può precludere agli studenti una possibilità di confronto su temi che aprono al contrasto delle discriminazioni e del bullismo”. Marrazzo ha poi reso disponibile la sede dell’organizzazione per tenere l’incontro saltato a scuola. Dal canto loro, gli studenti hanno espresso tramite Facebook il loro dissenso: “A malincuore dobbiamo accettare questa decisione che non fa altro che dare adito all’immagine di una scuola pubblica che, vuoi per convenienza o chissà che altro, è pronta a girarsi dall’altra parte e a ignorare le diverse realtà che vivono in essa, che per quanto piccole esse possano essere valgono esattamente come tutte le altre. Noi, che crediamo in una scuola pubblica come un ambiente sicuro, laico, libero, dove ogni studente si deve sentire accompagnato nel suo personale percorso di crescita senza alcun intralcio o impedimento, non possiamo che condannare questa scuola che invece stiamo vivendo. Non abbiamo paura a dire che per noi questa sospensione giustificata da “problemi tecnici” è una grande sconfitta delle Istituzioni e del sistema formativo che questa scuola rappresenta, poiché oggi il nostro Liceo non è riuscito stare dalla parte dei suoi studenti.

preside newton discriminazione
Il commento sui fatti della preside Ivana Uras su Facebook

Da ultimo, è arrivato il commento della preside, la quale sempre tramite Facebook accusa implicitamente gli studenti di aver distorto la realtà dei fatti e imputa la cancellazione del laboratorio con Richard Thunder a tempi non rispettati nell’organizzazione della didattica flessibile, sottolineando che la scuola ha già dedicato spazi alle tematiche LGBT in precedenza. Conclude poi in maniera piuttosto eloquente ribadendo la necessità di “coordinarsi meglio anche con i genitori”, e invita a non alimentare inutili polemiche.

Quello del Newton è dunque un caso di omo-transfobia? Noi crediamo proprio di no. Nonostante questo, ci sentiamo di dire che per quanto sia giusto che una preside sia informata su ciò che accade all’interno del proprio istituto, eventi come la didattica flessibile devono essere davvero un momento di confronto su tematiche scelte liberamente dagli studenti, senza alcuna limitazione che non sia quella della legalità e del vivere civile. E non certo il parere contrario di una qualche minoranza di genitori fan del Family Day.

Giulia Cibrario