Brad Pitt e la prosopagnosia: il disturbo neurologico che affligge il famoso attore

Nell’articolo di Esquire che è tornato a circolare in questi giorni, l’idolo di Hollywood racconta in un’intervista a cuore aperto la sua convivenza difficile con una malattia a dir poco problematica: la prosopagnosia.  

La vita delle star ci appare sempre come un sogno, perfetta e costellata di ricchezza e successi, invidiabile. Poi si scopre che anche una divinità come Brad Pitt ha i suoi demoni da combattere e, improvvisamente, capisci perché quella volta al festival di Venezia non ti ha salutato.

Hai un volto familiare… o forse no?

La prosopagnosia è, in poche parole, una particolare agnosia visiva che rende difficile per chi ne soffre il riconoscimento dei volti umani, in alcuni casi persino delle persone più care. L’etimologia del termine, infatti, deriva da prosopon (in greco, “faccia”) e a-gnosis (“mancanza di conoscenza”). A coniarlo fu il neurologo tedesco Joachim Bodamer, che nella fine degli anni Quaranta affrontò il caso di un ragazzo ventiquattrenne che, dopo essere stato ferito alla testa da un’arma da fuoco, non fu più in grado di riconoscere i volti delle persone. Da allora, per capire con chi stava interagendo, il ragazzo dovette imparare a basarsi unicamente su dettagli particolari, come la voce, l’andatura, il taglio di capelli, gli abiti o un accessorio. L’area cerebrale colpita dal disturbo è quella del Giro Fusiforme, in cui è codificato il modello standard per il riconoscimento di tutti i volti umani che si attiva ogni volta che attribuiamo meccanicamente un’identità a un viso. Inizialmente si credeva che la prosopagnosia fosse causata da un danno cerebrale provocato da un trauma, un ictus o altre malattie cerebrali, ma con gli anni è stato dimostrato che questa patologia può essere ereditaria e comparire fin dalla nascita. Immagina come sarebbe la tua vita se fossi un prosopagnosico: sei anni, stai giocando ad acchiapparella nel giardino della scuola, un bambino ti tocca alle spalle, è il tuo momento di toccare qualcuno ma non capisci chi devi rincorrere; sedici anni, vuoi sederti vicino al tuo amico sull’autobus ma non lo riconosci in mezzo alle altre persone perché si è tagliato i capelli; ventisei anni, stai aspettando tuo fratello che torna da un viaggio in Tibet e dovrebbe essere già atterrato, ma in mezzo a tutti i viaggiatori in aeroporto non riesci a distinguerlo.

Com’è possibile, in generale, ma soprattutto per un attore, fare i conti con una malattia del genere che, certo, non ti uccide, ma ti rende la vita un inferno?

Okay, dove ci siamo già incontrati?

Nell’intervista di qualche anno fa, Brad Pitt racconta ad Esquire delle sue difficoltà a riconoscere le persone guardandole in faccia e agli ulteriori problemi che ne conseguono nei rapporti sociali. “Molta gente mi odia perché pensa che io non le porti rispetto. Un anno mi son detto che avrei affrontato la cosa dicendo alle persone Okay, dove ci siamo già incontrati?. Così è stato anche peggio, le persone erano ancora più offese. Mi prendevano per un egoista, un presuntuoso, ma la verità è che per me è un mistero. Semplicemente, non riesco ad afferrare il volto di una persona”. Per quanto Brad sia mosso da ottime intenzioni, viene sempre frainteso e categorizzato come un pallone gonfiato. E, nonostante i suoi impegni mondani gli impongano di stare costantemente in mezzo alla gente, il povero (si fa per dire) attore è arrivato al punto da disdegnare la vita sociale: “è per questo che preferisco stare a casa. Ci sono troppe persone da incontrare!”. Dopo aver letto della prosopagnosia su una rivista, Brad si è convinto con un’autodiagnosi di esserne affetto, e ha messo in atto delle strategie per convivere con il suo disturbo “Non ci sono cure vere e proprie che possano portare ad una completa guarigione. Ci sono solo delle terapie di focalizzazione. Bisogna concentrarsi usando tecniche uditive che puntino al riconoscimento della voce. Poi bisogna concentrarsi su alcuni particolari del viso, come possono essere un neo, o una cicatrice. Non sempre è facile, soprattutto se si tiene contro del lavoro che faccio”. Potremo, d’ora in poi, fare a meno di pensare che il tenente Aldo Raine di Bastardi senza gloria non riconosca le facce su cui incide la sua famosa svastica? Non credo proprio.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Brad Pitt non è l’unica celebrità a soffrire di questo fastidioso disturbo. Anche lo scrittore e neurologo Oliver Sacks, autore della raccolta di racconti psicologici L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (1985) paradossalmente ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza dei pazienti di cui ha scritto nel libro. In un articolo che ha scritto lui stesso per il New Yorker, ha dichiarato di non riuscire a riconoscere il suo analista, nonostante lo incontrasse più volte durante la settimana, e neppure la sua fidata assistente. È arrivato persino ad avere difficoltà nel riconoscersi nel proprio riflesso nello specchio. Nel suo best-seller racconta il caso del dottor P., un uomo che, oltre a non riconoscere i volti umani, non riusciva a distinguere le persone dalle cose o a identificare particolari oggetti osservandoli nel loro complesso: “Al dottor P. capitava sempre più spesso non solo di non vedere le facce, ma anche di vederle là dove non c’erano: per strada gli capitava di dare affettuosi colpetti agli idranti e ai parchimetri scambiandoli per teste di bambini; rivolgeva gentilmente la parola ai pomelli dei mobili e si stupiva di non ricevere risposta”. Per quanto possa sembrare assurda (e anche esilarante) questa vicenda, si tratta del caso clinico vero e proprio di un uomo che ha gradualmente perso il contatto con la realtà e non poteva più fare affidamento a ciò che esperiva con la vista. Ciononostante, ha continuato ad insegnare alla scuola di musica locale e a vivere la sua strana ma felice vita, anche grazia alla moglie che lo aiutava nelle attività quotidiane e che si era ormai abituata al fatto che, ogni tanto, suo marito le afferrava la testa cercando di sollevarla e calzarla in capo come un cappello.

Col senno di poi sappiamo per certo che alcune facce è meglio non vederle, mentre altre vorremmo non scordarle mai (come quella che fatto tua madre quando le hai detto che le lasagne erano insipide). C’è chi appartiene al 2% della popolazione che non ha scelta e non può riconoscere i volti dei suoi amici in video-call e chi vorrebbe poter usare la scusa della prosopagnosia per togliere il saluto a persone poco simpatiche. L’importante è riuscire a circondarsi delle persone veramente importanti nella propria vita, perché è con loro che si superano gli ostacoli più difficili, anche se, spesso, sono dei limiti solo nella nostra testa.

 

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