Il Superuovo

Bojack Horseman smentisce la ricetta della felicità che Lucrezio fornisce nel “De rerum natura”

Bojack Horseman smentisce la ricetta della felicità che Lucrezio fornisce nel “De rerum natura”

Esiste una ricetta della felicità? Un metodo infallibile per raggiungerla? Forse si, però prima forse è necessario chiarire che cosa si intenda per felicità e se essa sia sufficiente a colmare il vuoto che ognuno si porta dentro…

Bojack Horseman (da www.periodicodaily.com)

Lucrezio, autore latino del I secolo a.C., e Bojack Horseman, protagonista dell’omonima serie tv animata uscita per la prima volta nel 2014, si confrontano su temi esistenziali. Le rispettive riflessioni sul dolore, sulla felicità, riguardo alla vita, alla morte e concernenti l’ amore presentano punti d’incontro e d’attrito, vediamoli nel dettaglio.

Il vuoto interiore angosciante di Bojack Horseman

Ora se vuoi scusarmi vado a farmi una doccia, così non capisco se sto piangendo o meno.

Questa frase, dall’episodio 11 della prima stagione, è probabilmente una delle più emblematiche del personaggio Bojack Horseman. Il cavallo antropomorfo che dà il nome alla serie tv animata statunitense è infatti un personaggio che racchiude in sé un’ironia tagliente, sul cui sfondo si staglia una radicata tristezza. La serie di Netflix, creata da Raphael Bob-Waksberg, racconta in modo disincantato la società contemporanea e la crisi dell’uomo moderno. Ambientata ad Hollywood, pone in risalto la vanità, l’inconsistenza e l’ipocrisia di quell’ambiente, in cui conta più la celebrità che qualsiasi altra cosa. Tuttavia gli spunti di riflessione si allargano ad un contesto più ampio, in quanto le situazioni proposte e le battute dei personaggi analizzano in profondità gli stati d’animo individuali, in cui chiunque si può riconoscere, e propongono considerazioni di tipo esistenziale. Fra un momento comico e un altro infatti s’inseriscono dialoghi inaspettati che spiazzano per la loro disarmante autenticità e cinica analisi di una realtà che è tutt’altro che rose e fiori. Il protagonista, con tutte le sue fragilità e incoerenze, è in costante ricerca della felicità, di colmare quel vuoto interiore vertiginoso che percepisce con angoscia e di cui tutti i grandi pensatori del Novecento hanno parlato.

L’inquietudine esistenziale e la sofferenza connaturata all’uomo

Bojack Horseman, fra alcol, droga, sesso, comportamenti egoisti, tendenza ad autodistruggersi, cerca una via per stare bene con se stesso e per lasciarsi conoscere dagli altri anche nelle sue debolezze. È una figura estremamente complessa e sfaccettata che coglie un’infelicità universale, la stessa sofferenza connaturata alla vita che più di 2000 anni fa aveva descritto Lucrezio nel suo capolavoro di filosofia epicurea in versi, “De rerum natura“.

Voglio dire che non capisco come fa la gente a vivere. Come fa a svegliarsi tutte le mattine e dire: “Sì, un altro giorno. Diamoci dentro!”? Come fa la gente? Non lo capisco.

Così nell’episodio 12 della seconda stagione Bojack delinea il dramma del venire al mondo e di doversi alzare tutti i giorni per affrontare la quotidianità. Dramma che Lucrezio dipinge così nel quinto libro della sua opera, mentre dimostra come il mondo non sia fatto per l’essere umano, ma anzi gli sia ostile:

Ed ecco il fanciullo, come un naufrago buttato a riva /Dalle onde infuriate, giace nudo sul suolo, incapace di parlare,/bisognoso d’ogni aiuto vitale appena la natura lo getta/sulle prode della vita, con doglie del grembo materno,/e riempie lo spazio d’un disperato vagire, come è giusto che faccia/colui cui in vita è serbato il passare per tante sventure. (traduzione di L. Canali)

Entrambi si fanno portavoce della condizione umana in cui è connaturata un’inquietudine che non trova requie, un tedio da cui non si può sfuggire nemmeno cambiando posto dove stare, perché questo fardello è all’interno del cuore e la fuga da sé stessi risulta inconcludente.

Lucrezio propone l’atarassia come soluzione ma per Bojack non è sufficiente

Tuttavia Lucrezio fornisce una soluzione per liberare l’uomo dalle paure e dalle angosce e garantirgli così la felicità. La strada che egli addita è quella di seguire la filosofia di Epicuro basata sulla conoscenza della natura e diretta al conseguimento di una felicità intesa come assenza di dolore. Il greco Epicuro infatti proponeva un “tetrafarmaco” per assicurare la serenità interiore. Questo consisteva nell’abolire il timore verso gli dei, quello della morte e quello della sofferenza. Infine egli poneva il raggiungimento del piacere nella soddisfazione dei bisogni naturali (necessari come mangiare e bere, o non necessari come il  sesso) mentre tutti gli altri bisogni non naturali e non necessari (come ricchezza, potere e amore) provocano solamente ansia e turbamenti. Rispettando questi precetti per il poeta latino è possibile sperimentare la pace dell’anima e l’emancipazione da qualsiasi preoccupazione. Ma a Bojack Horseman questo non sembra bastare. Spesso concentrato su futili obiettivi, come la fama, ha molti attimi in cui capisce l’estrema superficialità di tutto e si riduce alle funzioni essenziali (e inconsapevolmente si attiene quasi al tetrafarmaco) ma nonostante questo non si sente per nulla in uno stato di “atarassia”, cioè imperturbabilità, ma anzi viene ancor più eroso dal senso di vuoto. Inoltre per lui non è sufficiente l’assenza di dolore, quello che davvero desidera è una felicità piena e completa della quale crede di trovare tracce qua e là ma che forse nessuno è destinato ad ottenere.

 

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