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Boccaccio come non lo avete mai visto. Ecco 5 curiosità sul padre della prosa italiana

Giovanni Boccaccio è uno degli autori più importanti della storia letteraria Italiana. Ecco 5 curiosità su di lui  che (forse) non conosci!

Una novella dal Decameron, John William Waterhouse, 1916

La sua opera più famosa , il Decameron, insieme alla Commedia di  Dante e i Rerum vulgarium fragmenta di Petrarca (considerate le “tre corone fiorentine”), si annovera tra le pietre miliari  della storia linguistica italiana e della letteratura mondiale.

 

L’uomo dei primati 

La raccolta di novelle boccacciane rappresenta  l’opera capostipite della letteratura in prosa italiana in cui l’autore codifica la novella, un nuovo fortunatissimo genere  che riesce a ritrarre perfettamente spaccati di vita quotidiana dell’emergente società borghese tardo medievale e che sarà la vittoria della narratio brevis fino al 1600.   Non solo Boccaccio codifica, per primo, il genere della novella ma crea anche il primo romanzo psicologico della storia letteraria italiana: L’elegia di madonna Fiammetta. Inoltre, moltri studiosi gli attribuirebbero anche la paternità dell’ottava rima che appare per la prima volta nel Filostrato e poi nel Ninfale fiesolano.  

La passione per il disegno 

Tra una cosa e l’altra, a quanto pare, il padre della prosa italiana aveva anche qualche hobby. Il primo era sicuramente la lettura (possedeva un’invidiabile biblioteca per l’epoca ) mentre il secondo era quello del disegno. E Boccaccio non si limitava ai  ghirigori e agli scarabocchi al margine dei testi (un’ abitudine di molti copisti) come attestano i 17 disegni a penna del Codice parigino Italiano 482 ritenuti da V. Branca opera dell’autore del centonovelle. 

 

Era un fan di Dante  

Boccaccio ammirava moltissimo Dante. Durante la sua vita studiò tutta la sua produzione letteraria e scrisse diverse opere in onore del poeta fiorentino. Nel 1374 cominciò una serie di letture pubbliche della Commedia ( sullo stile delle lezioni universitarie per intenderci) commentate da lui stesso. Sarà proprio Boccaccio che definirà la Commedia dantesca come “divina” creando così il binomio più famoso della storia letteraria italiana.  

 

 Boccaccio critico di moda

I temi del Decameron potranno anche essere talvolta licenziosi e spinti ma le idee di Boccaccio in fatto di moda maschile non erano per nulla lascive. In un  suo commento sulla Commedia dantesca, infatti, quando si parla della lussuria, lo scrittore si dilunga in una digressione criticando la moda maschile fiorentina del trecento che lasciava poco spazio all’immaginazione mettendo in risalto la virilità maschile ( diciamola così ). 

 

La morte 

Boccaccio passa a miglior vita nel Dicembre del 1375 (tra l’altro, ironia della sorte, muore  a causa della peste dopo aver incentrato un’intera opera su 10 giovani che si rifugiano in campagna per sfuggire dalla stessa epidemia) e la sua ultima volontà è che sulla sua tomba sia incisa la frase «Studium fuit alma poesis» (La sua passione fu la nobile poesia). Inoltre, gira voce che il toscano avesse lasciato la sua eredità alla famiglia solamente a patto che questa lasciasse una volta l’anno un cesto di pere mature per le mosche ritenute dal poeta le uniche che gli erano state vicine in tempo di morte. 

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