Il Superuovo

Bisogni umani: come i social ci impediscono di soddisfarli (facendoci credere il contrario)

Bisogni umani: come i social ci impediscono di soddisfarli (facendoci credere il contrario)

Dopo la sopravvivenza fisica, il più grande bisogno di un essere umano è la sopravvivenza psicologica

“I bisogni soddisfatti non motivano. Sono solo i bisogni insoddisfatti a motivare”

Troppe volte sentiamo parlare di bisogni ma poche volte ci viene spiegato veramente come questi guidino le nostre scelte e come fare a “soddisfarli”.

I social network ci possono aiutare in questo, ma troppe volte invece ci fanno solo credere di soddisfare un bisogno: il malessere resta ancora lì e il social ha fatto solo da effetto placebo.

Analizziamo insieme il concetto di bisogni umani (tranquilli non è la solita piramide di Maslow) per poi vedere come questi si inseriscono nella dinamica social.

I bisogni umani

Cercando sul web materiale per questo articolo ho provato un certo disgusto nel leggere come i bisogni vengono trattati da professionisti del mestiere (e non). Sul web oramai ognuno può dire la sua senza studi che ne certificano le competenze, e questo quando si parla di psiche è molto pericoloso.

In questo articolo affronteremo in particolare tre bisogni umani: quello di “approvazione”, quello di “accettazione” e quello di “amore” (che è l’insieme dei bisogni “affetto” e “cura”).

La prima cosa da sapere sui bisogni è che sono assolutamente normali e nessuno deve o può giudicarli, ma soprattutto che l’obiettivo NON È quello di “liberarsene” come leggo in molti articoli sul web scritti da cialtroni del mestiere.

I bisogni umani valgono esattamente come i bisogni fisiologici animali (urinare, dormire, riprodursi, etc etc): questi sono istinti che, quando non soddisfatti, provocano un certo disagio (per esempio la sensazione spiacevole di dover fare pipì quando si è lontani da un bagno). Una volta soddisfatto il bisogno, il nostro corpo rilascia una sensazione piacevole (per esempio nell’atto di urinare).

Il grado di intensità di quel disagio è direttamente proporzionale al tempo che passa da quando sai di doverlo soddisfare al momento in cui lo soddisferai.

I bisogni umani procedono nello stesso modo: ad un certo punto si prova una sensazione di disagio, più o meno grave, legato ad un bisogno inespresso.

Questo disagio può essere una leggera sensazione di malessere (a volte non è così facile capirne la causa generatrice), ma può diventare anche una sensazione spiacevole a livello corporeo fino a farci provocare, nei casi più estremi, allucinazioni sensoriali (tipico esempio è la sensazione, a volte certezza, di avere qualcosa in gola o nel petto durante un attacco di panico).

Tra tutti i bisogni umani, che non elencherò qui, ve ne sono 2 (accettazione e approvazione) associati alla dinamica social e un 3° (il bisogno di amore) che spesso si fonde o confonde con gli altri due.

Guardiamoli insieme.

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I bisogni di accettazione e di approvazione.

Li ho messi in questo ordine perché, in teoria, il primo è un tantino più profondo e sfuocato nella mente umana, mentre il secondo è sicuramente più di facile comprensione e ed è anche quello che riusciamo a soddisfare più facilmente, consapevolmente, e senza farci troppi danni.

Il bisogno di accettazione nasce in noi bambini appena usciti dal grembo materno insieme ai primi dolori corporei dovuti al contatto con il mondo esterno.

Questo bisogno è quello che, nel bambino, si soddisfa con il contatto e le cure della madre, dove il contatto ha la stessa identica funzione dell’alimentazione: senza di esso, il bambino muore.

Bambini correttamente alimentati ma deprivati di interazioni e contatti possono letteralmente morire.

Nella Cronaca lo storico del XIII secolo, Salimbene de Adam, descrive un esperimento, ideato dall’imperatore Federico II di Svevia, per rispondere alla dibattuta questione che gli antichi linguisti si erano posti sin dai tempi dei faraoni: qual è la lingua umana originaria? l’egiziano, il frigio, l’ebraico?

Federico II decise di far nutrire regolarmente un gruppo di neonati in assoluto silenzio, i piccoli furono toccati quel minimo indispensabile alle cure igieniche al fine di eliminare completamente le loro possibilità di interazioni linguistiche con le nutrici.

Salimbene narra che quei bimbi non parlarono nè in ebraico, nè in egiziano, nè in alcun’altra lingua: l’assenza di contatto fisico e verbale li condusse fatalmente alla morte. (fonte www.repubblica.it)

Il contatto fisico per il bambino svolge il ruolo di soddisfare il bisogno di accettazione.

Ma ad un certo punto si cresce e la voglia di esplorare il mondo, unita ad una struttura psico-fisica sufficiente, ci porta piano piano a diminuire il contatto fisico con gli altri, in particolare con la madre, e a cercare di soddisfare il bisogno di accettazione anche fuori dalle mura familiari.

Da quel momento in poi il bisogno di accettazione prende le forme più svariate e uniche, tante quante le persone nel mondo, poiché figlie di un’esperienza personale e legata alla cultura di riferimento.

Non spetta a nessuno giudicare come qualcun altro ha scelto di soddisfare questo bisogno, piuttosto spetta a chi ha recepito questo messaggio cercare nel mondo un posto dove si senta accettato ed impegnarsi ad accettare gli altri attorno a lui a prescindere dal modo di esprimersi.

La frase più bella mai pensata nella storia, che dovremmo dire non solo al proprio partner ma anche ad amici (e a noi stessi) è “ti amo e ti accetto così come sei”.

Il bisogno di approvazione, invece, compare più in là, quando il bambino inizia ad interagire con gli altri e, oltre ad avere bisogno dell’approvazione degli altri coetanei per non rimanere solo (e quindi non crescere! Il bambino cresce scambiando con l’esterno stimoli e impulsi) necessita di approvazione degli adulti di riferimento (per esempio le maestre o i maestri di scuola, ma anche gli allenatori degli sport pomeridiani o gli insegnanti di musica) poiché da loro dipende il ricevere sorrisi, premi e, nel caso di errori, punizioni.

Ecco qui che anche il bisogno di approvazione inizia a prendere mille sfaccettature, spesso e volentieri condizionate tantissimo dagli adulti che gravitano intorno al bambino (da ora sapete cosa NON fare con un bambino quando interagite con lui).

Anche esso NON È GIUDICABILE. Non spetta a noi decidere se il bisogno di approvazione di altri è più o meno adeguato. Spetta a noi, piuttosto, chiederci “perché questa persona ha bisogno di approvazione in questo momento?” e di conseguenza “come posso aiutarla a soddisfare questo bisogno che, come abbiamo visto prima, le genera malessere finché non verrà soddisfatto?”.

Ora che abbiamo compreso questi due bisogni possiamo concludere questo momento di riflessione aggiungendo il “bisogno di amore” (affetto più cura).

Il bisogno di ricevere affetto e cura (amore) nasce ovviamente dal rapporto con la madre. Col crescere si comprende che anche altre figure nel mondo possono darci affetto e cura (per esempio il padre, i fratelli, i cugini, etc etc).

Ad un certo punto ci rendiamo conto che ricevere amore (nel senso puro del termine, quindi escluse possessioni, passioni e altri giochi mentali vari) significa indirettamente ricevere anche accettazione e approvazione. Chi ci ama ci accetta e, non sempre ma spesso, approva quello che facciamo. Quando non lo fa è per non farci rischiare un fallimento o un dolore, e siamo disposti a non sentirci approvati se ci fidiamo della persona che ci sta “avvertendo” che le nostre azioni non sono da lui o da lei approvate.

Capite bene che il confine tra questi bisogni è molto labile, spesso si fondono e spesso si confondono.

Chiari questi tre bisogni ora possiamo affrontare insieme come questi meccanismi si possano soddisfare, apparentemente, con i social.

I bisogni e i Social Network

Con l’espressione social network si identifica un servizio informatico on line che permette la realizzazione di reti sociali virtuali (treccani.it).

Una rete sociale è un qualsiasi gruppo di individui connessi tra loro da diversi legami sociali. Per gli esseri umani i legami vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia, in antropologia e in etologia.

Il bisogno umano di interagire con gli altri lo abbiamo visto prima ed è associato alla crescita individuale e al bisogno di accettazione. Nel soddisfare questi due bisogni necessitiamo dell’approvazione di una o più persone, uno o più gruppi, a seconda di quali altri bisogni sono in gioco in quel momento.

Per esempio, il gruppo del calcetto aiuta a liberare le endorfine (ormoni del piacere) nel vincere le partite e/o nel condividere un momento ludico con persone alle quali si vuole bene, ma aiuta anche a consumare il cortisolo accumulato durante una giornata di stress (sappiamo che il cortisolo serve ad accumulare energie in vista di una battaglia o di una fuga, lo sport simula questa battaglia o fuga).

Ne consegue che, se giochi bene e giochi per la squadra, gli altri sono contenti perché vincono e ne sono partecipi, di conseguenza verrai approvato (bisogno di approvazione soddisfatto).

Un altro esempio potrebbe essere il gruppo di lavoro, per soddisfare il bisogno di guadagnare soldi, necessari a soddisfare il bisogno di sicurezza (pagando l’affitto di una casa col riscaldamento per esempio) i bisogni di nutrizione (comprando il cibo) ma, per alcuni, anche per avere potere economico (che serve a controllare gli altri per ridurre le incertezze al minimo, ma sempre di bisogni si parla).

Con l’avvento di internet questo genere di legami vengono velocizzati e facilitati dalla connessione via web.

E fin qui non ci sarebbe niente di strano.

Ma ecco che Zuckemberg inventa il “LIKE” che di per sé significa “mi piace” (tradotto, ti approvo) e stravolge questo equilibrio di bisogni umani interconnessi.

Il mio bisogno di approvazione e di accettazione non vengono più soddisfatti in relazione ad un gruppo limitato ma ad un gruppo vasto ed enorme di persone: l’intera rete sociale (in genere almeno 500 persone).

E non è finita qui, Zuckemberg decide di dare la mazzata finale con Instagram, svincolando il concetto di “amicizia” di Facebook (in realtà è stato inventato prima da Twitter) e rendendo di fatto, le persone, dei piccoli personaggi famosi a seconda del numero di follow che hanno.

Più follow hai, più sei approvato.

Non importa quello che quelle persone pensano di te, l’importante è che tu abbia un numero adeguato di follower.

Ecco che l’essere umano entra di fatto in un momento storico catartico: i bisogni umani non si soddisfano più con comportamenti umani ma con comportamenti “virtuali” apparentemente svincolati dal bisogno originale.

Di norma le persone non sono a conoscenza del bisogno di approvazione dietro ad ogni like ricevuto ma continuano a postare foto o a fare storie di IG (ora che il like si è trasformato in “visualizzazione”) come se fosse una cosa normale (di fatto, oggi lo è! il problema è che ci sfugge un quesito: “a che ci serve?”)

Da qui in poi spetta a noi cercare di slegarci (se lo si vuole) da questo strano e imprevedibile meccanismo, non tanto perché ci sia qualcosa di male nell’avere tanti follower, ma perché inconsapevolmente sto dicendo al mio cervello che certi bisogni sono soddisfatti quando, invece, non lo sono per niente e stai solo fregando il tuo cervello.

Lo dimostra il fatto che la durata di soddisfazione di quel bisogno è ritmata dalla notifica di Fb o Ig dell’aver ricevuto un like o un follow, cosa che invece, prima dell’esistenza social, era un bisogno che quando soddisfatto generava uno stato di quiete più duraturo nel tempo (dimostrazione che hai solo pensato di soddisfare quel bisogno ma non lo hai fatto veramente).

Per conferma, chiedetevi quanto i vostri genitori mettono in atto quotidianamente comportamenti figli del bisogno di approvazione: vi accorgerete che sono veramente pochi.

Per concludere questo lungo e importante articolo chiamo in causa una puntata di Black Mirror: Caduta libera (Nosedive) che parla di un futuro distopico dove la società vive con la necessità di ricevere l’approvazione degli altri attraverso i social e questo è l’unico modo per fare carriera.

In una società governata da un “indice di gradimento” assegnatoci da amici, familiari e sconosciuti, se non sei al top delle votazioni la tua vita si può trasformare ben presto in un incubo, così come accade a Lacie, che da invitata a un prestigioso matrimonio – dove il suo indice di gradimento sarebbe salito ancora di più – si ritrova in una spirale discendente dove il suo punteggio cala drasticamente a ogni ora, causandole una serie di problemi e contrattempi fino ad arrivare al fondo. (movieplayer.it)

(Ah, mi è sfuggita una cosa: c’è una persona al mondo in particolare che necessita del tuo amore, della tua accettazione e della tua approvazione…indovina chi è?)

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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