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Blu Egizio: il pigmento scomparso alla fine del periodo romano e ricreato da Raffaello

Tutti i pigmenti colorati hanno avuto periodi di maggiore o minore utilizzo. Il Blue frit è scomparso dalla tavolozza degli artisti alla fine del periodo Romano, all’incirca. Da ultime ricerche effettuate sul “Trionfo di Galatea” di Raffaello, sembra che il maestro urbinate fosse riuscito a ricreare il pigmento egizio dimenticato.

Pittura egizia con evidente uso del Blue frit

Dal 6 Ottobre 2020 al 6 Gennaio 2021 è visitabile la mostra “Raffaello in Villa Farnesina: Galatea e Psiche”, allestita all’interno di Villa Farnesina a Roma nell’ambito delle celebrazioni per il V centenario dalla morte di Raffaello Sanzio. Proprio in occasione di questo evento sono stati annunciati i risultati di una particolare ricerca che ha visto al suo centro un importante affresco del maestro.

Il “Trionfo di Galatea”

Il “Trionfo di Galatea” è un affresco facente parte della decorazione pittorica della Villa Farnesina a Roma. Raffaello Sanzio lo realizzò su commissione del banchiere Agostino Chigi all’interno della “Sala di Galatea”. Fu ultimato agli inizi del ‘500. È un affresco di forma rettangolare, affiancato alla rappresentazione di “Polifemo” di Sebastiano del Piombo. Raffigura l’apoteosi della ninfa Galatea, circondata da un corteo di divinità marine e, in cielo, da alcuni amorini. Prima dell’inizio del lockdown un team di esperti aveva attivato una particolare attività di ricerca che vedeva al suo centro proprio quest’opera. Finalmente, dopo il rallentamento dovuto al Covid-19, c’è stata la pubblicazione dei risultati, ben più che sorprendenti.

“Trionfo di Galatea” di Raffaello Sanzio, affresco, Villa Farnesina, 1514 – sezione

Il Blu Egizio di Raffaello

In occasione dell’esposizione “Raffaello in Villa Farnesina: Galatea e Psiche”, sono stati presentati i risultati delle ricerche del prof. Sgamellotti sulla famosa opera del maestro urbinate.
L’accademico del Lincei, in collaborazione con Virginia Lapenta, conservatrice della Villa, e di alcuni enti e professionisti, ha condotto analisi non invasive sull’affresco, evidenziandone un unicum. Per rendere gli occhi della ninfa ed il ceruleo del cielo, il maestro urbinate utilizzò il Blu Egizio, in evidente contrasto con il più deciso lapislazzuli utilizzato per l’affresco “Polifemo”.
Il Blue frit ha la caratteristica di dare luogo a luminescenza quando è illuminato da una luce particolare, ciò aiuta a distinguerlo da altri pigmenti a base di rame ed individuarlo all’interno di una rappresentazione. Al tempo di Raffaello, gli artisti lo avevano abbandonato da secoli e nessuno era più riuscito a ricrearlo. In una frase di una lettera scritta dall’artista durante la realizzazione dell’affresco, sembra che si sia affidato al “De Architectura” di Vitruvio per sintetizzarlo.

“Trionfo di Galatea” di Raffaello Sanzio, affresco, Villa Farnesina, 1514 – particolare

“Sono completamente coinvolto nell’antico. Non sarà mica un volo di Icaro? Ma ho una guida che è Vitruvio”

Un pigmento antico per una raffigurazione mitologica. Un esperimento ben riuscito ed ineguagliato anche all’interno della stessa loggia. Ma perché è così importante?

La fritta Egizia

Il Blue frit può essere definito come il primo pigmento artificiale della storia. Lo scoprirono ed utilizzarono largamente proprio gli Egizi, a causa della grande difficoltà nel reperire pigmenti naturali di colore azzurro. È ottenuto dal riscaldamento di silice, malachite, carbonato di calcio e carbonato di sodio, all’interno di una fornace a temperatura controllata.
Aveva il gran pregio di essere molto stabile e difficilmente alterabile, ottimo per l’ambiente caustico della pittura affresco. A causa del laborioso processo di sintesi fu sostituito durante il Medioevo dai pigmenti naturali azzurrite e lapislazzuli.

Il principale problema di ogni artista, medievale o rinascimentale, in procinto di affrescare una superficie era proprio il pigmento blu: l’azzurrite risentiva dell’ambiente fortemente basico dell’intonaco, virando al verde; il lapislazzuli era estremamente costoso e non tutti i committenti potevano permetterselo. Il Blu Egizio poteva essere l’unica soluzione, ma nessuno sapeva più come sintetizzarlo. A parte, a quanto sembra, Raffaello Sanzio.

Blu Egizio – pigmento

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