Carlo Corallo è un giovane rapper siciliano che fa della musica un mezzo attraverso cui trasporta il lettore dentro un mondo fatto di immagini e parole
Le parole sono un forte strumento di comunicazione per i giovani e nei testi del cantante traspirano un vero amore e una cura nello sceglierle, in un mondo fatto di immagini, di transitorietá e parole lanciate al vento, non curate, dette senza la mano del pensiero a guidarle.
La leggerezza del gabbiano nella canzone di Carlo Corallo
Il senso di libertà di un gabbiano sta nel saper volare sia sopra il mare sia sopra la discarica. Leggerezza è saper planare consapevolmente sopra i problemi e sopra la pesantezza della vita. Essa però non va confusa con superficialità. Essere superficiali significa lasciarsi trasportare inconsapevolmente dagli eventi della vita, è un accettare acriticamente e passivamente le cose del mondo. Così rimaniamo indifferenti alla vita stessa, l’unico bene che possediamo, sconfitti già in partenza. Dobbiamo riuscire, nella difficoltà e nel dolore, a scegliere la parte migliore di noi, riuscire a trovare un fiore in una valle di cemento ed accudirlo, amarlo. In fondo vivere significa scegliere e la scelta migliore è quella fatta con leggerezza, ovvero guardando le cose dall’alto, staccandosi dal punto di vista basso e opprimente della terra. Vedere il mondo come un gabbiano, sapere cosa sia buono e cosa no.
Cosa è la leggerezza per Calvino
Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. […] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume [ndr Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma]. Per Calvino la leggerezza è determinazione, nulla va lasciato al caso, non dobbiamo essere piuma ma uccello dinanzi ai problemi della vita. Calvino chiama questo suo pensiero la leggerezza della pensositá. Dobbiamo comprendere cosa sia giusto e sbagliato per noi, saperci staccare per un attimo da un mondo così opprimente da non lasciarci un minuto d’aria. Siamo liberi ma legati alla terra, alla praticità, ecco Calvino invita l’uomo a guardare dall’alto e lasciare sgombro il cuore, non incastonarlo nel dolore. Calvino cita il salto di Guido Calvalcanti in una novella del Decamerone di Boccaccio come esempio di leggerezza. Cavalcanti, importunato dalla brigata dei cavalieri con a capo Betto Brunelleschi, si libera da loro saltando al di lá delle arche che costeggiavano il battistero di San Giovanni. Cavalcanti con quel salto è come se si fosse elevato al di sopra della pesantezza del mondo, un salto che simboleggia anche la superiorità morale di questo affascinante personaggio.
Perché dobbiamo essere leggeri
Continuiamo ad andare in avanti, dritti, bruciando la terra sotto i nostri piedi. Alla prima difficoltà, al primo fiore reciso dalla morte ci rinchiudiamo in noi stessi, cadiamo ai piedi del silenzio. Sentiamo il peso del mondo sulla schiena, non ci abbandona mai come un corvo sulla nostra spalla. Eppure il tempo passa e il nostro corpo non ha argini per contenerlo, tutto si dissolve, tutto si corrompe. Molto spesso non facciamo caso a quello che abbiamo, a quello che ci circonda, guardiamo solo a noi stessi rinchiusi nella nostra invidia, intrappolati nell’ombra della nostra immagine. Dobbiamo riuscire a staccarci dal presente, fare un passo indietro e vedere il tutto nell’insieme non nelle singole parti. Ridiamo e gioiamo della vita, cogliamo il frutto migliore che l’albero può offrire. Siamo barchette di carta in un fiume, affondiamo lentamente senza accorgercene. A cosa serve essere leggeri se tutto quello che ci circonda è pesante?