Il Superuovo

“Sicario” e “Il Principe” spiegano perché il fine giustifica i mezzi

“Sicario” e “Il Principe” spiegano perché il fine giustifica i mezzi

Matt Graver e Alejandro Gillick si servono della filosofia di Machiavelli per combattere la guerra contro i cartelli messicani della droga. 

Da sinistra: Benicio del Toro, Josh Brolin e Emily Blunt (https://wallpapers-all.com/15907-sicario.html)

Un’analisi del fil rouge che attraversa la pellicola di Villeneuve e che Machiavelli usa per intessere la sua opera.

Combattere il fuoco con il fuoco

Sicario è un film del 2015, scritto da Taylor Sheridan e diretto da Denis Villeneuve e che ha collezionato alcuni premi e diverse nomination. Racconta la storia di Kate, un’agente dell’FBI che si unisce ad una task force con l’obbiettivo di combattere i cartelli della droga messicani, ma di cui condanna i metodi e gli interventi, i primi ben oltre la legalità e i secondi, di fatto, delle operazioni militari non autorizzate che mettono in pericolo anche la vita di alcuni civili innocenti e che rischiano di causare gravi incidenti diplomatici (quest’ultimo aspetto, però, viene approfondito meglio nel sequel, Soldado). Matt Graver, uno dei capi della squadra, non si fa infatti alcuno scrupolo pur di raggiungere il suo scopo, convinto che l’unico modo di vincere la battaglia con i boss della droga sia quello di colpire duramente e in modo spietato. Non a caso, una delle scene clou del film è quella della sparatoria alla frontiera, dove Kate e Matt si trovano insieme ad un convoglio per trasportare un potente signore della droga dal Messico agli Stati Uniti. Guardando il film, si percepisce proprio la tensione del momento, anche grazie alle musiche di Jóhann Jóhannsson, e non appena a Matt sorge il sospetto di essere incappato in un’imboscata, Alejandro, personaggio misterioso del quale fino a questo punto sappiamo ancora poco, non esita a premere il grilletto, nonostante la presenza di veicoli civili e degli eventuali pericoli per i loro passeggeri.

L’agente dell’FBI Kate Macer, interpretata da Emily Blunt

Il punto d’incontro

Verrebbe da chiedersi cos’abbia in comune uno dei thriller più acclamati degli ultimi anni con uno dei trattati di politica più famosi della storia europea. Ebbene, entrambe le opere nascono in periodi di grosse tensioni e di frammentazione politica ed entrambe sono delle opere di denuncia. Inoltre, Matt e Alejandro sembrano proprio ispirarsi ai capitoli compresi tra il XV e il XXIII dell’opera di Machiavelli per giustificare le loro azioni, nei quali il poeta fiorentino scrive che l’unico obbiettivo del principe sia quello di potenziare e migliorare sempre di più il suo principato e per raggiungere questo scopo non deve avere scrupoli, può essere crudele, può essere calcolatore con adulatori, amici o alleati, con la differenza che, però, Matt e Alejandro tentano di ristabilire un ordine andato perduto e non hanno certo come obbiettivo quello di espandere il proprio potere personale.

Un gioco d’inganni

Sebbene Machiavelli non abbia mai detto né tantomeno scritto che il fine giustifica i mezzi, l’aggettivo machiavellico è proprio di qualcuno o qualcosa di subdolo e malizioso, e Matt si comporta in modo machiavellico nei confronti di Kate, che viene persuasa da quest’ultimo ad entrare nella task force perché convinta dell’utilità del suo contributo, quando invece la sua presenza è una mera questione burocratica, dato che per compiere operazioni congiunte di agenzie governative diverse sul suolo americano è necessaria la presenza di un agente federale. Inoltre, anche Alejandro si comporta in modo machiavellico verso Kate, poiché quando quest’ultima scopre di essere stata ingannata tenta di arrestare Alejandro, che le spara, senza però ferirla. I due si trovano poi nuovamente faccia a faccia nella penultima scena del film, quando Alejandro le punta ancora una volta la pistola contro per obbligarla a firmare dei documenti che giustifichino la loro operazione, una vera e propria estorsione.

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