Quali sono gli anni più belli? Pirandello e Muccino analizzano il tempo che passa

La vita, flusso in continuo divenire: il tempo porta ineluttabili cambiamenti. Pirandello guida Muccino alla ricerca degli anni più belli.

Gli anni più belli” è l’ultimo film di Gabriele Muccino. La storia narrata, lunga circa quarant’anni, vede al centro l’amicizia di Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo. Gli eventi storici si uniscono alle vicende personali dei protagonisti e al loro legame indissolubile, e non mancano riferimenti e omaggi cinematografici.

Quali sono gli anni più belli per Gabriele Muccino?

I quattro protagonisti si incontrano in piena adolescenza. Ognuno di loro ha diverse emozioni, diversi progetti e diversi ideali: li unirà uno speciale rapporto di amicizia che si rivelerà indissolubile. I quarant’anni narrati nel film sono scanditi da iconici momenti storici quali la caduta del muro di Berlino e l’attentato dell’11 settembre. Otto attori eccellenti fanno vivere agli spettatori la crescita e le emozioni di Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo, che nonostante il tempo che passa riescono sempre a ritrovarsi. “Mi sembra ieri, appiccicati dalla mattina alla sera […] eravamo tutti così affamati di vita” si dicono quasi alla fine della storia, dopo essersi persi e ritrovati, nella loro semplicità e con un rituale brindisi “alle cose che ci fanno stare bene!”. 

Non emerge dal film quali per il regista siano da definire i più belli tra gli anni: l’attenzione, più che su questo, è concentrata sul tempo che scorre inesorabilmente e sugli ineluttabili cambiamenti portati da esso.

Gemma: “Eravamo tutti così affamati di vita!”

Luigi Pirandello e il divenire del flusso della vita

L’attenzione di Gabriele Muccino è concentrata sui mutamenti che avvengono nel corso della vita. Le vicende storiche fanno da sfondo a quelle della vita dei personaggi, molto spesso influenzandole. Diverso è lo sguardo del filosofo francese Henri Bergson, che tra l’Ottocento e il Novecento ha evidenziato la differenza tra il tempo della storia, segnato dal corso degli eventi, e quello soggettivo dell’interiorità, governato dalla coscienza di ogni uomo. Tale sguardo ha influenzato, tra gli altri, il celebre scrittore Luigi Pirandello, che descrisse la vita come un flusso in continuo divenire, sempre identico e mutevole nello stesso momento. Dagli scritti di Pirandello emerge che le cose, così come gli uomini, sono governate da un costante cambiamento che rende impossibile la comprensione della loro essenza più profonda. Cosí quello che vediamo è fatto esclusivamente di forme, parziali e in continuo mutamento.

La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d’arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi, perchè noi già siamo forme fissate, forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il flusso della vita, fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a poco a poco rallentato, non cessi. Le forme, in cui cerchiamo d’arrestare, di fissare in noi questo flusso continuo, sono i concetti, sono gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni, lo stato in cui tendiamo a stabilirci. Ma dentro di noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima, e che è la vita in noi, il flusso continua, indistinto, sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza, costruendoci una personalità. In certi momenti tempestosi, investite dal flusso, tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente; e anche quello che non scorre sotto gli argini e oltre i limiti, ma che si scopre a noi distinto e che noi abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti, nelle abitudini che ci siamo tracciate, in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto.

Vi sono anime irrequiete, quasi in uno stato di fusione continua, che sdegnano di rapprendersi, d’irrigidirsi in questa o in quella forma di personalità. Ma anche per quelle più quiete, che si sono adagiate in una o in un’altra forma, la fusione è sempre possibile: il flusso della vita è in tutti.” da “L’Umorismo“, 1908

Gli anni più belli: quelli del cambiamento?

Il cambiamento. Positivo o negativo? Certo è che fa sempre paura. Anche una realtà poco felice è difficile da lasciare andare via una volta trovato il giusto equilibrio, e così il cambiamento riesce sempre a turbare chi lo deve affrontare. Con un’attenta riflessione, però, si giunge alla realizzazione che non è il cambiamento stesso a portare negatività o positività, quanto il nostro modo di affrontarlo. Gli anni più belli sono da molti identificati in quelli dell’adolescenza, in cui tutto è passeggero e si assiste al pieno cambiamento e alla formazione di sé. Altri invece ritengono più piacevoli quelli successivi, in cui si raggiunge la piena consapevolezza della propria personalità e si può mirare alla realizzazione personale. La realtà è forse che non c’è un’età, un periodo o una definizione per stabilire quali siano i più belli tra gli anni. La vita ci pone sempre ad affrontare ineluttabili cambiamenti, e siamo noi a poter decidere se viverli con positività o meno. Il cambiamento è energia, e l’energia non sempre è distruttiva. Può essere forza, può comportare una piena rinascita. E se riusciamo ad affrontare ogni cambiamento nello spirito di una totale rinascita, possiamo vivere il passare del tempo senza la negativa idea della caducità. Allora più che ad anni più belli potremmo pensare a giorni più belli. Sempre più belli, uno dopo l’altro, mai uguali tra di loro.

 

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